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La procura di Palermo nella bufera. Tra accuse e veleni

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Il palazzo di giustizia di Palermo torna ad essere il “Palazzo dei veleni”, come venne definito alla fine degli anni ’80 quando le polemiche investivano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che siopponevano allo smantellamento del pool antimafia. Un via vai di aggiunti e sostituti procuratori ha affollato ieri la stanza del procuratore di Palermo, Francesco Messineo, meta di pellegrinaggio dopo che il Csm ha aperto la procedura per il trasferimento. Gli viene contestata una gestione debole dell’ufficio, che non garantirebbe la necessaria indipendenza.

Affermazioni pesanti, anche nei confronti di quello che viene indicato come il capo “ombra” Antonio Ingroia, che tuttavia Messineo ha preferito non commentare.

A turno gli aggiunti Leonardo Agueci, Vittorio Teresi e Maurizio Scalia sono andati a far visita al procuratore. Non si é vista Maria Teresa Principato che con le sue dichiarazioni al Csm ha, di fatto, messo nei guai il suo capo. L’organo di controllo dei magistrati parla infatti, come aveva già segnalato Principato, di mancanza di circolazione delle informazioni all’interno dell’ufficio che avrebbe avuto come conseguenza la mancata cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Una guerra, quella all’interno della Procura, aperta da anni, con comportamenti più o meno espliciti, in cui Messineo ha perso a poco a poco tutti gli alleati a cominciare da Ingroia, prima volato in Gautemala e poi lanciatosi, con scarso successo, in politica.

Intanto, il numero dei pm che manifestano qualche malumore nei confronti della gestione del capo dell’ufficio continua ad aumentare. Adesso sarebbero molti più di quella trentina che, assieme all’aggiunto Principato, firmarono la richiesta di chiarimenti dopo l’inchiesta, archiviata proprio ieri dal Gip di Caltanissetta, per rivelazione di segreto istruttorio nella vicenda che coinvolgeva l’ex direttore generale di Banca Nuova, Francesco Maiolini.

L’inchiesta era stata aperta in autunno, quando l’allora procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia inviò a Caltanissetta gli atti del fascicolo che riguardava un’indagine su presunti casi di usura bancaria a carico di alcuni funzionari di Banca Nuova. Dall’indagine erano emersi contatti tra Messineo e il manager Maiolini attraverso alcune intercettazioni che, secondo il Csm, sarebbero state inviate a Caltanissetta solo dopo cinque mesi. Sullo sfondo di queste vicende anche la tormentata vicenda dell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, condotta da Ingroia con l’avallo del procuratore Messineo, che nei mesi scorsi ha portato anche allo scontro frontale tra la Procura di Palermo e il Capo dello Stato. Da una parte, i pm in rotta con la gestione Messineo hanno accolto positivamente l’interesse del Csm a fare luce sulla vicenda, dall’altra sono però preoccupati per il “danno d’immagine” che subisce tutta la Procura palermitana.

La decisione del Csm, inoltre, potrebbe richiedere altri mesi e si teme lo stallo totale dopo i “rallentamenti” nell’azione della magistratura che secondo alcuni pm sarebbero dovuti proprio alla mancanza di coordinamento e di indirizzo di Messineo.

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Redazione