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E il call center fa causa alle centraliniste in cassa integrazione

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Per il mese di dicembre non avranno neanche gli ammortizzatori sociali e non perché, questa volta, lo Stato non glieli abbia concessi, ma perché il datore di lavoro, mentre erano in cassa integrazione a zero ore, le ha sospese per inefficienza, perché cioè, secondo le lettere di sospensione dal “lavoro” recapitate in questi giorni a 14 delle 30 centraliniste della Sigistel, call center di Sulmona, le interviste fatte nei mesi scorsi erano troppo brevi per essere attendibili.

Non solo: per quelle telefonate a fini statistici così brevi, l’azienda ha annunciato anche una causa di risarcimento danni nei confronti delle dipendenti.

“Noi abbiamo fatto quello che ci chiedevano di fare – raccontano le centraliniste, quasi tutte laureate, davanti ai cancelli del call center dove nei giorni scorsi hanno inscenato un sit-in di protesta – l’ordine era quello di fare quantità, numeri, e noi lo abbiamo fatto”.

Per i sindacati la vicenda “è paradossale, mai accaduta prima – spiega Marilena Scimia della Cgil un accanimento nei confronti di chi guadagna meno di mille euro al mese e che in passato si è sempre mostrato disponibile nei confronti dell’azienda”.

Sì, perché un colpo così basso, le dipendenti, non se lo aspettavano proprio da quella proprietà a cui ad aprile scorso avevano accordato di lavorare per metà stipendio e di rateizzare i salari non percepiti. Tutto per permettere all’azienda di superare la crisi in attesa di commesse e per tenere stretto quel posto di lavoro rimediato come “ripiego” e diventato l’unica speranza.

La vicenda è finita anche in parlamento con una interrogazione dell’onorevole Gianni Melilla, ma dalla Sigistel, al momento, neanche una risposta: “Abbiamo provato a contattare la proprietà in vari modi – continua la sindacalista – ma non ci hanno mai risposto. Ora affronteremo caso per caso le contestazione mosse alle lavoratrici, abbiamo già avvisato il prefetto”.

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Published by
Patrizio Iavarone