Carissimo Matteo Renzi, l’Italia e il Pd devono ripartire dal Mezzogiorno

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Pubblichiamo la lettera che il presidente del gruppo dei Socialisti & Democratici al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, ha scritto al segretario del Pd Matteo Renzi in occasione della conferenza programmatica del partito in programma fino a domenica a Portici.

Caro Matteo,

la Conferenza programmatica di questi giorni è una grande occasione per definire le nostre proposte per l’Italia che vogliamo. E’ giusto che il confronto si faccia sulle idee e sulle proposte concrete perché solo unendo visione e concretezza potremo continuare a cambiare l’Italia.

Sfortunatamente, non potrò essere presente alla Conferenza poiché, di ritorno dalla sessione plenaria di Strasburgo, partirò per una importante missione di una settimana in Argentina, Uruguay e Cile. Ci tengo però a portare il mio contributo su due temi che mi stanno particolarmente a cuore: il Mezzogiorno e l’Europa.

Scegliere Portici e il Mezzogiorno per la nostra conferenza non è una scelta casuale. L’Europa rischia infatti di essere indebolita da due grandi fratture: una divisione territoriale fra regioni sempre più ricche e territori sempre più poveri ed una divisione sociale fra cittadini più istruiti dotati di strumenti adeguati per affrontare un mondo ormai globalizzato e i cittadini che vivono in un contesto svantaggiato, più vulnerabili quindi al cambiamento.

Il nostro Mezzogiorno rischia di subire entrambe le fratture. Da questo punto di vista, credo che il nostro partito debba guardare con attenzione alle spinte che stanno attraversando la Spagna ma anche il nostro Paese.
Non c’è nulla di male a volere più autonomia. Sono un sostenitore di una Europa federale in cui ad ogni regione vengano riconosciuti spazi di autonomia. Ma bisogna fare attenzione a non distruggere il principio fondamentale della solidarietà. E, da questo punto di vista, sia nel caso catalano che in quello del lombardo-veneto, mi preoccupa vedere che il cuore delle rivendicazioni riguardi soprattutto la fiscalità. Redistribuire risorse dalle regioni ricche e a quelle più povere non è un atto di beneficienza ma il fondamento del patto di cittadinanza.

La battaglia che nel nostro Paese dobbiamo fare non è quindi togliere a chi ha già meno. Al contrario, deve affermarsi il principio di responsabilità, bisogna cioè mettere il Mezzogiorno nelle condizioni di prendere in mano il proprio destino. Il nostro partito deve lanciare un piano a sostegno del Mezzogiorno. Bisogna passare dalla logica “io ti do di meno e in cambio ti chiedo di fare meno e peggio” a quella per cui lo Stato centrale redistribuisce il giusto e in cambio richiede il massimo in termini di efficienza e di risultati. Il Partito democratico deve battersi per un nuovo Patto per l’Italia fondato su un piano di investimenti mirati per il Mezzogiorno che sia però vincolato a progetti concreti e rendicontabili.

La risposta principale alle nuove fratture che dividono il nostro continente può venire soltanto dall’Europa stessa. Il Partito democratico è la principale forza europeista del nostro continente. Per questo, è necessario che riprenda con forza la battaglia per una Europa unita. Elezione diretta del presidente della Commissione, liste uniche europee, una nuova governance economica più democratica: sono questi i pilastri attorno ai quali dobbiamo ricostruire il progetto europeo nei prossimi mesi. Sarà anche necessario continuare a battersi contro l’austerità, archiviando il fiscal compact e puntando su grandi politiche di investimento sul sapere e la formazione.

Nelle ultime settimane il Parlamento europeo ha approvato importanti misure per rispondere ad alcune fra le principali preoccupazioni dei nostri cittadini. Penso in particolare all’immigrazione. Approvando la riforma del sistema di Dublino, il Parlamento si è schierato per il superamento del famigerato principio del “primo Paese di arrivo” secondo il quale spetta al primo Paese in cui arrivano i richiedenti asilo prendersi carico delle loro richieste. Insomma, qualcosa si muove a Bruxelles e questo è merito del gruppo dei Socialisti e Democratici e del Partito democratico. Tutti insieme ora dobbiamo lavorare per il cambiamento in Europa e per un´Italia più unita. Insieme possiamo e dobbiamo vincere le elezioni del 2018.

Un caro saluto

Gianni Pittella

Come il padre, l'ex senatore Domenico Pittella, e il fratello Marcello, presidente della Regione Basilicata (18 novembre 2013), si laurea in medicina e chirurgia per poi impegnarsi principalmente in politica; è infatti stato consigliere comunale di Lauria (1979), consigliere e assessore della Regione Basilicata (1980), segretario regionale dei Giovani Socialisti. Membro del Partito Socialista Italiano, al suo scioglimento passa nella Federazione Laburista. Viene eletto alla Camera dei Deputati nell'aprile del 1996, per l'Ulivo, sconfiggendo, nel collegio uninominale di Lauria, il candidato del Polo per le Libertà col 55,6% dei voti contro il 37,3% della coalizione avversaria[2]. Nel 1998 segue la confluenza della Federazione Laburista nei Democratici di Sinistra, di cui diventa membro della Direzione nazionale, nonché responsabile nazionale per gli Italiani nel Mondo. Si dimette da deputato nazionale nel 1999, quando viene eletto deputato al Parlamento europeo. Riconfermato deputato europeo alle elezioni del 2004, è stato eletto all'unanimità presidente della delegazione italiana dei DS nel gruppo del PSE al Parlamento Europeo nel novembre 2006 e ha svolto tale incarico fino alle successive elezioni del 2009. Dal 14 luglio dello stesso anno è vice presidente vicario del Parlamento Europeo[3], dopo essere stato rieletto per la terza volta con il Partito Democratico nella circoscrizione Italia meridionale, ricevendo 136 455 preferenze[4]. È iscritto al gruppo parlamentare dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici fino al febbraio 2014, quando aderirà, insieme al PD di cui è membro, al gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Europeo. Il parlamentare riceve la nomina di vicepresidente vicario al primo turno con un totale di 360 su 684 voti validi, risultando il più votato tra i 14 vicepresidenti; riconfermato alla carica il 18 gennaio 2012 riscuote ancora il maggior consenso con 319 voti di preferenza. Fa parte dei comitati di conciliazione tra Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea. È membro della Commissione per i bilanci, della Commissione per i problemi economici e monetari, della Commissione temporanea sulle sfide e i mezzi finanziari dell'Unione allargata nel periodo 2007-2013, della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE–Romania, della Delegazione alla commissione di cooperazione parlamentare UE–Moldavia. Nell'ottobre 2013 si propone come candidato alle primarie del Partito Democratico[5] ma, alla fine, è Matteo Renzi ad essere eletto segretario in quanto Pittella, classificatosi all'ultimo posto, il quarto, con solo il 5,8% di preferenze fra gli iscritti, non è neppure designato a partecipare alla competizione elettorale[6]. Il suo partito successivamente approva in direzione nazionale una deroga che gli consente di candidarsi per la quarta volta al Parlamento Europeo[7] e, uscendo primo dalle elezioni europee del 2014, tra gli eletti del PD nella Circoscrizione Italia meridionale[8], centrare così l'obiettivo con 234 011 preferenze[9] davanti alla capolista Pina Picierno[10]. Dal 2 luglio 2014 è capogruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) al Parlamento Europeo[1] subentrando all'austriaco Hannes Swoboda. Pittella, conclusa la breve esperienza di presidente ad interim dell'assemblea parlamentare dopo l'elezione ufficiale e la riconferma di Martin Schulz, è il primo italiano a guidare il gruppo dei socialisti all'Europarlamento[11]. Tra le sue battaglie politiche l'idea di unificare politicamente gli stati membri dell'Unione europea per attuare l'annoso progetto, mai avviato e sul quale ha anche scritto un libro[12], degli Stati Uniti d'Europa.

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