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Quant’è difficile la vita degli imprenditori del Sud

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L’Italia ha la forma di uno stivale circondato dall’acqua, con una punta collegata all’Europa e l’altra intrisa nel mediterraneo, a guardar l’Africa.

Ciò vuol dire che un imprenditore del Sud, se vuole commerciare con paesi dell’Occidente europeo, deve far viaggiare i suoi tir per mille chilometri. Un collega del Nord, dopo due ore di viaggio è in Svizzera, Germania, Austria, Francia.

Fare impresa al Sud, dunque, è un mestiere difficile. Le merci italiane viaggiano quasi tutte su gomma, le difficoltà del Meridione, per accedere ai mercati esteri, sono oggettive.

La sua piccola e media impresa, deve sostenere costi ed avversità notevoli.

Quando il popolo delle partite iva, fomentate dal leghismo, parlavano di un Sud parassita, dimostravano di non saper accedere ai minimi dati: quelli geografici.

Un imprenditore della provincia di Milano, messo in provincia di Trapani,  riuscirebbe a fatturare il 50% del suo standard. Nessuno può dubitarne.

La politica italiana deve tenere ben presente, nelle sue agende, il fattore esposto. Il Sud dell’imprenditoria, va aiutato con incentivi che diminuiscano i costi della sua distanza geografica dai mercati. In questi giorni di campagna elettorale, invece, si parla del Regno delle due Sicilie e macroregione ad esso ispirata, come esempio di autosufficienza. Beppe Grillo in primis.

Ma quel regno era autonomo, perché l’economia di due secoli fa, era tutta rurale ed artigianale, quindi non legata alla condizione geografica.

Come si fa a non capirlo?

Il Regno di Napoli, va preso come esempio di identità culturale, non di fattore economico. Eppure in questi momenti di crisi ci si appella a tutto.

L’unico dato positivo è la rivalutazione dell’esperienza e del ricordo di quel regno. Esso è stato un’espressione culturale europea e l’unica nazione all’interno del territorio italiano. Di ciò, molti al Sud ne sono fieri. Ma usare il concetto del regno, in campagna elettorale, come una delle soluzioni della crisi, mi sembra il tentativo di dirci: vedetevela da soli.

Insomma, il vituperato Regno del brigantaggio, ora è diventato il virtuosismo da coltivare.

Però, chi se lo aspettava!

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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