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Amarcord di Marco Pannella consigliere comunale a Napoli

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Me lo ricordo Marco Pannella, nella sua esperienza di consigliere comunale a Napoli 33 anni fa. Lui aveva 53 anni, combattivo, da anni leader del Partito radicale. Io ero un giovanissimo cronista, che allora seguiva la politica cittadina. Con altri e più esperti colleghi, mi occupai anche della scelta di Giacinto Pannella detto Marco di impegnarsi in città, a testimoniare la sua battaglia sull’innocenza di Enzo Tortora, arrestato nel giugno del 1983 nell’inchiesta della Procura napoletana sulla Nuova camorra organizzata.

Me lo ricordo alla prima conferenza stampa, ad annunciare la sua presenza a Napoli. Alloggiò all’hotel Vesuvio, in città scese persino Fausto De Luca, uno dei fondatori di “Repubblica” per scrivere di quell’avvenimento. Prima aveva avuto una breve esperienza politica da consigliere a Trento, ora Marco sceglieva l’assemblea comunale di Napoli. E in città, in quella campagna elettorale per Napoli, si videro anche Roberto Cicciomessere, Emma Bonino, Adele Faccio. Non c’era Geppy Rippa, allora in contrasto con il leader radicale.

Radio radicale seguì tutte le sedute consiliari in diretta. Pannella interveniva per parlare di più argomenti: la camorra, l’ospedale Ascalesi, Enzo Tortora, il ruolo informativo del quotidiano “Il Mattino”, le nomine nelle Usl, le passate amministrazioni di sinistra per otto anni guidate da Maurizio Valenzi che siedeva nel gruppo consiliare comunista. Un ciclone, il pepe di quell’aula. Prese posto accanto a Franco Picardi, capogruppo del Partito socialdemocratico.

Me lo ricordo in quell’aula, assistito da un giovanissimo Elio Vito, allora radicale, poi parlamentare con Forza Italia. Gli rassegnava documenti, raccoglieva articoli, preparava materiale per gli interventi in aula. Eccezionale quella stagione e quel Consiglio comunale, dove siedevano molti parlamentari: Giuseppe Galasso, Enzo Scotti, Giulio Di Donato, Andrea Geremicca, Franco De Lorenzo, Giorgio Almirante. E poi, personaggi del livello di Maurizio Valenzi, Carlo Fermariello, oltra a dei giovanissimi, come me allora, Nino Daniele, Osvaldo Cammarota, Guglielmo Allodi.

In una seduta del 3 aprile 1984, Pannella denunciò: “Qui dentro, c’è la camorra e c’è chi viene armato. Recenti episodi lo confermano” alludendo a vicende sollevate dal vulcanico consigliere missino Angelo Cerbone. In quel periodo, nella tribunetta stampa, c’erano pochi giornalisti. Niente tv locali o testate online, solo cronisti di quotidiani e agenzie di stampa: eravamo non più di 5-6 ad ogni seduta. Li ricordo tutti, oggi qualcuno purtroppo non c’è più, qualcuno è in pensione, qualcun altro è diventato importante direttore di giornali.

L’ultima invenzione di Pannella fu l’appoggio a Enzo Scotti, sindaco per cento giorni, a favore di una legge sull’area metropolitana. Era troppo avanti. Disse: “Sappiamo tutti che il tentativo di Scotti è straordinario e durerà solo cento giorni. Sappiamo che sarà teso a ripianare il disavanzo comunale. Allora dico, perché non impiegare questo tempo anche per preparare una legge per Napoli, un esempio straordinario che anticipi la riforma delle aree metropolitane? Napoli potrebbe essere in anticipo su tutta l’Italia”. Ricordi del passato. Un’esperienza esaltante per me giovane cronista. Ricordi di cui fa parte Marco Pannella, altro pezzo di memoria che se ne è andato.

Dal blog Controstorie sul sito www.ilmattino.it

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Published by
Gigi Di Fiore