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Musica: La fregatura Indie e il ritorno del mondo Underground

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Il periodo che la musica italiana sta vivendo è confusionale e senza alcun significato specifico a causa di quei generi destinati a passare come delle mode e di quelle canzoni sul mainstream che sembrano prodotti in cui il marketing e gli investimenti hanno ridotto l’utente finale, l’ascoltatore, a un semplice fruitore incapace di esprimere un giudizio critico e la propria libertà di pensiero culturale.

Partiamo dall’Indie, questo mondo arrivato ad invadere Radio e TV nazionali senza nessun criterio logico basato sulla qualità ma che pensa che l’ascoltatore sia quello che assorbe passivamente quello che ci rifilano.

Dai tormentoni estivi a passaggi radiofonici che sono al limite dello stalking, abbiamo visto e ascoltato canzoni tutte uguali con un sound invadente e che racchiudeva nei testi il nulla cosmico: da chi cerca in mare un’aquila reale a chi lancia singoli capaci di attirare solo critiche negative quasi come un obiettivo voluto.

Indie, nella sua essenza dovrebbe significare “indipendente” ma si è talmente stravolto il significato che ci rifilano prodotti discografici anziché musica.

 

Video: I’M HERE – Giulia Elena Bertolini ( prod. Giuseppe Vorro)

 

Il vero “Indie” italiano

La musica indipendente, il  mondo “indie” è altro.
La  musica “Indie” è quella musica suonata nei garage, nei piccoli locali e nelle piccole realtà radiofoniche che si sono distaccate dal sistema di cui il mainstream detta le linee guida.

Vogliamo parlare di vero Indie? Il vero “Indie” è quello che una volta era conosciuto come “Underground” in cui, i migliori esponenti divenuti poi “Big” della musica italiana erano i Bluvertigo, La sintesi, Afterhours, Caparezza, Flaminio Maphia, Marlene Kuntz, Marco Parente, Prozac +, Ritmo Tribale solo per citarne alcuni.

Adesso viviamo una fase in cui chi dovrebbe informare sul vero stato della musica italiana è soggiogato da interessi molto più grandi e snobba completamente il nuovo Underground italiano che, con l’evoluzione del web, ha la possibilità di diffondersi in modo esponenziale.


Video: Mezzania Live – LOFT Kinodromo

Il nuovo Underground italiano, quello che rappresenta il vero Indie è un’insieme di artisti emergenti che, se hanno fortuna, vengono supportati da etichette indipendenti.
Ci sono anche gli artisti che, senza etichetta, riescono a farsi ascoltare e destare molta attenzione sulle opere che propongono: da Leonardo Angelucci a Iacopo Ligorio, dai Levy a Mezzania, da Giulia Mei a Roberta Giallo arrivando ad Alisia Jalsy.

 

Le difficoltà degli artisti emergenti e la legge n. 633/1941

Mai come negli anni passati, la musica italiana sta vivendo un fermento che probabilmente senza il web sarebbe stato molto difficile raccontare, vedere e ascoltare.
Negli anni passati c’erano realtà come “Tribe generation”, “Il Mucchio” e una delle poche a resistere come “Rumore”, mentre adesso abbiamo un contenitore grande almeno quanto l’universo chiamato web dove si possono ascoltare, vedere e leggere canzoni di artisti completamente sconosciuti ma che riescono, tra tante difficoltà, a farsi ascoltare durante i live, pubblicare canzoni e album.  Tutto ciò nonostante l’aggravante di una riforma SIAE fatta a metà, che toglie risorse a enti privati e artisti, obbligati in base ad una legge del 1941 a “buttare soldi” se l’artista non è associato alla Società che ne tutela i diritti d’autore.

Infatti, l’articolo 181 bis della legge n. 633/1941 stabilisce che, su ogni supporto contenente programmi per elaboratore o multimediali, nonché su ogni supporto  contenente suoni, voci o immagini in movimento, che reca la fissazione di opere o di parti di opere protette dalla legge sul diritto, destinati al commercio o che vengano ceduti in uso a qualunque titolo a fine di lucro, debba essere apposto un contrassegno.

Il compito di applicare il contrassegno, cioè di “vidimare” i supporti è affidato a SIAE.

E se gli artisti non sono iscritti alla SIAE? Devono pagare e basta. Questa è solo un accenno della situazione assurda che vivono gli artisti italiani. E’ anche vero che un’artista non SIAE che ha l’obbligo di vidimazione del supporto fisico tramite bollino paga 0,032 per copia in vendita e 0,018 per copia omaggio (come per gli associati).

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Published by
Salvatore Imperio