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Vogliono ridurre le aree protette nella regione dei parchi. Per fare affari

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L’Abruzzo viene spesso “venduto” turisticamente come la regione verde d’Europa o come la regione dei parchi.

Forte di tre grandi parchi nazionali, tra cui lo storico Parco Nazionale d’Abruzzo, un’area marina protetta nel mare antistante la costa teramana, un grande parco regionale e circa trenta riserve regionali dalla costa alla montagna, sulla carta può effettivamente presentarsi sul mercato turistico come una regione vocata alla tutela ed alla valorizzazione del proprio territorio.

Poi, a ben guardare, le cose non stanno proprio così. Fuori, ma a volte anche dentro le aree naturali protette, il territorio viene aggredito e stravolto con interventi e progetti ad alto impatto ambientale.

E quando questi progetti non sono possibili per i giusti vincoli di protezione che la normativa prevede per parchi e riserve, la soluzione è semplice: si elimina la protezione!

È quanto è accaduto più volte al Parco regionale Sirente-Velino, area protetta in provincia di L’Aquila di elevato valore naturalistico caratterizzata da ambienti naturali e paesaggistici molto vari che formano un’unità ecologica importantissima dove trovano rifugio specie rare come l’Orso e il Lupo e che dalla sua creazione nel 1988 ha subito svariate riperimetrazioni, nel 1998, nel 2000 e nel 2011, tutte finalizzate a sottrarre territorio al regime di tutela.

Oggi viene presentata l’ennesima proposta di revisione dei confini del Parco ad opera del consigliere regionale PDL Luca Ricciuti che vorrebbe sottrarre alla tutela oltre 4.200 ettari nei comuni di Castel di Ieri, Goriano Sicoli e, soprattutto, Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo.

Le aree che si vorrebbe far uscire dal parco, peraltro, sono zone importantissime per la tutela della biodiversità appenninica, e fanno parte della Rete Natura 2000, del Piano di Tutela dell’Orso Marsicano.

L’aspetto più assurdo della proposta Ricciuti è che essa esclude dall’area protetta proprio alcune tra le zone più note a livello nazionale e internazionale come gran parte dei Piani di Pezza, parte della Piana di Campo Felice e anche parte della Piana di Terranera che è parte integrante dell’Altipiano delle Rocche, cuore del parco, ponendo così a rischio quegli spazi di continuità che sono fondamentali per la mobilità e la sopravvivenza delle specie presenti nel Parco, a partire dai grandi carnivori.

Questo ennesimo taglio, che risponde ad appetiti speculativi, sempre fortissimi in queste aree, viene proposto proprio quando emerge in modo evidente la necessità di estendere la protezione della natura allargando i confini del Parco e creando le aree contigue di protezione al parco.

È noto che l’area è tra quelle interessate dal famoso “Protocollo Letta firmato nel febbraio del 2011 e che prende il nome da Gianni Letta, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi.

Il Protocollo mira a realizzare le condizioni per lo sviluppo e la valorizzazione dell’area aquilana colpita dal terremoto del 6 aprile 2009: nella sostanza si vorrebbero collegare le stazioni sciistiche di Ovindoli e di Campo Felice, incrementare gli impianti di risalita a Campo Imperatore, fare 63 chilometri di piste: peccato che le zone interessate da questi interventi sono tutelate da aree protette e siti di interesse comunitario e che il modello di sviluppo legato al turismo sciistico ha da tempo mostrato tutti i suoi limiti in Abruzzo.

La proposta di legge è già approdata in Consiglio regionale lo scorso 30 luglio ed è stata momentaneamente rinviata.

Se dovesse andare avanti, nonostante l’opposizione delle associazioni ambientaliste, sarebbe una conferma del rischio, sempre più concreto, che la definizione di “regione dei parchi” diventi una bella etichetta su una bottiglia vuota.

Foto da www.abruzzoparchi.it

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