Questo 2015 è davvero l’anno del lupo.

Una nuova primavera sta infatti fiorendo a favore del predatore più calunniato e perseguitato del mondo, suscitando l’emozione e il rispetto dell’uomo di oggi, tanto diverso dai progenitori dei secoli scorsi.

Una strada aperta dal carismatico film “L’ultimo lupo” di Jean-Jacques Annaud. Frutto di ampia cooperazione franco-cinese, si ispira al best seller di Jiang Rong “Il totem del lupo” (2004), il libro più letto nella nuova Cina dopo il libretto rosso di Mao. Immergendosi nelle fantastiche praterie della Mongolia, rievoca attraverso la storia vera e vibrante d’un uomo e d’un lupo, lo scontro tra due civiltà tanto lontane e diverse, eppure indissolubilmente legate da storia e natura.

Da un lato i nomadi Mongoli, allevatori di bestiame e come i lupi sempre in movimento, che si nutrono di carne; dall’altro i contadini Cinesi, come gli erbivori legati alla terra, che invece mangiano riso. Conflitto che, se si ispirerà ai principi sovrani della natura, potrà anche trasformarsi in cooperazione.

Il Lupo della Mongolia e la sua amicizia con lo studente Chen Zen (William Feng) Scandiscono l’anno 2015 innumerevoli manifestazioni di rinnovato interesse del mondo occidentale per questo fiero animale che, appena mezzo secolo fa, era considerato come il diavolo in terra, da odiare e sterminare senza pietà.

Libri, studi, conferenze, eventi, immagini segrete e filmati sorprendenti stanno proliferando anche in Italia, dove non manca neppure il breve documentario di Gabriele Salvatores “The promise” (La promessa), in cui l’invito finale del lupo all’uomo invoca semplicemente: “Rispetta la mia natura”.

Iniziative senza dubbio interessanti, talvolta valide e competenti, ma forse proiettate più nel mondo dei sogni che nella realtà… Con la comune prerogativa di ignorare o cancellare la vera sofferta storia della “redenzione” del lupo in Italia, da cui ci sarebbe tanto da imparare. Avviata con la famosa “Operazione San Francesco”, la quale negli anni Settanta, richiamandosi a Romolo e Remo e al Santo di Assisi, aveva anticipato di decenni il risveglio della coscienza ecologica oggi emergente.

Una campagna eco-sociologica che salvò in extremis il Lupo appenninico ormai condannato senza appello, e che a livello internazionale viene considerata ancor oggi una delle più riuscite del secolo scorso.

Dimenticare la “memoria storica”, si sa, condanna spesso a ripetere gli errori del passato: ecco perchè quest’anno provvederemo a rinfrescarla, rispolverando documenti inoppugnabili, commemorando figure essenziali e ricordando gli eventi significativi.

Farà bene a tutti.

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Published by
Franco Tassi