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Camorra, parla la cognata del boss Antonio Iovine

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Due donne di camorra: Enrichetta Avallone e Rosanna De Novellis.

La prima è la moglie di Antonio Iovine, detto ‘O Ninno; la seconda è la vedova di Carmine Iovine, fratello del boss, ucciso in un agguato di camorra nel 1993. Nel 2008 un’inchiesta ha portato in carcere le due donne. Entrambe hanno conosciuto il soggiorno obbligato in Molise, precisamente a Venafro. L’anno scorso era toccato a Enrichetta, la consorte del boss dei casalesi (arrestato il 17 novembre 2011, dopo quindici anni di latitanza).

Il giornalista Lirio Abbate su ’L’Espresso’ ha scritto: “La moglie, Enrichetta Avallone, anche lei coinvolta in fatti di camorra e per questo a lungo detenuta, da pochi mesi è tornata in libertà ma i magistrati l’hanno obbligata a risiedere a Venafro, in provincia di Isernia”. Oggi, a Venafro, oltre a Rosanna De Novellis,risiedono in soggiorno obbligato altri tre soggetti legati al clan dei casalesi: Mario Di Bello, Paolo Bianco e Vincenzo Della Volpe.

Tutti arrestati nel 2008 dai carabinieri del comando provinciale di Caserta. Nel libro ‘L’Oro della Camorra’ della giornalista de ’Il Mattino’, Rosaria Capacchione, oggi sotto scorta perché minacciata di morte dalla camorra, è possibile leggere dei rapporti turbolenti tra Enrichetta Avallone e Rosanna De Novellis. “I rapporti tra Enrichetta e Rosanna si sono definitivamente deteriorati quando, nell’autunno del 2006, deve essere definita la proprietà di un immobile ad Aversa, in via della Libertà”.

Le due donne puntano “alla gestione della cassaforte: soldi, case, terreni, società, il cui possesso determina la scala gerarchica all’interno del clan”. Sono due donne di camorra.Rosanna, dopo la morte del marito Carmine, il fratello di Antonio Iovine, “non ci sta a fare la comparsa e chiede denaro per sé e per i figli, rivendica il possesso di case e terreni, cerca alleanze al di fuori della famiglia per accaparrarsi una fetta di ricchezza”. Ma vuole ancora di più. “Il negozio di biancheria per signora che le è stato affidato, all’interno del centro commerciale Borgo antico, a San Cipriano d’Aversa – una ventina di negozi inaugurati con una festa e la presenza di Nathalie Caldonazzo – non le basta più”.

A distanza di un anno hanno frequentato gli stessi luoghi, per il soggiorno obbligato. La misura di prevenzione utilizzata nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità. A Venafro, in provincia di Isernia, le due donne hanno respirato la stessa aria, hanno conosciuto gli stessi luoghi di ritrovo (come la caserma per l’obbligo della firma). Abbiamo avvicinato la cognata del boss del clan dei casalesi, Rosa De Novellis (già ha scontato tre anni di carcere), che risiede in un albergo: “cerco un giornalista per la verità”.

La sua verità.

Sono stata massacrata dai suoi colleghi, si sono dette tante cose false sul mio conto.

Da quanto tempo risiede a Venafro?

Da quando sono uscita dal carcere.

Per la vicenda del 2008, quando fu arrestata dai carabinieri insieme alla moglie di Iovine, Enrichetta Avallone?

Quando ci sono stati tutti quegli arresti ingiustamente, perché le cose bisognerebbe farle come si deve.

Cosa fa a Venafro?

Sto praticamente impazzendo. Prima di Venafro stavo a Isernia. Sono stata sei mesi a Isernia.

Lei è la cognata di Antonio Iovine, il fratello di suo marito Carmine, morto ammazzato in un agguato di camorra nel 1993.

Si, mio marito era una persona onestissima. Ancora oggi è rimpianto da tutti.

Rimpianto anche dal fratello Antonio, detto ‘O Ninno?

Me lo auguro, ma comunque io le parlo di mio marito. Era un imprenditore che operava nel settore dell’edilizia. Gli hanno sparato.

Di Antonio Iovine, il boss della camorra casalese cosa possiamo dire?

Non lo definisco e non voglio definirlo.

Aveva rapporti con Antonio Iovine?

No, è il fratello di mio marito. Io lo vedo come fratello di mio marito. Non lo conosco come boss.

A Venafro l’anno scorso si è registrata la presenza di Enrichetta Avallone, la moglie di Antonio Iovine. Non corre buon sangue tra di voi?

Non lo voglio dire assolutamente. Io parlo di me personalmente.

Parliamo di lei. In un’ordinanza di custodia cautelare si legge, è lei che parla: “Antonio (Iovine, ndr) mi ha lasciato con la mobilia del magazzino da pagare, poi viene la moglie (Enrichetta Avallone, ndr) e vorrebbe prendersi la merce ed io non dovrei fargliela pagare: ma tu sei caduto con la testa a terra?”

Non mi ricordo, sono passati tanti anni.

Lei si sente una donna di camorra?

Assolutamente no.

Nel libro ’L’Oro della Camorra’ di Rosaria Capacchione si legge: “il filo conduttore che nella primavera del 2008 ha portato in carcere le due donne è la gestione della cassaforte: soldi, case, terreni, società, il cui possesso determina la scala gerarchica all’interno del clan”.

Non sono mai stata avida, non mi sono mai interessata di malavita, sono contro la violenza.

Lei non è interessata alla malavita, però aveva un negozio di biancheria che le è stato affidato all’interno di un centro commerciale a San Cipriano d’Aversa.

Chi mi conosce bene sa bene chi sono, come sono fatta. Per riuscire a prendere Antonio Iovine gli interlocutori non hanno fatto altro che rendere ancora una volta vittima un’altra persona, una povera vedova. In vita mia ho fatto solo la mamma. Hanno preso me per vendere più giornali.

Cos’è per lei la camorra?

Se io rappresento la camorra, le posso dire, che la camorra non esiste. Se mi mette davanti la camorra come violenza, per me, chiuderli dentro e buttare le chiavi è poco.

La stessa cosa vale per suo cognato Antonio Iovine?

Per tutti. Chi sbaglia deve pagare. Chiunque esso sia.

Conferma che insieme a lei, a Venafro, ci sono in soggiorno obbligato Mario Di Bello, Vincenzo Della Volpe e Paolo Bianco?

Sì.

Tutti implicati nell’operazione della Procura di Napoli del 2008?

Si.

Lei è la cognata di un boss, Antonio Iovine. Cosa pensa del clan dei casalesi?

Conosco Antonio Iovine, ma nessun appartenente del clan. Addirittura mi accusano di aver conosciuto Michele Zagaria.

Forse perché viveva sotto terra.

Non ho mai conosciuto camorristi. Mi sono trovata mio marito ammazzato, so benissimo che mio cognato era latitante. Ma se dovessi dire i motivi non li conosco. Chi fa parte della camorra si dovrebbe impiccare, lo penso proprio.

Lei è accusata di aver favorito la latitanza di Antonio Iovine e di aver riciclato proventi illeciti, anche con fittizie intestazioni di beni.

Questa è una cosa gravissima. Non è stato riciclato nulla. Avevo dei terreni ad Aversa di mio marito, un ottimo imprenditore.

Di cosa si occupava suo marito?

Imprenditore edile con lavori pubblici.

È un settore strategico del clan dei casalesi.

Mio marito è morto venti anni fa. Per me è offensivo…

Il clan dei casalesi è specializzato in questo settore. È una delle loro attività principali.

Mi sono fidanzata con mio marito nel 1977, mio suocero già era radicato da anni come imprenditore…

Ha letto il libro di Roberto Saviano, ’Gomorra’?

Sì, ho visto anche il film. La televisione non deve dare cattivi esempi.

I cattivi esempi sono i camorristi, i mafiosi, gli appartenenti alle associazioni criminali e chi agisce con quella mentalità.

Questo sì…

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Published by
Paolo De Chiara