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Escort a Bari, Berlusconi interrogato dai pm
15 Mag 2013 06:13

Dopo un lungo tira e molla, legato agli impegni istituzionali di Silvio Berlusconi, gli inquirenti romani sono riusciti a sentire la versione dell’ex premier nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta estorsione che avrebbe subito dall’imprenditore barese Giampaolo Tarantini.

L’atto istruttorio, durato tre ore, si è tenuto in gran segreto negli uffici bunker di piazza Adriana nella capitale. Berlusconi, sentito come testimone indagato in procedimento connesso, e per questo assistito dagli avvocati Nicolò Ghedini e Piero Longo, ha fornito la sua versione dei fatti al procuratore Giuseppe Pignatone, all’aggiunto Francesco Caporale e al sostituto Simona Marazza.

Al centro della vicenda giudiziaria la famosa dazione di 500 mila euro fatta dal leader del Pdl, tra il marzo e il luglio 2011 e per il tramite dell’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola, a Tarantini. Secondo quanto si è appreso Berlusconi, nel corso della sua audizione come parte lesa, ha depositato una seconda memoria, dopo quella di qualche mese fa, in cui, in sostanza, ribadirebbe di aver dato il denaro all’imprenditore barese ritenendolo “un amico in difficoltà “.

Lo stesso Tarantini ha sempre sostenuto che quel denaro era stato a lui destinato per riprendere la sua attività di imprenditore, ma il sospetto degli inquirenti romani è che quella dazione possa essere stata subordinata a un tentativo di estorsione.

Nel quadro degli accertamenti al vaglio degli inquirenti di piazzale Clodio sono indagati, oltre a Tarantini, anche la moglie Angela Devenuto, due collaboratori dell’imprenditore e Valter Lavitola. Per lo stesso episodio, ma con riferimento all’ipotesi che i 500 mila euro fossero destinati a Tarantini per indurlo a rendere una falsa testimonianza sul ‘Caso Escort’, sta procedendo la magistratura di Bari.


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