Un sorriso e una genuinità che la contraddistingue: Luisella Notari è questo e molto di più. L’abbiamo vista nella nota serie tv di Rai 2 “L’ispettore Coliandro” e ora con Resto al Sud ha fatto una bella chiacchierata.

Chi è Luisella Notari?

Sono nata tra i monti dell’Appennino Parmense e lì ho vissuto fino all’età di tredici anni, per poi trasferirmi a Parma per gli studi superiori. Sono molto legata al mio paese d’origine, dove vado appena posso e dove, durante l’estate, ritrovo i miei amici d’infanzia. Ho iniziato a lavorare molto giovane per aiutare la mia famiglia. Mio padre è mancato all’età di trentotto anni in un incidente stradale, avevo appena compiuto sei anni e mia madre era incinta di mio fratello. Anni difficili, ma con la fortuna di avere una mamma straordinaria che ci ha cresciuti con tanti sacrifici, con amore e dedizione. Per stare vicino ai miei cari, ho dovuto rinunciare agli studi universitari, questo però non mi ha impedito di farmi una discreta cultura, leggendo molto, andando a teatro, al cinema e coltivando amicizie che mi hanno arricchito. La mia professione è stata quella dell’impiegata amministrativa e, in questi ultimi anni, anche di attrice. Ho una figlia meravigliosa con la quale ho un bellissimo rapporto. Sono una persona ottimista, comunicativa e ironica. Mi piace stare con la gente, ma apprezzo anche i momenti di solitudine.

Parliamo con una emiliano – romagnola ad hoc. Cosa rappresenta per lei questa terra?

Una terra di persone capaci, laboriose e aperte. Una terra di artisti e di gente che dal nulla ha saputo creare grandi realtà lavorative, dall’alimentare alla meccanica e tante eccellenze note in tutto il mondo. Una bella regione con tanta storia, città e piccoli centri ricchi di arte e tradizioni. La vita non si sa mai dove può portare, ma avrei molta difficoltà a lasciare questa terra.

Ha  lasciato il mestiere da impiegata. Cosa voleva dire per lei fare questo mestiere?

Non è un lavoro semplice come può sembrare, in particolare se ci si trova nell’amministrativa: servono attenzione, organizzazione e un continuo aggiornamento. Siamo vittime della burocrazia, di leggi spesso poco chiare che si prestano a molteplici interpretazioni. Facendo un bilancio, posso dire che ho lavorato con piacere, cercando di avere buoni rapporti con colleghi, docenti e studenti. In questo mi ha aiutato molto l’ironia. Fare dei conti non è molto allegro ma se si crea un ambiente sereno, con un pizzico di “leggerezza”, tutto è più semplice.

E’ anche attrice. Per lei cosa significa oggi come oggi?

Non solo oggi, ma da sempre, una strada in salita e una meta difficile. Personalmente, in questo momento della mia vita, una bella opportunità per fare ciò che amo e che mi gratifica.

E’ tra i protagonisti de “L’ispettore Coliandro”. Perché ha accettato di far parte nuovamente di questa squadra?

E’ una bella squadra, con la quale si lavora bene in un ambiente sereno.

Interpreta la vice dirigente Paffoni. Come si è preparata per vestire i suoi panni?

E’ un personaggio che mi è piaciuto subito: una donna indipendente, capace e molto ironica. Non ho fatto fatica ad entrare nello spirito della Paffoni. Anni fa, creai un personaggio per uno spettacolo teatrale “La Gina” che è molto simile alla vice dirigente: una donna bolognese, esuberante, dall’abbigliamento un po’ kitsc; l’unica differenza è che “la Gina” è molto legata al marito Arturo, mentre la Paffoni è sempre alla ricerca di nuove avventure amorose, nuovi partner ed ama il ballo. Ecco il ballo è stata la parte più difficile: sono negata, scoordinata. Ho preso lezioni di salsa per l’episodio “Salsa e merengue”, senza troppo successo. Fortunatamente anche Gianpaolo Morelli non è un gran ballerino, così abbiamo improvvisato, salvando capra e cavoli.

Affianca Giampaolo Morelli. Com’è stato girare con lui e i Manetti Bros?

Giampaolo è una persona molto carina, gentile e un bravissimo attore. Ha il pregio di saperti mettere a tuo agio. E’ un piacere lavorare con lui. I fratelli Manetti, fantastici! Due persone deliziose, con grandi doti, professionalità e umanità. Due grandi registi. Mi sono trovata benissimo.

Avete girato a Bologna e nei dintorni. Cosa rappresentano per lei questi luoghi?

Bologna è una città bellissima che amo molto e che ho spesso frequentato. Ci viveva la mia zia paterna e la mia cugina preferita. Ancora oggi ci vediamo tutte le estati in montagna. E’ per questa frequentazione che la cadenza bolognese mi è entrata nella testa e nel cuore.

Per quali motivi questa fiction è così tanto seguita?

L’Ispettore Coliandro è un poliziotto fuori dagli schemi, pasticcione, imbranato e molto umano. Credo che in queste caratteristiche, le persone “comuni” si riconoscano un po’. Non è un super eroe, nemmeno i suoi colleghi lo sono.

Quest’intervista verrà pubblicata per Resto al Sud. Quale rapporto ha con la parola Sud?

Ho un ottimo rapporto. Mi piacciono le persone, il loro carattere, la loro ospitalità, la loro cucina e le bellezze che possiedono. Mi dispiace  moltissimo che sia un territorio con tanti problemi, perché merita molto di più. Confido nei giovani e nella loro voglia di riscatto, attraverso lo studio e il desiderio di cambiare la loro terra.

I suoi prossimi progetti?

Continuare a fare l’attrice. Mi sto guardando intorno, in particolare in ambito pubblicitario. Godermi la pensione, facendo qualche viaggio e buttando orologio e sveglia.