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Un’antenna per campanile

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La religione ha perso il ruolo centrale che rivestiva fino a mezzo secolo fa. Un ruolo millenario, che scandiva la morale ed il tempo. Sopratutto al Sud, vittima d’isolamento e quindi di un paganesimo spurio che conviveva con la teologia.

Il campanile aveva più valore della piazza e con essa era il centro di aggregazione sociale, anche se non decisionale.

Il Meridione è pieno di campanili. La parola stessa ha dato vita nel tempo al termine “campanilismo”, che vuol dire arroccamento sulle proprie posizioni identitarie.

Ora i campanili suonano i loro tocchi stanchi, per inorgoglirsi la domenica, dove assumono un minimo significato.

Almeno questo è concesso.

Ma come ha perso il simbolismo il campanile, anche il palazzo comunale non se la passa bene.

Esso flette tra il disinteresse e lo spregio. Si è perso quel rispetto per l’autorità comunale. Essa è percepita come mera burocrazia.

La figura paternalistica del vecchio sindaco del paese, è stata sostituita dall’uomo smart, sempre al telefono eppure sempre irrintracciabile.

Cosa dimane al paese?

Nulla. Ognuno lavora dove può, bivacca dove capita, tende al grande centro più vicino, anche per comprare due bottiglie d’acqua.

L’Italia dei campanili, il Sud dei campanili, è diventato il territorio delle parabole e dei mille ponti delle reti mobili. Che fanno arrabbiare perché sospette fomentatrici di malattie. Ma guai se lo smartphone non ha campo!

E’ l’Italia delle contraddizioni. Una nazione nuova, ma vecchia.

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Published by
Gianvito Pizzi