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Di Cataldo ora è sotto inchiesta per procurato aborto

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Dai post e le foto choc su Facebook, agli interrogatori del magistrato e le accuse per maltrattamenti e procurato aborto. Lo scandalo delle presunte violenze di Massimo Di Cataldo contro la sua ex-compagna Anna Laura Migliacci ora non è più solo gossip, ma una vicenda giudiziaria appena al primo atto.

Il cantante ora è indagato per i reati di maltrattamenti e procurato aborto. Secondo le accuse della Millacci, la donna è stata aggredita il 18 ottobre dello scorso anno a Roma e a causa delle percosse avrebbe perso il bambino. Ad assistere a quelle scene ci sarebbe stata una testimone chiave, la baby sitter della loro figlia. L’ex-compagna di ‘Faccia d’angelò aveva postato la storia sul profilo Facebook pubblicando anche alcune foto con il suo volto insanguinato e la procura ha proceduto d’ufficio. Questo pomeriggio i due, che non si sono incrociati nei corridoi del palazzo in via di San Vitale, sono stati interrogati in Questura a Roma.

Sono stati ascoltati separatamente dal pubblico ministero Eugenio Albamonte e avrebbero fornito al magistrato versioni diametralmente opposte rispetto a quanto avvenuto quel giorno. Presto sarà anche ascoltata la baby sitter e le accuse contro Di Cataldo rischiano di essere confermate.

È stata anche acquisita la documentazione medica della Millacci, che attesta l’avvenuto aborto. “Lui è un tipo irascibile, che scatta per un nonnulla fino ad arrivare alle mani – ha spiegato la Millacci agli investigatori – A volte per motivi di gelosia, altre per questioni intime o familiari”.

E secondo le accuse sarebbe stata proprio “una stupidaggine” a determinare lo scatto d’ira dell’artista e le botte quel giorno. Gli investigatori effettueranno una perizia tecnica sulle foto pubblicate su Facebook qualche giorno fa da Anna Laura Millacci: in due di queste c’era il volto insanguinato della donna, in altre tre c’era un feto in un lavabo.

Ma oggi le immagini erano state rimosse. L’obiettivo degli investigatori sarà anche quello di stabilire l’autenticità delle foto, attraverso una perizia tecnica, e la compatibilità delle immagini con l’età del feto. Istantanee inquietanti che avevano fatto presto il giro del web nei blog, su Facebook e altri social network, suscitando polemiche e reazioni pro e contro la decisione di pubblicarle sulla rete.

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Redazione