';

Il dolore di Papa Francesco per gli 80 bambini vittime delle mafie
01 Apr 2014 06:17

Ormai è ufficiale e ne hanno dato notizia tutti i Media: il Papa nel giugno prossimo sarà in Calabria e precisamente a Cassano allo Jonio, una delle diocesi più piccole d’Italia.

Papa Francesco non finisce mai di sorprendere, anche se per molti la sua visita a Cassano è legata al neo eletto Segretario Generale della C.E.I., mons. Galantino appena confermato Segretario per i prossimi cinque anni, dopo essere stato nei mesi scorsi eletto ad interim.

Eppure, sin dall’inizio del suo ministero petrino, attraverso parole seguite immediatamente da gesti decisamente significativi, ha incoraggiato la Chiesa intera a rilanciare la sua missione partendo dalle periferie.

Si tratta di «quell’opzione preferenziale per i poveri», che è una scelta decisamente teologica della Chiesa post-conciliare ad iniziare da quella dell’America Latina, nella quale si è formato lo stesso Papa, sin dalla Conferenza di Medellìn (1968).

Anche se occorre precisare che l’espressione «opzione preferenziale per i poveri», così com’è giunta fino a noi oggi è stata utilizzata per la prima volta dai Vescovi Latino-americani nella Conferenza di Puebla nel 1979.

Sarà Giovanni Paolo II ad integrarla pienamente nella Dottrina Sociale della Chiesa a partire dalla Sollecitudo rei socialis. Anche Benedetto XVI non mancherà di ricordarla parlando di «emarginazione, povertà relazionale, morale e spirituale», di «persone interiormente disorientate» (Messaggio per la giornata mondiale della pace 2009, n. 2), manifestando così la complessificazione della conoscenza della povertà, che del resto è propria di molti ricercatori.

A seconda delle circostanze sono ugualmente menzionati le donne vittime di discriminazione e di violenza, i bambini, i senza terra, i senza alloggio, i migranti, i rifugiati, le minoranze etniche, ecc. Le giustificazioni di questa scelta prioritaria per i poveri appartengono – sottolinea il magistero – al cuore stesso della fede. Vivendola, il cristiano si fa «imitatore della vita di Cristo» (SRS, n. 42).

La Chiesa «dimostra un amore preferenziale per i poveri e i senza voce, perché il Signore si è identificato con loro in modo speciale» (Giovanni Paolo II, Ecclesia in Asia, n. 34). Infatti, «stando alle inequivocabili parole del Vangelo, nella persona dei poveri c’è una sua [di Cristo] presenza speciale, che impone alla Chiesa una opzione preferenziale per loro» (Giovanni Paolo II NMI, n. 49).

È il Signore stesso, secondo il cap. 25 del Vangelo di Matteo, che ci interpella di fronte ai drammi della indigenza totale, come ci ricorda sempre la Sollecitudo rei socialis al n. 13). Poiché «Gesù è venuto ad “evangelizzare i poveri”» (Matteo 11, 5; Luca 7, 22), occorre sottolineare con decisione «l’opzione preferenziale della Chiesa per i poveri e gli emarginati» (Giovanni Paolo II TMA, n. 51).

Questi se pur brevi cenni al magistero della Chiesa ci offrono l’opportunità di cogliere come detta “opzione” si sia sempre più consolidata dietro la spinta del Vaticano II ed in particolare della Guadium et spes. Mi è capitato di leggere ed ascoltare interpretazioni piuttosto curiose di questa espressione. Come quella che «il termine “preferenziale” si deve alla volontà di ammorbidire l’opzione».

Storicamente non è vero. Una delle sue fonti è l’espressione pronunciata da Giovanni XXIII l’11 settembre del 1962, un mese esatto prima dell’inizio del Concilio:  «la Chiesa è e vuole essere la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei poveri».

La parola “preferenza” non possiamo comprenderla se non la mettiamo in relazione con l’universalità dell’amore di Dio. Dio ama tutte le persone, nessuno escluso: povero, ricco, bianco, nero, tutti sono amati da Dio. Ma, allo stesso tempo, Dio preferisce gli ultimi, i più poveri.

C’è tensione, non contraddizione. Questa “tensione” ci consente di cogliere l’aspetto materno della Chiesa che come ogni buona madre con più figli di diversa età è naturalmente protesa ad aver cura del più piccolo o del più fragile.

Se questo è vero almeno negli insegnamenti magisteriali, è altrettanto vero che spesso molti suoi figli ancorché consacrati – come si suol dire –  hanno fatto “orecchie da mercante”, rischiando di lasciar passare l’idea di un chiesa che preferisce i poveri stando con i ricchi, i potenti di turno, ammutolita dal compromesso, carrierista, cortigiana. Una chiesa, insomma,  dimentica della sua funzione profetica perché sostanzialmente protesa a ricercare suoi interessi.

Papa Francesco, con parole semplici, profonde e nel contempo anche taglienti come quelle sulla corruzione rivolte in questi giorni ai 492 parlamentari 9 ministri, 19 sottosegretari, 3 parlamentari europei e 23 ex parlamentari. Con momenti significativi che non concedono nulla ai convenevoli, né tampoco alle convezioni, sta contribuendo in modo efficace a scrostare comportamenti, scelte, atteggiamenti, sedimentati nei cuori e nelle menti di molti nel corso di questi ultimi anni. Il 21 marzo a Roma c’ero anch’io assieme ad altri confratelli accanto al Santo Padre.

Mentre don Ciotti faceva il suo saluto iniziale e ricordava che tra le 842 vittime innocenti delle mafie, tra le quali si contano più di ottanta bambini, Papa Francesco ha avuto quasi un sussulto di dolore, tutti lo abbiamo visto.

A Cassano, piccola Diocesi di questa sempre più piccola terra di Calabria, impoverita da mali ormai diventati endemici come la ‘drangheta, la mala politica, la mala sanità, la disoccupazione, il mancato sviluppo, la corruzione, non verrà certo a dirci come ha fatto il premier Renzi a Scalea “vedetevela voi”, ma a ricordare il grido di dolore di questa Terra espresso attraverso la morte del Piccolo Cocò. Per offrire a tutti, nessuno escluso, motivo di conversione,  occasione di speranza.


Dalla stessa categoria

Lascia un commento