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I Bronzi di Riace diventano Briganti nella mostra-orgoglio del Sud. A Napoli

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Incredibile la toponomastica di Napoli: la piazza dove arriva il viaggiatore, quella della Stazione, è titolata all’invasore Garibaldi, come se a Gerusalemme si intitolasse a Hitler la principale piazza della città.

La strada che da lì parte si chiama, invece, Corso Umberto (ma i Napoletani la chiamano “Rettifilo”, da sempre). E Corso Vittorio Emanuele è invece la strada che unisce centro storico-chiaia-vomero.

Poi c’è via dei Mille, strada dello shopping bene. Già, i Mille. A Napoli succede anche che ormai da un po’ di tempo non si risponda più “grazie 1000”, ma grazie 999… Ebbene, se in questi giorni dovesse capitarvi di passeggiare a Napoli per via Dei Mille, potreste dare – per una volta – la giusta risposta alla toponomastica nauseante.

E potreste farlo semplicemente alzando gli occhi verso Palazzo Roccella, sede del Pan: vi appariranno tante immagini di briganti, interpretati secondo la visione di alcuni artisti “duosiciliani” (e non solo). Belle suggestioni. Piccole vendette, ideate da Beppe Palomba, curatore della mostra“Briganti”, che continua il Progetto espositivo dal titolo “Spazi Interstiziali: Stendardi al PAN” curato per l’Accademia della Bussola.

L’idea di Palomba è suggestiva. Obbligare lo spettatore addormentato ad alzare gli occhi, a interrogarsi. “La Mostra, spiega lui “nasce dalla voglia non tanto di raccontare un fenomeno storico di enorme importanza quanto di raccogliere fermenti e interpretazioni di Artisti sul tema della libertà e della voglia di riscatto. Non è quindi una rivisitazione storica del fenomeno, quanto la verifica di quanto di brigante è rimasto in ciascuno…”.

Gli Artisti Dario de Cristofaro, Amedeo Grazioso, Carmen Lietz, Morena Beatrice Mennella, Pagina 49, Ariane Schuchardt, Anita Scola, Giorgio Scotti, Giuseppe Sticchi e Rosario Vesco si sono cimentati, è spiegato nel comunicato, sul tema dei Briganti, “figure tra la storia e il Mito, in qualche modo rappresentativi del Meridione e delle sue contraddizioni, un po’ patrioti e un po’ fuorilegge, specchio delle contraddizioni e della diatriba tra conservazione e rivoluzione, tra passato e presente, tra utopia libertaria e ragion di Stato”.

Così eccoli reinterpetati in chiave moderna, con una donna nuda, Sirena senza illusorie code, con la schioppetta, Brigantessa che mette a nudo l’anima, o con un bronzo di Riace che si fa brigante (forse per il loro recente rimettersi in piedi) e che alterna le due maschere, quella di V per Vendetta e quella identitaria di Pulcinella.

O ancora, circondato da un contorno stile Keith Haring, forse per ricordarci la prorompente modernità della figura ribelle. Briganti, oggi. Una modo di vivere e di rapportarsi al mondo, che cresce, a partire delle mura di Napoli.

Prossimo appuntamento, fiabe e sirene, a febbraio, sempre nel segno dell’identità, sempre al Pan, sempre a cura di Beppe Palomba e della sua accademia.

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Published by
Lucilla Parlato