Categories: In Evidenza

Il fashion made in Sicilia, ecosostenibile, sta conquistando il mondo

Leggi l'articolo completo

Moda, stile ed eco-sostenibilità. Questi gli ingredienti di Cum Laude”, il fashion brand “Made in Sicilia”, che  intende portare alla ribalta una terra, culla di storia, arte e cultura, ma spesso etichettata, nel mondo, per storie di malaffare.

Non a caso l’espressione latina “con lode“, che mira a porre enfasi sulla pregiata qualità della manifattura italiana.

Dopo aver fatto tappa a Tokyo (Giappone), Yokohama (Giappone), San Francisco (Usa), Silicon Valley – California (Usa), Melbourne (Australia), Curitiba (Brasile), Iloilo (Filippine), Creta (Grecia), Lisbona (Portogallo) e Roma, anche se solo in un progetto fotografico, il marchio fondato da Ezio Lauricella, 28enne originario della provincia di Agrigento, omaggia il proprio Paese, programmando le riprese per la collezione estiva 2014 ai Faraglioni di Scopello (Sicilia), set del celebre film americano “Ocean Twelve“.

Lauricella, laureato in Economia all’Università di Palermo e con un master in European project alla Sapienza di Roma, nella sua idea imprenditoriale, ha inteso potenziare la moda eco-sostenibile, bilanciando modernità e tradizione, innovazione e artigianalità.

Capi di abbigliamento e accessori che coniugano un mix perfetto tra qualità e design, improntati alla customer satisfaction e al marketing 3.0, con una spiccata tendenza alla responsabilità ambientale. Fibre organiche o biologiche, tessuti eco-compatibili rispettosi dell’ambiente e del benessere e della salute del consumatore, si uniscono al rispetto dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di lavoro.

Le prime borse ‘limited edition’ – spiega il fondatore – rappresentano pezzi unici creati con pregiati materiali italiani, decorati con stoffe di kimono giapponesi in seta degli anni ’60. Sono lavorate a mano, nel pieno rispetto della tradizione artigianale italiana per dare continuità all’abilità manuale esistente, in controtendenza rispetto alle note multinazionali che hanno fatto la scelta di delocalizzare le produzioni e attività aziendali in Paesi in via di sviluppo, un fenomeno che si intreccia e confligge con i principi del rispetto di una moda etica, perdendo quella capacità di trasmettere agli occhi del consumatore la visibilità del tracciato di un prodotto, quindi la certificazione di alcuni standard qualitativi. L’idea di accostare i ritagli in seta vintage della cultura giapponese alla nostra tradizione artigianale nasce da recenti studi portati avanti dai professori Hiromu Taguchi, Toshinori Yoshikawa e dalla loro assistente Tomoko Ozawa dell’Università di Nagasaki. Questi studiosi nel loro libro ‘Sicily: Ancestral Japan’ avanzano una straordinaria ipotesi scientifica: le popolazioni protosicule, a causa di una devastante serie di eruzioni del vulcano Etna, associate a disastrose scosse telluriche, avrebbero iniziato circa 5000 anni fa un lungo peregrinare verso Oriente alla ricerca della riconciliazione con le loro due principali divinità, il dio Sole Nascente e il dio Vulcano. Sono molte le tracce che uniscono siciliani e giapponesi, il Sole è un elemento importante dell’immaginario di entrambi i popoli, ed entrambe le bandiere sono costituite da una raffigurazione del Sole con raggi che partono da esso; entrambe le civiltà si sono sviluppate intorno a un vulcano innevato, di struttura identicamente conica, situato in una posizione strategica dell’isola; Catania, il primo grande insediamento protosiculo ai piedi dell’Etna, è ‘la città della spada’, in giapponese katana; i due popoli vivono con grande passione la festa della fioritura del loro albero augurale: alla festa del Mandorlo in fiore siciliana corrisponde la festa del ciliegio in fiore giapponese; entrambi i popoli hanno avuto al centro della propria alimentazione il pesce azzurro; sushi e sashimi giapponese, inoltre, non sono altro che l’estrema estetizzazione dei banchetti siculi a base di mitili, polipi e piccoli pescetti crudi; è ricca per entrambi la tradizione di mangiare saporiti bocconcini, arancini, di riso; il tempura giapponese altro non è che l’usuale verdura in pastetta siciliana; si osservi ancora quanto è forte per entrambi i popoli il senso dell’onore“.

La Sicilia è culla di cultura e arte – continua – essenza di numerose civiltà che nei secoli hanno lasciato tracce indelebili. Una terra contraddittoria ed estrema, saccheggiata nei decenni da politica e mafia, a cui ci sentiamo legati a doppio filo con la sua voglia di riscatto. L’industria della moda è da sempre un settore di grande tendenza in grado di influenzare le persone e la cultura e, dunque, capace di educare positivamente anche in termini di tutela ambientale“.

Nel 2014, “Cum Laude” calpesterà le passerelle milanesi, ma già si punta all’internazionalizzazione del marchio, affidata alla 26enne Alessia Vella. “Stiamo guardando, con grande interesse, a mercati importanti come la Russia e il Giappone, che iniziano a ritenere fondamentale l’importanza della grande qualità, unita al design – afferma – e stiamo valutando la possibilità di aprire uno showroom all’estero”.

Leggi l'articolo completo
Share
Published by
Redazione