Una città poco più popolata di Salerno, una Club che in 132 anni di storia non aveva mai vinto il titolo, un tecnico straniero, Claudio Ranieri, sempre vicino a successi importanti ma puntualmente solo sfiorati.

C’erano già in partenza tutti gli elementi per trasformare questa semplice storia calcistica in splendida favola che non può non divenire un’autentico spot per questo sport troppe volte martoriato da pregiudizi, falsi clichè e tanto cattivo affare che ne hanno contaminato di fatto l’essenza: un’essenza fatta di emozioni, sana competizione e passione. La squadra del tecnico italiano ci restituisce infatti in primis l’aspetto essenziale di questo sport: la credibilità.

Il Leicester ridona speranza nel ruolo del campo quale vero ed unico insindacabile giudice delle capacità e dei meriti dei club che si affrontano su di esso: passione, voglia di arrivare, umiltà e cifra tecnica possono portare qualsiasi squadra a prevalere su avversari anche più quotati e di maggiore tradizione e blasone calcistico e con società economicamente di un’altro pianeta.Nessun addetto ai lavori avrebbe potuto prevederlo, ma questa  storia calcistica fa indiscutibilmente bene al calcio: ne avrebbe bisogno anche il calcio italiano cui mancano queste splendide storie da ormai troppi anni (ricordate lo scudetto del Verona o della Sampdoria o, nel caso nostro, del Napoli?).

A certi livelli infatti si ha l’impressione che per vincere o anche solo per competere per titoli importanti ci sia necessità di avere una società con forza economica importante altrimenti inutile anche solo pensarci. Anche se ciò è innegabile, il Leicester di Ranieri ci conferma il vecchio detto degli allenatori per il quale in campo non ci vanno i milioni, i titoli conquistati, il blasone ed altre componenti ma undici atleti che ne sfidano altri undici partendo da una condizione di assoluta parità: vincono,quasi sempre, gli undici che meritano di più. Ecco in questa semplice constatazione risiede il segreto del successo di Ranieri: ricondurre il calcio, al di là dei tatticismi, alla sua vera essenza di sana e passionale competizione sportiva.

Umiltà, entusiasmo, determinazione, un’atteggiamento tattico adeguato hanno di fatto “dopato” gli atleti di Ranieri trascinandoli ad un’impresa che rimarrà nella storia del calcio non solo inglese ma internazionale. Nulla valgono i beceri tentativi di qualche benpensante che ha cercato di screditarne l’impresa con chiacchiere su presunte scommesse da parte di atleti del club vincitore:bisogna saper accettare la sconfitta ed applaudire la squadra che il campo ha giudicato quale migliore poichè solo così si diventa vincenti e si mostra d’esser appassionati a questo sport.

Sono questi gli esempi positivi da raccontare ai giovani per insegnare loro cos’è veramente il calcio: questo è il calcio che ci piace. Grazie Mister Ranieri!.