Gli #italiani che arrivano a #Londra cambiano nome

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Richard anziché Riccardo, Mary al posto di Maria, John invece di Giovanni: alcuni italiani arrivano a Londra e cominciano a farsi chiamare con un nome inglese.

Si presentano proprio così, fanno anche i biglietti da visita col nome cambiato. E’ tutto personal branding: se non li conosci bene e non sai che sono italiani nati e cresciuti in Italia (ed a Londra appena da un paio di mesi?) il nome inglese fa pensare a possibili collegamenti “per nascita” con la cultura British. Non importa che il cognome sia Meneghini o Rossi o Bonaccorso: anzi, tanto meglio perché potrebbe suggerire perfino un doppio passaporto. Eric Scognamiglio, Matthew Terranova, Joseph Migliore: questi sono inventati ma quelli veri sono molto simili, tutti nomi che suggeriscono un padre italianissimo – o meglio anche un nonno emigrato – e una mamma inglese che, si sa, è quella che dà l’imprinting culturale.

Niente di vero, ovviamente. Facebook aiuta in questo camuflage, visto che qui si sceglie il nome a piacimento (e anzi qualcuno esagera e cambia anche il cognome). Che male c’è a fingersi inglesi di seconda generazione? Niente. Mi pare una questione di identità, anche se – è chiaro – il concetto del sé è anche flessibile ed auto-determinato. Emigrare in età matura è percepito come una rinascita, l’anniversario dell’arrivo si festeggia come il compleanno e il nome nuovo inglese ci sta tutto.

Insomma: Stephen, Philip, Nick sono tutti in realtà Stefano, Filippo, Nicola. Adesso ci penso sempre quando conosco qualcuno col nome inglese e un accento italianissimo, e penso: t’ho sgamato! 

Diversa è la questione dei cognomi: alcune signore italiane che sposano un inglese aggiungono di diritto il cognome British al proprio, e così abbiamo Carolina Rutelli Evans, Luisa Salvini Williams ecc.

Ma non lo fanno tutte, alcune mantengono solo il proprio cognome italiano e basta.

Altre ancora hanno un cognome-panino perché ce ne mettono tanti e col trattino:

1) quello da nubile quindi del proprio papà, spesso italiano;

2) quello del marito, spesso inglese,

3) quello della propria mamma, che a sua volta potrebbe avere due cognomi e via discorrendo: tipo Rosa Mannino Whitehall Patanè-Carter.

A proposito: “nubile” si pronuncia “nubail” e in Inghilterra ha anche il significato di “sexy”: me lo ha segnalato il mio amico Philip guardando tra mille risate la mia carta d’identità

Francesca Marchese

E' una giornalista professionista freelance. Vive e lavora a Londra, dove si occupa di progetti di comunicazione per aziende ed enti culturali. A Catania ha scritto di cronaca per l'agenzie di stampa Italpress, ed ha collaborato con quotidiani cartacei ed online. Ha curato per "RadioCatania" il programma "Catania Report Economia" e per quattro anni è stata un volto del telegionale "PrimaLineaTg" di Telecolor. Il suo Speciale "Emanuele: la sua Facoltà" è stato finalista nel 2009 del Premio Ilaria Alpi nella sezione Giovani. Ha ricoperto il ruolo di ufficio stampa per enti regionali e nazionali. E' un'appassionata di tecnologia, startup, media digitali e food. Le sue passioni sono il cinema ed viaggi, porta sempre con sé l'identità della Sicilia. Vorrebbe scrivere ogni giorno una buona notizia sui beni culturali dell'Isola.

Comments (2)

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    gbravin

    7 Luglio 2015 - 08:06

    Considerazioni sull’artico. Diverse possono essere le cause nel cambiare il proprio nome di battesimo. Non dimentichiamo Al Capone (nato Alphonse Gabriel Capone) oppure Rocco Forte, nominato baronetto dalla Regina Elisabetta II, ma in realtà Carmelo forte. Mentre i doppi cognomi (double barrel) suonano più chic!

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    Franco

    7 Luglio 2015 - 14:18

    la frase “che male c’è a fingersi inglesi di seconda generazione? niente” è raccapricciante… un popolo che rifiuta la propria cultura per “scimmiottare” le altrui culture è privo di dignità. D’altra parte, è anche vero che se cerchi di scacciare la tua natura, prima o poi ritorna..

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