Braccialetto Amazon e rivoluzione digitale

Shares
Braccialetto Amazon

La vicenda riguardante il dispositivo digitale progettato da Amazon, per l’utilizzo nel lavoro di spedizioni di prodotti acquistati on line, sta sollevando un grande polverone, che si spera non copra la natura vera del problema, come è accaduto ad esempio recentemente con i voucher. Infatti sulla disputa voucher, si sono mischiati più temi nella discussione, molti dei quali, non attinenti con la natura dei quesiti sollevati. Amazon, il colosso americano dell’e-commerce, starebbe per adottare un dispositivo elettronico applicato alle mani con sistema wireless, in grado di aiutare a trovare efficientemente i pacchi da inviare a clienti, con dentro prodotti acquistati. Il tema comunque è spinoso, trovandoci nel mezzo della transizione tra i lavori tradizionali e la inarrestabile rivoluzione digitale, che sta investendo l’intera organizzazione del lavoro.

Comunque già grandi passi in avanti si sono fatti, che hanno smentito le preoccupazioni di chi paventa da tempo la violazione dello Statuto dei Lavoratori ( legge n. 300 del 1970), che prevede il divieto di impianti ‘audio visivi’, atti a controllare i lavoratori da parte della azienda, per limitarne la libertà di associazione e di attività sindacale. In più occasioni, alcuni ambienti sindacali, hanno tentato di teorizzare la estensione dell’ambito di copertura delle norme, anche sul possibile controllo dei quantitativi della produzione; il jobs act, con il suo varo, si è già incaricato, tra le altre regolazioni, di fare sufficiente chiarezza.

Ma nel caso in questione non c’è nessun spionaggio ai danni di lavoratori, bensì la efficienza produttiva. Con la rivoluzione digitale, vengono stravolti completamente i termini e le regolazioni tradizionali. Chi tenta di allargare l’ambito di applicazione, anche al tema di un ipotetico controllo da parte della azienda, dei ritmi della produzione con il cosiddetto “braccialetto”, pur sapendo che esso si limiterebbe solo ad indicare quale è il pacco buono da prendere (venendo incontro anche al benessere psico-fisico del lavoratore), dovrebbe spiegare perché il problema non si dovrebbe invece porre, a tutta la estesa casistica del lavoro robottizzato, al telelavoro, o ai tanti altri lavori, dove la elettronica o la telematica condiziona i ritmi della produzione. Insomma il ritmo del lavoro è altra cosa, e deve essere contrattato tra azienda e lavoratori. Qualora non ci fosse accordo, il Ministero del lavoro attraverso i suoi uffici, prescriverebbe i comportamenti da avere.

Quindi nessuna coercizione o controllo dei lavoratori, se l’utilizzo di mezzi digitali, venissero utilizzati solo per migliorare la disposizione e spedizione dei pacchi Amazon. Se invece il rumore che si fa riguarda le questioni salariali carenti per i lavoratori, questo argomento sacrosanto, basta ed avanza per una battaglia salariale contro l’azienda. Troppi sono i neo luddisti di questi tempi che raccontano la storia della oppressione delle tecnologie digitali a scapito del lavoro. Questa però è una storia lunga come quella del mondo: delle paure alimentate ad ogni cambiamento, che come si sa scomoda le abitudini e sfida ciò che non si conosce. Ma questa dinamica, è vitale ed essenziale per il cambiamento del mondo. Il cambiamento di oggi, che muta ciò che è stato riformato ieri, è un bene per la nostra evoluzione, ed occorre assecondarlo e non certamente fermarlo.

Raffaele Bonanni

Raffaele Bonanni (Bomba, 10 giugno 1949) è un sindacalista italiano, dal 2006 segretario generale della CISL, confermato nel 2009 e nel 2013; si dimette il 24 settembre del 2014. Abruzzese di Bomba, provincia di Chieti, dopo il diploma all'istituto commerciale ha iniziato a lavorare come manovale in un cantiere edile della Val di Sangro, viene eletto delegato sindacale aziendale presso la Impresa Farsura, successivamente si iscrive alla CISL. Ha frequentato nel 1972 il "corso lungo" presso il Centro Studi della Cisl a Firenze. Prosegue la sua attività sindacale in Sicilia, dove si impegna alla costruzione di movimenti antimafia ed al varo di norme in edilizia contro lo sfruttamento degli edili e contro i sub appalti gestiti dalla mafia. Nel 1981 diventa Segretario Generale della CISL di Palermo e nel 1989 viene eletto Segretario Generale della CISL siciliana. Partecipa insieme a Leoluca Orlando alla costruzione di movimenti nel mondo cattolico per il rinnovamento della politica e delle istituzioni. Nel 1991 viene chiamato a dirigere la Federazione nazionale della Cisl dell'edilizia dove riesce ad incrementare fortemente le adesioni al sindacato ed a far adottare al parlamento norme di garanzia per i lavoratori di quel settore. Propone l'adozione del DURC (documento unico di regolarità contributiva) che prima riesce a far valere per l'edilizia e poi successivamente, eletto segretario della CISL, riesce a farlo estendere per tutti i lavoratori. Il 16 giugno 2014, il neo rettore dell'Università di Salerno, Aurelio Tommasetti, gli conferisce laurea honoris causa in economia. Entra a far parte della Segreteria Confederale della CISL per la prima volta il 16 dicembre 1998 e viene riconfermato Segretario Confederale nei congressi del 2001 e del 2005. Il 27 aprile 2006 succede a Savino Pezzotta come Segretario Nazionale, carica a cui è stato riconfermato nel congresso del 24 maggio 2009 e del 15 giugno 2013 . Si è dimesso dalla carica di Segretario Generale il 24 settembre del 2014. Nel Febbraio 2015 insieme a Raffaele Marmo e altri 5 soci fonda Italia Più. È sposato con Teresa, dirigente in pensione di Poste Italiane, ed ha tre figli, Donato, Raffaella e Denise.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top