Cialdini, i massacri nel Sud e la cittadinanza onoraria a Napoli

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La notizia è sembrata passare in sordina, ma la “verifica della possibilità di revocare il riconoscimento della cittadinanza onoraria al generale Enrico Cialdini” non è cosa da poco. Il Consiglio comunale ha votato all’unanimità un ordine del giorno che impegna il sindaco Luigi De Magistris e la sua giunta ad avviare la procedura che ha pochi precedenti. Napoli riguarda al passato, il Risorgimento non è più un tabù e si rileggono miti ed eroi.

 Compreso il generale Enrico Cialdini, modenese, duca di Gaeta per riconoscimento del re Vittorio Emanuele II dopo la conquista dell’ultima roccaforte del re Francesco II di Borbone. Un ufficiale rude, dai modi spicci, dimostrati nel rapporto con i suoi subalterni e, nel Sud, al comando dell’esercito assediante a Gaeta oltre che nel successivo ruolo di luogotenente del re a Napoli. Cialdini usò il pugno di ferro, avviò la sanguinosa repressione contro la rivolta contadina del brigantaggio. Dispose rastrellamenti, fucilazioni a freddo, devastazioni e distruzioni di paesi. Come a Pontelandolfo nel Sannio.

Pochi giorni dopo la conquista di Gaeta, Cialdini divenne subito cittadino onorario di Napoli. Come se a Parigi, nel 1940, avessero nominato cittadini onorari i generali tedeschi entrati nella capitale della Francia. Era il 21 febbraio del 1861, quando il sindaco Andrea Colonna conte di Stigliano decise per tutti. Il generale Cialdini doveva diventare una gloria dell’ex capitale delle Due Sicilie, cittadino onorario per meriti patriottici. Il conte di Stigliano, diventato sindaco di Napoli nel dicembre 1860, era prossimo alla nomina a senatore e ad ottenere anche la prestigiosa onorificenza di cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro gestito dalla dinastia Savoia. Abbracciava il liberalismo e la nuova dinastia regnante, nel riconoscimento del nuovo ordine unitario dopo la caduta delle Due Sicilie.

Per Cialdini fu un altro titolo di cui fu meno fiero di quelle di duca, che era invece trasmissibile agli eredi. Ma sanciva ulteriormente il suo prestigio militare di vincitore, prologo dell’ingresso in Parlamento e delle successive nomine a ministro. Ma ora, dopo una ricerca nell’archivio comunale di Napoli su delega del sindaco, Flavia Sorrentino ha ricostruito il percorso della cittadinanza onoraria concessa al generale. E, nella rilettura risorgimentale, è partita la procedura della revoca. Cialdini fu anche protagonista di una celebre polemica contro Garibaldi sull’efficienza delle camicie rosse, salvate nelle Due Sicilie dall’arrivo dell’esercito regolare piemontese che aveva sconfinato in uno Stato amico per conquistarlo.

La revoca ha dunque significato politico e storico insieme. Un segnale, che fa proprie le richieste e le sollecitazioni culturali di tanti movimenti, associazioni e partiti che si definiscono “meridionalisti”. Di certo, anche nella commissione consiliare Cultura, presieduta da Elena Coccia, l’orientamento a favore del provvedimento, da avviare dopo la verifica della compatibilità con le leggi esistenti, è stato favorevole. Come lo era stata la richiesta di eliminare il busto di Cialdini nel salone della Camera di commercio di Napoli. I conti con la storia, con i metodi utilizzati per un’unificazione piena anche di ombre, sono ormai avviati anche in una parte del mondo della politica e nelle istituzioni. E la discussione sulla revoca della cittadinanza onoraria napoletana a Cialdini ne è un primo piccolo segnale.

 
Dal blog de IlMattino.it

Gigi Di Fiore

Gigi Di Fiore (Napoli, 2 gennaio 1960) è un giornalista e saggista italiano. La sua attività di scrittore è in prevalenza focalizzata sulla camorra, sulla storia del Mezzogiorno e sul revisionismo del Risorgimento. Si laurea nel 1983 in giurisprudenza e diviene giornalista professionista nel 1985. Per tredici anni lavora come cronista di cronaca giudiziaria a Napoli per Il Mattino, per lo stesso giornale è inviato speciale dal 1994. Ha lavorato a Napolioggi, Napolinotte, il Giornale di Napoli e il Giornale, sotto la direzione di Indro Montanelli, come redattore. Collabora con il settimanale Oggi e con il mensile Focus storia. È uno dei blogger del giornale online de Il Mattino, dove cura la rubrica Controstorie. Nel 1995, per la pubblicazione di verbali di indagini in alcuni suoi articoli, è pedinato e controllato per un mese dai carabinieri su richiesta della procura della Repubblica di Napoli.[1]. Oltre all'attività giornalistica, si dedica alla ricerca storica, soprattutto su due argomenti: la criminalità organizzata e la storia del Risorgimento italiano e del Mezzogiorno in generale, con attenzione alla fine del regno delle Due Sicilie e al brigantaggio post-unitario. Su questi temi ha pubblicato, tra gli altri: "Potere camorrista" (Age, Napoli); "Io Pasquale Galasso" (Tullio Pironti, Napoli); "1861-Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato" (Grimaldi & C., Napoli). Poi, con la Utet: "I vinti del Risorgimento" (Torino, 2004) e "La camorra e le sue storie" (Torino, 2005). Nel 2007, per Rizzoli, "Controstoria dell'unità d'Italia"[2], "L'impero"[3] nel 2008, "Gli ultimi giorni di Gaeta" nel 2010 e Controstoria della Liberazione nel 2012. Con una diversa copertina, il libro "Controstoria dell'unità d'Italia" è stato allegato al mensile "Focus storia" in edicola nel gennaio del 2013.[4]. Per queste attività ha ricevuto riconoscimenti e partecipato a seminari, conferenze, convegni e inchieste sulla criminalità organizzata e il Mezzogiorno, il Risorgimento e il brigantaggio. Ha partecipato a trasmissioni televisive come ospite o intervistato: Samarcanda, Maurizio Costanzo show, il Processo del Lunedì, l'appello del martedì, Chi l'ha visto, Italia che vai, Uno mattina, Sabato e domenica, Blu notte, History channel, La storia siamo noi e altri. Compare da intervistato nel Dvd-libro 'O sistema.

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