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Camorra, l’allarme del procuratore Melillo: «Non solo bande, professionisti e imprese aiutano i clan»
08 Ott 2017 17:07

A due mesi dal suo insediamento al vertice della Procura della Repubblica più grande d’Italia, Gianni Melillo fa il suo primo intervento pubblico. È il procuratore capo a tirare le conclusioni del confronto-ricordo sul generale Gennaro Niglio, indimenticabile ufficiale dei carabinieri morto per un incidente d’auto in Sicilia nel 2004 a 55 anni. «La lotta al crimine organizzato in Campania» è il titolo del convegno, in ricordo dell’ufficiale, dove si sono confrontati il professore Paolo Macry, il giornalista Sandro Ruotolo, il generale Mario Cinque, don Tonino Palmese referente regionale di Libera, il coordinatore della Dda di Napoli, Giuseppe Borrelli, il presidente nazionale della federazione antiracket Tano Grasso, moderati dal giornalista Tony Capuozzo. Nel parterre, ad ascoltare, i vertici della magistratura e dei carabinieri.

Tante analisi e differenze sulla camorra di ieri e quella di oggi, la penetrazione sociale della criminalità organizzata e le difficoltà ad arginarne la rigenerazione dopo i successi dell’attività repressiva giudiziaria. Gianni Melillo ha ricordato le sue indagini a Napoli nel 1993 «da giovane sostituto», in collaborazione con Niglio, allora comandante del nucleo operativo. Ma è sull’oggi che tutti aspettavano la prima analisi pubblica del procuratore. Qual è la struttura attuale della camorra nel distretto? Melillo chiama a sostegno delle sue tesi gli studi del gruppo di ricerca universitario della Federico II, che lavora da tempo sui tanti aspetti della criminalità organizzata. Poi dice convinto: «C’è da un po’ di tempo una rassicurante narrazione della camorra ridotta a mera devianza. Una raffigurazione lontana dalla realtà, così come l’idea della sua frammentazione continua in piccoli gruppi. Rappresentazioni che non tengono conto della realtà del fenomeno criminale, che si inserisce in una rete di relazioni socio-economiche spesso non configurabili in una fattispecie giuridica».

La complessità della camorra campana, che è un insieme di camorre diverse sui vari territori: quella della città di Napoli ha volto, storia e struttura differenti da quella della provincia. Diversa ancora è quella della provincia di Caserta. Ma filo conduttore sono le connivenze, le relazioni con ambienti sociali formalmente puliti.

«Questa rete complessa – continua Melillo unisce soggetti che a volte non si conoscono fisicamente tra loro e non sono ottimista sulle capacità del diritto penale di affrontare questo fenomeno, perché la rete repressiva penale è insufficiente. In definitiva la camorra non è liquidabile come fenomeno criminale frammentato, proprio per la sua connotazione di legami di rete che la mette in contatto con più blocchi sociali».

Fonte: www.ilmattino.it


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