L’agricoltura diventa smart grazie a una startup campana

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Si parla di agricoltura smart nel podcast 41 di Start Me up. Protagonista Paolo Iasevoli di Evja.

Un progetto che mette insieme internet of thing e sapere contadino e permette all’agricoltore di conoscere lo stato del terreno. In poche parole è questa la mission di Evja che grazie a sensori e un pannello di controllo permette all’agricoltore di monitorare lo stato delle proprie piantagioni 24 ore su 24.

Il sistema, chiamato OPI, dal nome della Dea romana dell’abbondanza e acronimo di Osserva, Previeni, Intervieni, invece, si spinge oltre: “Siamo in grado di suggerire all’agricoltore quando irrigare o quando utilizzare pesticidi – spiega Paolo nell’intervista. “Perché abbiamo integrato nella nostra piattaforma dei modelli previsionali che in base a quello che dicono i sensori riescono a visualizzare informazioni come la possibilità che un parassita attacchi le tue piante”.
Il tutto naturalmente senza dover essere fisicamente presente sul terreno.

Da subito aperti al mondo per rappresentare l’Italia che innova

Quando ho intervistato Paolo i ragazzi di Evja avevano partecipato allo SMAU di Berlino ed erano rientrati da poco da S.Francisco dove avevano partecipato al World Agritech Summit. “Abbiamo partecipato attivamente come speaker, presentando la nostra azienda e il nostro prodotto alla platea californiana – racconta Paolo. “E questo è un vanto per noi, sopratutto perché siamo in grado di rappresentare l’Italia all’estero in un centro di innovazione mondiale”.
In quella occasione Evja è entrata in contatto con grandi aziende del settore agricolo, oltre naturalmente a una platea di investitori.

Non solo rapporti le grandi corporation

Nonostante i ragazzi di Evja non disdegnino il rapporto con le grandi corporation, sanno bene che non possono perdere il rapporto con i piccoli agricoltori. Dice Paolo: “Abbiamo iniziato a lavorare a stretto contatto con agricoltori, agronomi e proprietari di aziende agricole sin dall’inizio, ancora prima che il prodotto fosse pronto proprio per sviluppare qualcosa che rispondesse alle loro esigenze”.
Allo stesso modo Evja non dimentica quella parte di popolazione che fa i conti con i bisogni alimentari. Continua ancora Paolo: “Io dico sempre che noi puntiamo nel lungo periodo a due mercati. Il primo è quello del mondo che sta bene, quindi l’Occidente. In questo ambito una soluzione come la nostra aiuta le aziende a risparmiare soldi, tempo, a ottenere prodotti più salutari. Però poi c’è tutto un mondo che è ancora più vasto, che è quello delle nazioni in via di sviluppo. In quei paesi il nostro prodotto può aiutare veramente lo sviluppo, per due motivi. Primo perché aiuta a risparmiare risorse, quindi l’utilizzo dell’acqua, dei concimi, dei fertilizzanti, dei pesticidi diventa più efficiente. Dall’altro lato c’è un sistema che aiuta l’agricoltore a prendere le decisioni migliori, viene a diventare un supporto, laddove non c’è una conoscenza agronomica di livello altissimo. Quindi se c’è un agricoltore poco esperto che rischia con la sua inesperienza di perdere il raccolto per vari motivi, un sistema di supporto decisionale aiuta questo agricoltore a avere un raccolto più abbondante, a evitare le perdite”.

Sono molte le sfide quindi che attendono i ragazzi di Evja, complice la situazione mondiale ambientale e il settore della Smart Agricolture, un ambito in cui c’è molto fermento. Tra l’uso sempre più massiccio di droni e lo sviluppo tecnologico dei macchinari, tanti sono gli interessi anche nell’area della genetica. Da ogni parte si cerca quindi di promuovere innovazioni che nei prossimi anni impatteranno nel mercato globale. Uno strumento come Evja può fare la sua parte, forte anche del percorso che fino a qui i ragazzi campani hanno intrapreso e che, ne sono certo, è ancora tutto da scrivere.

foto, via

Fabio Bruno

Sono un ascoltatore onnivoro e curioso, con un amore incondizionato per il suono. Dopo la laurea ho lavorato per un paio d’anni a 110 webradio, emittente ufficiale dell’Ateneo di Torino e nel frattempo ho preso parte alle attività di RadioSpazio Creativo, laboratorio di scrittura radiofonica, curando diversi laboratori sul montaggio audio. Dopo un anno in Australia creo Start Me Up, podcast settimanale dedicato all’innovazione nel Sud Italia.

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