Categories: In Evidenza

E il Dr. House suona il blues

Leggi l'articolo completo

Dopo Parigi e Zurigo, svestiti i panni del Dr. House per imbracciare la chitarra, cantare, suonare il piano e ‘dirigere’ la scena sul palco, Hugh Laurie ha fatto tappa al Teatro Manzoni di Bologna con la sua Copper Bottom Band, per l’unica data italiana del tour del suo secondo disco, Didn’t It Rain.

Attore, regista, scrittore di thriller politici e musicista, Laurie ha recitato all’inizio con Emma Thompson e Stephen Fry, poi nel cinema ha lavorato anche con registi come Kenneth Branagh e Ang Lee, ma è diventato famosissimo nel 2004, nei panni del genio lunatico di Gregory House, il medico irascibile e folle della serie Fox, quasi crudele anche con gli amici, assolutamente unico nel diagnosticare le malattie più gravi e imprevedibili. Laurie – Golden Globe 2006 e 2007, quando la regina Elisabetta l’ha decorato (Obe), tra gli altri riconoscimenti – ha inciso nel 2011 il suo primo album discografico, Let Them Talk, poi questo secondo lavoro di grandi classici uscito a maggio 2013. Didn’t It Rain ha un po’ più di Jazz, R&B, perfino atmosfere Tango.

Con lui, anche la guatemalteca Gaby Moreno, Jean McClain e, nel disco, anche il grande Taj Mahal, assente però a Bologna. Nella band, Jay Bellerose è alla batteria, David Piltch al contrabbasso, Greg Leisz e Kevin Breit si scambiano la chitarra; ai fiati, Vincent Henry e Robby Marshall, con loro Elizabeth Lea al trombone ‘made in New Orleans’, poi Patrick Warren e Larry Goldings alle tastiere. “Ho deciso di guardare avanti, più in profondità, nella foresta della musica americana che mi ha incantato fin da quando ero un ragazzino”, spiega Laurie in una dichiarazione che accompagna il disco fin dall’uscita: “E più vado in profondità, più sono stregato dai canti e dalle persone con cui ho avuto la fortuna di suonare”.

A Bologna, dopo un pomeriggio di prove strettamente a porte chiuse che ha fatto sorgere qualche malumore, davanti al pubblico è stato un grande intrattenitore: ha salutato in italiano (‘buona serà e ‘va bene’, confessando quindi di aver esaurito le cartucce tricolori), ha suonato, cantato e scherzato senza risparmiarsi.

Con il pubblico ha giocato più volte, sul suo scarso italiano, sul suo essere attore, sui drink che si è fatto portare in scena, sulla musica: Come on baby let the good time roll, un classico del blues, l’ha cantata e suonata al piano, incitando il pubblico ad accompagnarlo nel ritornello, con tanto di accensione di luci in sala. L’accoglienza? #tifodastadioateatro, per quasi due ore di concerto. Ora lo aspetta il resto della tournee: Arles (Francia) il 18 luglio, Peer (Belgio) il 20, la Konzerthaus di Vienna il 23, Krizanke-Lubiana (Slovenia) il 24, il Congress Centre di Praga il 27.

Leggi l'articolo completo
Share
Published by
Redazione