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Così gli studenti compravano gli esami all’Università di Catania
09 Set 2014 09:07

Confermati, dalla Cassazione, gli arresti domiciliari per un impiegato dell’Università di Catania che in cambio di 250 euro per ogni prova orale ‘vendeva’ gli esami della facoltà di Medicina a studenti che volevano la laurea ‘facile’, senza studiare, e che non si erano mai presentati ad alcuna verifica davanti ai professori.

Ad avviso della Suprema Corte chi commette questo tipo di imbrogli dietro compenso è una persona di “qualificata pericolosità” che merita la misura cautelare degli arresti domiciliari per via del suo inserimento nel contesto universitario e della reiterazione delle finte attestazioni per diverso periodo di tempo. Introducendosi nel sistema informatico dell’ateneo, l’impiegato Giovambattista C. convalidava il superamento degli esami confezionando falsi ‘statini’ telematici.

Con 19 esami ‘fantasma’, uno studente, Francesco F., era riuscito addirittura a laurearsi “traendo in inganno i componenti della Commissione di laurea, alla sessione del 22 ottobre 2013, sul falso presupposto dell’intervenuto superamento di tutti gli esami previsti dal relativo piano di studio”.

L’impiegato sotto inchiesta deve rispondere di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, falsità ideologica su documenti informatici, accesso abusivo ad un sistema informatico e falsità ideologica commessa da terzi per errore determinato dall’altrui inganno”.

Anche i professori ‘caduti in trappola’, infatti, sono stati considerati quali “autori immediati, ma in buona fede” del falso ideologico. Anche un altro studente, Daniele D., saputo del ‘metodo’ per superare gli esami senza toccare un libro e diventare ‘camice bianco’, aveva iniziato a riempire il suo statino – sempre dietro il corrispettivo di 250 euro a esame – ma non è arrivato alla laurea, come il suo ‘collega’, perchè la truffa è stata scoperta.

Con la sentenza 37240, depositata oggi e relativa all’udienza dell’undici luglio, la Sesta sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso dell’impiegato infedele contro l’ordinanza con la quale il tribunale del riesame di Catania, lo scorso dicembre, lo aveva lasciato ai domiciliari.


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