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Che gioia il successo di #AnimeNere ai #David

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Vent’anni fa la sera antecedente Sant’Antonio avevo gli occhi fissi su una strana macchina che sfogliava pergamini. Ogni pergamino era una pagina di giornale con dentro notizie e titoli frutto di un immenso lavoro collettivo.

La paura che il primo numero del giornale non uscisse mi bloccava le gambe e mi stringeva il colon in modo esagerato.

Il giornale, che si chiamava “Il quotidiano di Cosenza e provincia“, invece uscì con il titolo che annunciava quello che già tutti sapevano ma nessuno aveva scritto (perché anche a questo i giornali servono o servivano).

Penso di essere tra i pochi a ricordare questo anniversario. Ormai si ricorda poco e male al tempo del digitale. Una data con una foto. Magari un aforisma forbito o una citazione colta.

Ma neanche questo si è letto per ricordare un quotidiano che ha modificato la storia collettiva di una regione e molti destini individuali. Forse perché non frega niente più a nessuno di queste cose.

Solo l’ipertrofia del mio Io un po’ assoluto trova ragione di ricordare un pezzo significativo della mia vita che inizio’ in una sorta di stanzino con pochi computer è una stampante di pergamini da trasportare a mano in rotativa.

Fazio che invece di memoria quasi campa ha celebrato il trentennale della prima puntata di “Quelli della notte“. Un contenitore di forte immaginario collettivo che con il sorriso divertente fotografò un passaggio antropologico italiano. D’Agostino da forbito intellettuale con conoscenze di edonismo regaliamo e look oggi fa da Dagospia alla società che conta soldi e prebende. Arbore resta Re Mida e quella sua televisione disimpegnata in modo presunta era la migliore metafora degli anni del craxismo. Si rideva e si tirava tardi. Poi di solito si ascoltava molta buona musica dopo aver chiuso la televisione. La stessa che ascoltiamo ancora oggi in dispositivi tecnologici molto cambiati.

La sera dei David di Donatello è stata per me speciale considerato il coinvolgimento dei premi a Giuseppe Marco Albano miglior corto per “Thriller” e per le statuette assegnate a “Noi e la Giulia” film che porta il logo Lucana Film Commission. Pezzi di estetica di una commedia diversa e intelligente che al meridione sta disputando le sue possibilità come scrive da tempo Paola Abenavoli valente studiosa di questi temi.

Ha gioito anche del trionfo di “Anime nere“. Ne scrissi con fervore alla sua uscita in sala. Purtroppo il grande pubblico non l’ha visto e questo crea molti interrogativi.

Una buona novità è data dal fatto che il governatore calabrese Mario Oliverio ha commentato il successo del film prospettando scenari diversi per il cinema in Calabria e che la sua competitor Wanda Ferro abbia replicato sulle politiche cinematografiche regionali. Quando il film esordì con successo di critica alla mostra di Venezia l’assessore regionale alla cultura dell’epoca si preoccupò del male che certi film potessero fare alla Calabria. Spero che con altrettanto zelo si stia interrogando sul reale male fatto alla Calabria da molta politica.

Si vota a Venezia e Matera. Città importanti per l’economia della cultura italiana. Mi auguro che sia un buon voto nell’Europa che non accoglie migranti lasciandoli alla propria sorte. Dalla Francia alla Germania confini chiusi e trattati sospesi. Ad Est odore di guerra. In Italia è tempo di machete di gang sudamericane messe al servizio del salvinismo. Di scabbia dipinta come peste.

La paura e l’emergenza avanzano con notizie civette che non tengono conto di numeri e analisi. Gay e boy scout ieri si sono presi la piazza a Roma per motivi diversi ma forse alla fine simili. Erano in una capitale che ha una mafia nelle istituzioni e stenta a liberarsene. Al Meridione i municipi si sciolgono per molto meno. Ma è noto che la capitale è corrotta e la nazione infetta da tempo. E non si tratta di scabbia.

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