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Caro sottosegretario l’accondiscendenza non serve a nulla

Leggendo la replica dell’on. Scalfarotto alla mia intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno vien da pensare che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E peggiore interlocutore di chi, innamorato delle proprie idee, le ripete ossessivamente come un mantra, a prescindere dal merito e dalla dialettica del confronto.

In ogni modo chiarisco ancora una volta il mio pensiero, ma non più attraverso i giornali, in modo che la polemica sia definitivamente chiusa, prima che diventi stucchevole.

Parto dal pensiero fisso, Lucera. In quella città, il 25 maggio scorso, il PD ha preso gli stessi voti sia alle europee sia alle comunali, per l’esattezza 4980 voti alle europee e 4927 voti alle comunali, di cui 1905 al PD e 3022 alle liste civiche, che tali non erano perché composte da candidati già elettori nostri e, quindi, orientati a votare PD alle europee.

Con tutto il rispetto dovuto al comune Segretario Nazionale, cosa centri Matteo Renzi in tutto questo è un mistero glorioso. Per dovere di cronaca, in quella stessa circostanza la sottoscritta ha ricevuto 887 preferenze, la candidata di Scalfarotto (e di Renzi) 260, dov’è il valore aggiunto? Suvvia!

Meno semo e mejo stamo. Con tutto il rispetto per il dialetto romanesco, al quale preferisco comunque il pugliese in salsa cerignolana, ricordo che la sottoscritta – a dispetto di tutto di più – alle europee ha ricevuto 31758 preferenze in provincia di Foggia e 116078 in Puglia, di cui una buona parte per voto di opinione dalla cosiddetta società civile, quella vera, che vota per stima o empatia, e non per ragioni altre.

Quella stessa società rispetto alla quale da sempre sono aperta e includente, ma senza mai rinunciare al mio modo di essere e di fare, alle mie idee e alla mia concezione della società e dei rapporti umani, con gli ultimi o con i primi che siano, tutti allo stesso modo. Altro che sinistra minoritaria. Il tema è che sono figlia di commercianti, e so riconoscere la merce riciclata, e distinguere i nuovi arrivi veri dai fondi ammuffiti di magazzino.

Da che parte sto. Da sempre, senza inequivocabile dubbio, dalla parte del bene e dei beni comuni, del PD nella sua interezza e delle ragioni per le quali ho contribuito alla sua nascita. Rispetto chi temporaneamente ne ha la massima responsabilità ma rifuggo dal culto della personalità di chiunque. Sono sempre stata una donna di Partito, mai di corrente fine per se stessa, e tantomeno fine per la propria carriera.

Il mio lavoro istituzionale e politico. Non so a Roma ma dalle mie parti si dice “pane e non tovaglia”. Per questo ho sempre preferito i fatti all’immagine, l’essere in luogo dell’apparire, i risultati alla demagogia. Ed anche la critica costruttiva alla piaggeria.

A Bruxelles sto studiando e lavorando tantissimo e – oltre ad avere già ottenuto risultati concreti, informarsi per credere – sono anche intervenuta su temi importanti, come la normativa sui lavoratori dei call center e l’introduzione del salario minimo a livello europeo. Non ho partecipato a tutte le riunioni della Direzione Nazionale, spesso incompatibili con gli impegni europei. Non sono mai intervenuta – nulla di più vero – ma perché, nelle circostanze in cui c’ero, altri hanno detto, anche meglio di quanto non avrei potuto fare io, ciò che io stessa pensavo. E dar fiato alla bocca per il gusto di parlare o compiacere a qualcuno non è mai stata la mia cifra politica e personale.

Il Segretario Regionale. Emiliano è il candidato che più di altri può consentirci di vincere le elezioni vere. Per questo lo voterò il 30 novembre, non per la sua (presunta) appartenenza a non so cosa. Il che non mi impedisce e non mi impedirà di intervenire per dargli consigli e suggerimenti, ed anche arrabbiarmi quando sbaglia. Perché questo deve fare una classe dirigente, se tiene al suo Partito e alla ditta, e non a se stessa.

L’accondiscendenza non serve a nulla e a nessuno, tantomeno a chi è investito delle massime responsabilità.

L’ufficio politico. Non condivido ma prendo atto dell’orientamento del Segretario regionale. Qualcuno, tuttavia, mi spieghi per quale arcana ragione sia stato istituito con cotanto anticipo, se era destinato a non funzionare.

P.S. Il mondo cambia, come da sempre nella storia, e non è una novità, semmai un’ovvietà. Il tema vero è che non cambiano gli addetti alla furbizia, all’opportunismo, al trasformismo, al galleggiamento sociale e di casta, all’uso privato del bene pubblico, all’economia amministrativa. Costoro vanno tenuti finalmente fuori dalla porta o accolti – anche loro – come nuovi arrivi?

Non ho alcuna difficoltà a interloquire con l’on. Scalfarotto o con chiunque altro, purché nella chiarezza delle idee e della linea politica da perseguire, e nella reciproca lealtà dei comportamenti.


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