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La chiamano malasanità ma per noi medici è solo cattiva informazione

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Riporto testualmente da testate giornalistiche e siti web di informazione: “muore a 2 anni per una tracheotomia sbagliata”, “mette un catetere e muore”, “medici in pausa pranzo e la bimba muore”. Il padre della bimba: “me l’hanno ammazzata, doveva mettere un semplice catetere”.

Partiamo dall’ultima frase: posizionare un catetere venoso centrale è una procedura molto complessa, viene eseguita in sala operatoria ed è gravata da diversi rischi compreso quello che ha portato purtroppo alla morte la piccola bambina al Policlinico Tor Vergata di Roma. Se fosse “semplice”, come è stato scritto, la legge non imporrebbe al paziente o ai genitori ( in caso di minori), di firmare un consenso dopo essere stati adeguatamente informati sui rischi connessi.

Negli articoli di giornali e siti web nessuno, inoltre, sembra essersi chiesto perché questa piccola doveva posizionare un catetere venoso, ebbene per chi se l’è chiesto e per chi no, la piccola doveva essere sottoposta ad un trapianto di midollo, un trattamento che di solito è riservato a chi ha già una patologia grave e che ha già subito numerose terapie invalidanti. In altre parole la piccola paziente probabilmente aveva un rischio più elevato di svilluppare la complicanza che l’ha poi portata alla morte, rischio noto e statisticamente inevitabile anche per un soggetto perfettamente sano.

Ribadendo che qualunque professionista sbagli deve pagare secondo quanto stabilisce la legge e con tutto il rispetto per il dolore dei genitori, c’è una forte possibilità che questa vicenda sia assolutamente e tragicamente normale e che faccia parte delle statistiche mediche, in altre parole inevitabile.

In ogni ospedale in cui si curano i bambini vengono continuamente posizionati centinaia di cateteri venosi centrali, un medico può accettare che questo non faccia notizia, benchè la maggior parte delle persone non lo sappia e non ne immagini la complessità della procedura, ma un medico non riesce ad accettare di passare per assassino mentre cerca di salvare una vita.

L’unico modo per evitare le complicanze di questi interventi sarebbe non effettuarli affatto ma così non si potrebbero curare le altre centinai di bambini. Un’ultima cosa: per qualunque reparto del sistema sanitario nazionale non esiste la pausa pranzo, l’orario finisce alle 14:20 la maggior parte dei medici però non va via prima delle 16, alcuni anche più tardi, e prima delle 14 arrivano già i medici del turno pomeridiano, paradossalmente quando per qualcuno arriva la pausa pranzo nei reparti c’è la maggior concentrazione di medici. Ovviamente questa vicenda dovrà essere chiarita dagli organi competenti e nelle giuste sedi legali ma se non verrà riscontrata la responabilità di alcuno, sono sicuro sarà una notizia che non leggeremo.

Gaetano La Barba

Nato nel 1975 a Pescara. Cresciuto a Pescara. Laureato in Medicina nel 2000, specializzato in Ematologia nel 2005, un master in ematologia Pediatrica presso L’Uiversità La Sapienza di Roma. Dal 2009 dirigente medico presso il reparto di Ematologia dell’Ospedale Spirito Santo di Pescara, un’esperienza di una anno in un ospedale pugliese, Trani. Legatissimo alla propria Città, alla propria regione e al sud Italia, una passione sviscerata per il cinema e la montagna (Abruzzese), ama la tecnologia, leggere, la gastronomia, la chitarra (lo strumento musicale) e la sua vespa 300. Non gli dispiace scrivere.

Comments (13)

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    Diego giordano

    23 Settembre 2013 - 17:39

    L’impianto di C.V.C con tecnica di Seldinger, procedura invasiva, prevede: Anestesista-Rianimatore,
    Sala operatoria, consenso informato, eco-guida e controllo radiografico. Senza scendere nel dettaglio.
    Di semplice c’è solo la sigla Cvc, catetere venoso centrale.

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    Diana

    23 Settembre 2013 - 21:18

    Grazie dell analisi dettagliata … Pensavo di essere l unica ad aver fatto considerazioni di questo tipo …

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    Chiara Scirea

    23 Settembre 2013 - 22:14

    Contenuti ottimi anche se un po’ troppo scarni per i non addetti ai lavori (che da queste poche righe non capiscono nemmeno di cosa si parli); ottimo però per agganciare e insinuare il dubbio in chi ha voglia di ragionarci su e approfondire.

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    Maria

    24 Settembre 2013 - 00:57

    Dovremmo smettere di fare questo lavoro, ormai viviamo nell’epoca della medicina delle aspettative!!!!

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    Dott. Riccardo Piagnerelli

    24 Settembre 2013 - 01:37

    I cateteri venosi centrali in regime elettivo devono essere posizionati in sala operatoria, in suite radiologica o nei reparti di rianimazione attrezzati. Possono anche essere messi sull’autobus ma ciò non é detto che sia corretto. Sig. Perdetti si informi lei.

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      Ettore

      24 Settembre 2013 - 15:44

      Caro Piagnerelli se vuole le posso far avere le linee guida siarti dell inserzione di un cvc, ma chi le rispetta? Mi dica lei in percentuale quanti anestesisti inseriscono cvc eco guidati o sotto controllo radiologico? Il controllo rx si fa….dopo….e sa perché? Per vedere se ė stato provocato un pnx… caro dottore….

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    Bibiana lucifora

    24 Settembre 2013 - 10:29

    Non controllare la radiografia che si fa dopo il posizionamento del catetere è un atto di grave negligenza professionale. Finiamo la di considerati i pazienti come gente visionaria che vede chissà che cosa

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    Dario d'Angelo

    24 Settembre 2013 - 22:50

    Giustissimo.
    Ma vi rendete conto di dove stiamo andando a finire. Tra un pó se ad un paziente viene un colpo di tosse diranno che è colpa di un medico.
    Credo che sia giunto il momento di dire basta a questi “linciaggi” mediatici e far capire, prima ai giornalisti e poi alla gente comune, che la medicina non sempre è una scienza esatta e che ogni procedura è caratterizzata anche da complicanze.

    Dario d’Angelo
    Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica

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    Sylvie Renault

    25 Settembre 2013 - 15:02

    Per quanto condivisibile in linea generale, anche questo articolo è assolutamente di parte. Non voglio soffermarmi sulle affermazioni della pratica salva vita del caso di questa bambina, finita purtroppo in tragedia, ma sul fatto che purtroppo applicare la prassi per le strutture ospedaliere è fin troppo vincolante, al punto tale dal non vedere quello che si sta per fare.
    Sono stata ricoverata diversi mesi in uno dei più rinomati ospedali pediatrici di Roma con mio figlio di 5 mesi e ho lasciato all’URP una TOMO di segnalazioni di inadempienze e superficialità.
    Il catere centrale venoso ci è stato più volte proposto perché il piccolo, che per un’infezione aveva bisogno di fare terapia antibiotica endovenosa, perdeva costantemente la vena, e ci è stato sempre proposto come la “prassi” e come una cosa assolutamente tranquilla e senza rischi, sempre nella disamina del rapporto “costi benifici”, rapporto molto caro alle strutture ospedaliere che non fanno che parlare di altro.
    Ci siamo sempre opposti al catere centrale per nostro scrupolo e per gli scrupoli che un giorno ci mise un anestetista.
    Il costo beneficio di questa povera piccola è stata la vita, quando ovviamente nel suo caso proprio la vita era in ballo.

    In ultimo voglio soffermarmi sulla parte finale dell’articolo.
    Si certo, SULLA CARTA medici e infermieri non hanno pausa pranzo.
    Ma chiunque abbia passato qualche giorno in un ospedale sa quanto la realtà sia ben lontana da quello che dovrebbe essere.
    E anche solo durante un cambio turno ho aspettato quasi 1 ora per avere una tachipirina con il piccolo con 40 di febbre.
    Ah, naturalmente l’ho ottenuta perché mi sono incazzata e sono andata in medicheria, dove ho trovato i colleghi che avevano appena attaccato che mangiavano beatamente una pizza fumante appena arrivata.

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    Mario

    25 Settembre 2013 - 17:58

    Errores medicorum terra tegit.

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    alessandro mocci

    26 Settembre 2013 - 01:21

    Le scrivo da Padre, che ha passato quasi la metà dei 9 mesi di suo figlio in un ospedale pediatrico – uno dei migliori in Italia – per assisterlo mentre la struttura se ne “prendeva cura” ed alcune delle sue affermazioni sono disarmanti e mi fanno montare una rabbia che cova dentro e che cercherò di gestire per rendere il mio intervento scevro da condizionamenti:

    “c’è una forte possibilità che questa vicenda sia assolutamente e tragicamente normale e che faccia parte delle statistiche mediche, in altre parole inevitabile”
    LA MORTE DI UN NEONATO O DI UN BAMBINO O DI CHIUNQUE IN UNA SALA OPERATORIA O IN UN REPARTO DI OSPEDALE NON PUO’ ESSERE MAI E POI MAI CONSIDERATO NORMALE O INEVITABILE.
    E LE STATISTICHE MEDICHE SONO UN PRETESTO DIETRO CUI VI NASCONDETE.

    “In ogni ospedale in cui si curano i bambini vengono continuamente posizionati centinaia di cateteri venosi centrali”
    ED IL POSIZIONAMENTO DI UNA BUONA PARTE DI QUESTI CVC E’ TOTALMENTE INUTILE E SUPERFLUA MA RISPONDE SOLO ALLE LOGICHE DI “PROCEDURA” E NASCONDE UNA DELLE TANTE SPECULAZIONI SUL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE.
    ABBIAMO ASSISTITO COME GENITORI A 3 TENTATIVI DI POSIZIONAMENTI DI CVC – IN URGENZA , ANCHE DI NOTTE – A NOSTRO FIGLIO PER TERMINARE SOMMINISTRAZIONE DI TERAPIA ANTIBIOTICHE PER ENDOVENA SEMPLICEMENTE PERCHE’ GLI ACCESSI VENOSI PERIFERICI SALTAVANO OGNI DUE GIORNI DOPO ESSERE STATO BUCATO ANCHE 5 VOLTE IN UN GIORNO (2 TENTATIVI DELLE INFERMIERE + 3 DELL’ANESTESISTA)

    il suo articolo di difesa omette la verità di fondo:
    LE “PROCEDURE” SERVONO SOLO PER “PARARVI…” DAL PRIMO ALL’ULTIMO. DAI PRIMARI E DIRETTORI SANITARI FINO ALL’ULTIMO DEGLI INFERMIERI. ED IL CONSENSO INFORMATO NE E’ LA RIPROVA, QUELLO CHE A VOI INTERESSA E’ LO SCARICO DI RESPONSABILITA’ VERSO UN SOTTOPOSTO O MEGLIO ANCORA VERSO I GENITORI CHE FIRMANO IN CONDIZIONI DI INCOLMABILE ASIMMETRIA INFORMATIVA E SPESSO IN SITUAZIONI DI STRESS EMOTIVO INGESTIBILE, SEMPLICEMENTE AFFIDANDOVI I PROPRI PICCOLI SPERANDO CHE GLIELI RESTITUIATE INTEGRI DOPO QUALCHE ORA”.

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    alessandro mocci

    26 Settembre 2013 - 01:27

    ……
    E VOGLIAMO PARLARE DI QUELLA DEL NEONATO STRANIERO AL SAN GIOVANNI PERCHE’ GLI ERA STATO INIETTATO IL LATTE INVECE DELLA FISIOLOGICA?CASO OCCULTATO SOLO PERCHE’ I GENITORI ERANO STRANIERI, NON PARLAVANO BENE LA NOSTRA LINGUA, SI SONO TRINCERATI NEL LORO DOLORE E NON HANNO SAPUTO PRETENDERE DELLE SPIEGAZIONI?

    CITANDO ANCORA IL SUO ARTICOLO:

    “In altre parole la piccola paziente probabilmente aveva un rischio più elevato di svilluppare la complicanza che l’ha poi portata alla morte, rischio noto e statisticamente inevitabile anche per un soggetto perfettamente sano.”
    QUESTO E’ IL VOSTRO “COSTO BENEFICI” , TERMINE… CHE NON DOVREBBE ESSERE NEMMENO PRONUNCIATO IN UN CONTESTO DOVE CI SONO ESSERI UMANI CHE SOFFRONO…

    “Un’ultima cosa: per qualunque reparto del sistema sanitario nazionale non esiste la pausa pranzo, l’orario finisce alle 14:20 la maggior parte dei medici però non va via prima delle 16, alcuni anche più tardi, e prima delle 14 arrivano già i medici del turno pomeridiano, paradossalmente quando per qualcuno arriva la pausa pranzo nei reparti c’è la maggior concentrazione di medici”.
    …MAGGIORE CONCENTRAZIONE DI MEDICI NON SI TRADUCE IN MAGGIORE PRESENZA DI MEDICI IN CORSIA O DISPONIBILI PER LE URGENZE SIGNIFICA CON PIU’ PROBABILITA’ MEDICI IN RIUNIONE FIUME, IN DISCUSSIONI COLLEGIALI, O PIU’ FREQUENTEMENTE MEDICI A PRENDERE IL CAFFE’ INSIEME.
    PER ESPERIENZA PER OTTENERE DI PARLARE CON UN MEDICO PROPRIO IN QUELLA FASCIA DALLE 14 ALLE 16 CONVIENE ANDARE FISICAMENTE A STANARLI PERCHE’ SE PASSI ATTRAVERSO L’INFERMIERE DI TURNO CHE MAGARI HA APPENA FATTO CAMBIO TURNO ANCHE LUI SIGNIFICA ATTENDERE INVANO PER ORE.

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    Gianfranco

    27 Settembre 2013 - 20:27

    Vi ricordate il caso dei due neonati morti a Foggia “caso di presunta malasanità finito all’arena da Ciletti? Dopo 2 anni di indagini tutto è stato archiviato perché non sussiste il fatto. Cosa è rimasto se non lo scoop giornalistico del momento? nessuna riabilitazione a mezzo stampa…..
    E così che va l’Italia….
    Perché non danno ai medici il potere di rivalersi quando ingiustamente infangati?

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