I nemici della Bellezza

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Bellezza
Poco più di un mese fa abbiamo inaugurato una mostra di fotografia con 99 immagini di oltre 60 fotografi (www.stefanolista.it/lenteadastra).
Era possibile lasciare post-it di commento alla mostra. Tra i messaggi più belli e divertenti quelli di tanti bambini. Una cosa però mi ha fatto riflettere: molti di loro hanno usato il post-it per votare la foto migliore, quella vincitrice. Nessuno aveva chiesto loro di farlo, lo hanno fatto spontaneamente. Hanno inconsapevolmente “eliminato” 98 foto per sceglierne una. E nessuno aveva parlato di gara…
Non era una gara, era una mostra!

Ci torniamo più avanti ma ve lo anticipo: il post di oggi è complesso e “scomodo”. Anzi, facciamo così: prendetelo come una provocazione 🙂

Siamo partiti qualche giorno fa con la prima tappa di questo viaggio intorno alla Bellezza con l’intuizione di Peppino Impastato: bisogna difendere la Bellezza. Ma da chi? È possibile dare un volto e un nome ai suoi nemici?

È tanto che ci penso su e mi sembra di poterne individuare tre.

Il primo nemico della Bellezza sono gli interessi economici. Il movente dell’attivismo di Peppino risiedeva proprio nella consapevolezza che il denaro è capace di fagocitare e distruggere ogni cosa. Il suo dolore nasceva dall’essere involontario quotidiano spettatore dello stupro della sua terra natìa per ingrossare il portafogli della mafia. Il denaro può comprare la bellezza e nel momento in cui lo fa la rende “altro”. Può comprare un pezzo di costiera amalfitana e trasformarlo nel Mostro di Fuenti o può comprare il corpo di una donna e trasformarlo in un oggetto. La Bellezza soccombe al denaro quotidianamente e in tutto il mondo. Se vogliamo imparare a difenderla dobbiamo innanzi tutto esserne coscienti. Nella foto allegata a questo post il fotografo Sebastiao Salgado, uno dei grandi viventi, ritrae operai intenti a spegnere i pozzi petroliferi manomessi dagli iracheni durante la prima guerra del golfo. È un’immagine potentissima in cui si esprime la poetica di Salgado: i piccoli e anonimi operai rappresentati come bronzei e statuari eroi di fronte alla tragedia di una guerra di interessi economici. Salgado è così: per lui gli eroi sono anonimi, sono gli ultimi, quelli che pagano le conseguenze negative del mondo che abbiamo costruito. Altro che politici e VIP! 🙂

Il secondo nemico è l’ignoranza. La bellezza creata dall’uomo è innanzi tutto estro, creatività, e questi si nutrono di conoscenza, sapere, relazione con culture diverse. L’artista è un curioso per definizione. È affamato di conoscenza alla maniera di Stewart Brand: Stay Hungry, Stay Foolish… Ma la fame dello stomaco sembra troppo spesso prevalere su quella dello spirito. Qualche giorno fa sono stato a Roma alla mostra di Salgado. Il giorno dopo sono stato ad una fiera dove si mangiava. Avrò contato il decuplo delle persone… Intendiamoci, non è un peccato l’alta affluenza allo stand fieristico. Lo è semmai il fatto che ben pochi conoscano Salgado e il suo messaggio a difesa della dignità dell’uomo e della natura 🙂 Don Luigi Ciotti ha affermato di recente: “il peggior nemico delle mafie è la cultura”. La cultura, la conoscenza sono le fondamenta dell’opera del creativo. Potrei affermare che non si può creare se prima non si conosce… E la bellezza della natura, o se preferite quella creata da Dio, non teme nulla se non l’ignoranza dell’uomo.

A questo punto qualcuno potrebbe pensare soddisfatto di essere un “amico” della Bellezza. Basta poco: non ho interessi economici che possano aver arrecato danno alla bellezza e tutto sommato ho la mia cultura che mi permette di distinguere un quadro di Leonardo da uno di Caravaggio…

Ma è presto per cantare vittoria 🙂 Il terzo nemico della Bellezza è il più subdolo dei tre e in qualche maniera siamo tutti portatori più o meno sani di questo virus. 

Il terzo nemico lo chiamo così: massificazione e assolutizzazione delle emozioni. Per farla breve sto puntando il dito contro i “reality show” e contro tutti quei programmi che sono accomunati dalla proposizione al pubblico di tre precisi messaggi. Il primo messaggio è questo: nella vita ciò che conta sono le emozioni. Siamo sottoposti ogni giorno a un balletto di emozioni che vanno dal pianto alle urla. Gli sfondi, quelli, cambiano: si va dal “confessionale” al salotto-televisivo-domenicale-nazionalpopolare passando per gli approfondimenti di stampa e tv sul delitto di Avetrana. E se le mie emozioni si modellano su quelle di coloro che stanno di fronte alla telecamera mi sento parte del sistema, ho l’illusione di vivere! Secondo messaggio: non sei adeguato. Ma come ti vesti? Ma cosa cucini? La tua casa è all’altezza? Sei abbastanza cool? Vogliamo parlare dei tuoi addominali? E infine il terzo messaggio: il mondo si divide in vincitori e perdenti. Che la formula sia “per te miss Italia continua” o “sei stato eliminato” poco cambia. Devi dimostrare da che parte stai…

Quasi l’intero palinsesto televisivo oggi si regge su questa triade. A questo punto è legittimo chiedersi: cosa c’entra tutto ciò con la Bellezza? Provo a raccontarvi il profondo nesso che intravedo. Avete mai conosciuto una persona bella? Intendo bella alla maniera di Fabio Volo: “E poi ci sono quelle persone belle da morire. Non belle in senso fisico.. belle e basta. Belle perché quando sorridono illuminano ciò che le circonda. Belle perché il suono della loro voce riempie l’aria. Belle perché con un gesto ti rendono felice, belle perché fanno parte di te e ti rendono migliore…”. [F.Volo, Il giorno in più]

Posso ipotizzare con nesso di causa-effetto che i genitori della Bellezza siano l’Amore e la Libertà. Restiamo sempre tremendamente affascinati dalle persone libere e capaci di amare. Restiamo sempre stupiti da quello che sono in grado di realizzare…

Al contrario, i tre messaggi di cui sopra ci piegano lentamente e inesorabilmente alla condizione di schiavi rassegnati e insoddisfatti di noi stessi e della vita. L’esatto substrato su cui si regge un certo tipo di “potere” e che rade al suolo ogni anelito di bellezza.

Partiamo dalle emozioni: assolutizzarle è falso e fuorviante. Siamo uomini e donne fatti di ragione ed emozione. Il poeta libanese Gibran paragonava l’emozione (la passione), alla vela della nave e la ragione al timone. Per navigare una nave ha bisogno di entrambi… Eppure oggi chi è in grado di fronte alla foto di Salgado di ragionare sulla stessa? Giudichiamo le immagini per quello che Roland Barthes chiamava il “punctum”. Se ci pungono, ci emozionano, sono belle. Altrimenti passiamo alla prossima. Ma oltre al punctum esiste lo “studium”, nel nostro esempio la comprensione che quei corpi lucidi hanno un senso preciso in Salgado… Ne parleremo più avanti: l’arte non è solo forma, è anche (e soprattutto) senso. Siamo in grado di leggerlo? Per farlo c’è bisogno di un pizzico di cultura. E torniamo al nemico numero due 🙂

Il messaggio di inadeguatezza mina le fondamenta stesse dell’Amore: l’amore a se stessi. Da non confondere con l’egoismo. Perché il contrario dell’Amore, sempre per citare Fabio Volo, è la paura. Tutte quelle volte che cediamo alla paura di essere “sbagliati” stiamo svilendo il nostro essere in tutte le sue potenzialità. Innanzi tutto quelle creative! Ci avete mai pensato? Se manca l’amore a se stessi è impossibile amare gli altri o un Essere Superiore… La sensibilità (che è feconda in quanto produce arte) diventa vittimismo, rassegnazione. E diventa sterile. Ma l’arte è sempre ricerca di assoluto, di senso… non può essere sterile…

E per concludere il terzo messaggio: la continua suddivisione dell’universo in vincitori e perdenti che ci fa perdere il senso del reale. Perché vittoria o sconfitta non sono categorie umane immutabili ma stagioni della vita. I fallimenti non sono altro che arature del campo prima di una nuova semina. Ciascun artista vive il dramma del fallimento, dell’evoluzione, del cambiamento. Lo vive, non lo rifugge. È in quella vita che nasce l’opera d’arte. Ed è concreto il rischio che le migliaia di adolescenti che non si perdono una puntata di Amici, deleghino la propria felicità all’eroina di turno, convinti che per avere successo nella vita sia necessario arrivare proprio lì: in televisione. Per approfondimenti c’è un film meraviglioso che consiglio a tutti: “Videocracy, Basta apparire”. E siamo tornati al principio di questo post: l’imprinting mediatico del vincitore-perdente è quanto mai radicato già nei nostri figli. La competizione viene prima del godimento di una mostra “collettiva”. Una volta lessi una frase bellissima: non c’è cosa più bella di un eroe che un popolo di eroi. La televisione ci propina spesso il messaggio contrario: è felice solo l’individuo che prevale sulla massa…

Più ne parlo più mi convinco: la Bellezza oggi è più che mai minacciata da quel processo di “spersonalizzazione” spirituale e morale dell’individuo portato avanti dalla televisione commerciale che ci propone un bello artificiale, pre-digerito, universale, indiscutibile e inaccessibile.

Stefano Lista

È nato nel 1974, ha studiato, si è laureato in Economia. Ha fatto lavori attinenti ai suoi studi. Ma la fotografia lo ha sedotto e lo ha rapito. E così la passione ventennale ha preso il sopravvento e con una moglie e due figli “a carico” ha deciso di lasciare tutto e di fare quello che voleva davvero fare: il fotografo. Stefano ama definirsi un “cacciatore di senso” ed è convinto che il ruolo del fotografo oggi debba quanto mai essere quello di “testimone” del mondo che attraversa. È altresì convinto che la “bellezza”, la cui ricerca in posti impensabili costituisce gran parte del lavoro di fotografo, possa davvero salvare il mondo come affermava il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij. Stefano negli ultimi anni ha radunato attorno alla propria passione centinaia di allievi dei suoi corsi di fotografia con i quali organizza mostre, eventi culturali, momenti formativi.

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