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Funerale delle 38 vittime del viadotto, l’omelia del vescovo di Pozzuoli
31 Lug 2013 16:38

Ieri si sono celebrati, a Pozzuoli, i funerali delle 38 vittime del viadotto, celebrati all’interno del Palazzetto dello Sport di Monteruscello, a cui ha partecipato anche il premier Enrico Letta. La cerimonia è stata officiata dal vescovo Gennaro Pascarella. Ecco le sue parole:

“Fratelli e sorelle carissimi, di fronte ad una tragedia, in cui sono state troncate tante vite umane, forte è lo sconcerto, è difficile parlare. Ogni parola detta può suonare banale, fuori posto o solo formale. Verrebbe solo di tacere o gridare il proprio dolore.

Attingiamo le parole dalla Parola di Dio. Solo lì troviamo orizzonti di speranza, mentre il buio attorno sembra tutto avvolgere. Lo sguardo va sul Crocifisso trafitto, Parola di Dio pienamente dispiegata. «Gesù con la sua Croce – ha detto papa Francesco al termine della Via Crucis con i giovani a Rio – percorre le nostre strade e prende su di sé le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche più profonde» 1. Gesù sulla croce ha fatto suoi anche tutti i “perché”, tutti i gridi che nel corso della storia si elevano al Cielo da uomini e donne che in vario modo soffrono. Nel suo perché (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? – Mc 15,34) ci sono anche i nostri perché, in particolare quelli delle persone che hanno perso i loro cari. Gesù ha fatto suo il grido di ognuno di loro. La storia di Gesù non si conclude con le parole: «dando un forte grido, spirò» (Mc 15,37). Tutti gli evangelisti ci parlano della sua risurrezione: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno il Crocifisso. È risorto, non è qui» (Mc 16,6). Egli dice questa mattina ad ognuno di noi: “Coraggio! Non sei solo a portare questa croce! Io la porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita!”.

La speranza cristiana ha un volto e un nome: Gesù Cristo crocifisso e risorto. A Lui vogliamo guardare in questo momento, vogliamo fidarci delle sue parole, che parlano di vita eterna, di risurrezione, di eternità.

Questa speranza non toglie il dolore, le domande, apre orizzonti: oltre il tunnel oscuro della morte c’è ancora il sole, la vita continua, anche se in una dimensione diversa.

Siamo qui questa mattina per condividere la sofferenza di tanti nostri fratelli e sorelle che improvvisamente si sono ritrovati senza padre o senza madre, senza marito o senza moglie, senza un figlio o una figlia, senza un fratello o una sorella … La morte è come un taglio sul crudo della propria carne, provoca un dolore indicibile. Vogliamo aiutarli a portare questa dura croce con la nostra solidarietà. Vogliamo essere solidali non solo ora, ma continuare ad esserlo anche quando i riflettori si spengono su questa tragedia devastante. Istituzioni civili e religiose non lasciamo soli questi nostri fratelli, soprattutto quelli che si sono ritrovati senza più sostegni anche economici!

Ai magistrati spetterà fare chiarezza sulla dinamica dell’incidente per trovarne le cause, ad altri mettere in atto strumenti che non permettano, per quanto è umanamente possibile, che si verifichino altri incidenti, a tutti noi spetta essere solidali. La prima solidarietà è il rispetto delle regole!

Questo tempo di sofferenza sia tempo di condivisione.

Fratelli e sorelle carissimi ora, qui, in questa celebrazione eucaristica vogliamo soprattutto pregare. Vogliamo affidare la nostra preghiera a Gesù, presente nella divina Eucaristia.

Pregare innanzitutto per tutti coloro che sono morti tragicamente: il Signore, grande nell’amore e ricco di misericordia, li accolga nel paradiso. Egli non si ferma alle apparenze, non bada alle formalità, legge nel profondo del cuore di ognuno, al di là della scorza dura sa vedere il desiderio di Lui che abita ogni uomo. Interceda per loro san Pio da Pietrelcina. Erano andati nel suo paese per venerarlo, per affidarsi alla sua intercessione, per portare le loro pene, le loro sofferenze.

Pregare per tutti i parenti e amici dei nostri fratelli e sorelle, a cui questa mattina stiamo dando l’ultimo saluto. Il Dio della consolazione li consoli, allevi la loro sofferenza, renda più salda la loro speranza.

Pregare per tutte le persone del nostro territorio. Quest’ora oscura non ci deprima; ma ci spinga tutti a sentirci più responsabili della nostra città, dei nostri quartieri, delle nostre comunità ecclesiali. È nella comunione vissuta che il dolore non ci chiude, ma può diventare trampolino di lancio per realizzare una convivenza più bella e solidale.

Un abbraccio speciale do’ ad ognuno di voi, parenti delle vittime di questo tragico incidente. Il Signore vi faccia sperimentare il suo abbraccio misericordioso”.

Foto SkyTg24


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