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Lavitola esce dal carcere e va ai domiciliari. Con il braccialetto elettronico…

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Dopo un anno e un mese lascia il carcere Valter Lavitola, l’ex direttore dell’Avanti al centro di varie inchieste che spaziano dai rapporti con Berlusconi, agli appalti Finmeccanica, le tangenti estere e i fondi per l’editoria.

Andrà agli arresti domiciliari come ha stabilito ieri ll Tribunale del Riesame di Napoli che ha accolto la richiesta dell’avvocato Gaetano Balice. Un’istanza riguardante il procedimento che si era concluso a marzo scorso in primo grado con una condanna a 2 anni e 8 mesi per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.

Lavitola, che era recluso nel carcere di Secondigliano, a Napoli, trascorrerà la detenzione domiciliare nella sua abitazione di Roma dove gli sarà applicato il braccialetto elettronico per il controllo a distanza.

Una misura che era stata decisa dal gup Francesco Cananzi quando nelle scorse settimane erano stati concessi all’imputato gli arresti domiciliari in relazione a un’altra vicenda, quella per la gestione dei fondi per l’editoria.

È una vittoria per Valter Lavitola che è tornato in Italia per difendersi nel processo, adottando una condotta processuale leale, esercitando in pieno il diritto di difesa, manifestando la piena fiducia nella giurisdizione, fiducia che si è mantenuta ferma nonostante l’esasperato prolungarsi della detenzione carceraria che è stata affrontata, comunque, con grande compostezza e dignità”, ha commentato l’avvocato Balice. “Finalmente, il direttore Lavitola – ha aggiunto il penalista – potrà abbracciare la sua famiglia che è stata vittima collaterale dello spaventoso attacco mediatico che ha individuato nel Lavitola un bersaglio cui non è stato risparmiato nulla”.

Lavitola era in carcere dal 12 aprile dello scorso anno, quando giunse a Fiumicino dopo una lunga latitanza in America Latina, trascorsa tra Panama, Brasile e Argentina. Era tornato in Italia con l’intenzione di costituirsi ai magistrati di Napoli che lo avevano indagato con l’accusa di tentativo di estorsione ai danni del leader del Pdl.

Secondo i pm Vincenzo Piscitelli e Hanry John Woodcock e il procuratore aggiunto Francesco Greco, il giornalista aveva infatti ricattato l’ex premier chiedendo ingenti somme di denaro e minacciando rivelazioni scomode sulla vicenda Tarantini-escort. Ma all’aeroporto Lavitola si vide consegnare un nuovo provvedimento di custodia in carcere, emesso sempre su richiesta dei pm di Napoli. Le nuove accuse riguardavano un presunto caso di corruzione internazionale, per appalti a Panama, e le irregolarità commesse allo scopo di ottenere i fondi per l’editoria.

Foto da BariSera

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Redazione