EXPO, ovvero c’è del marcio anche (e soprattutto) a Milano

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L’Expo di Milano si avvia a conquistare tutti i primati per l’opera più inutilmente costosa, più inefficiente (dopo nove anni, a parte megalavori mai fatti, era incompiuto il 40 per cento dei capannoni) e più ladra di sempre. Altri 35 arresti. Oh: 35! Sono retate una dopo l’altra. E ogni volta, come fosse niente: un sasso nello stagno, l’acqua si richiude e, fangosa e lurida com’è, non fa manco i cerchi concentrici a ricordare, per un po’, l’offesa.

Per Mafia Capitale a Roma, i giornaloni “nazionali” nord-centrici impegnarono le migliori firme per riempire paginate e paginate, decine al giorno, da Repubblica al Corriere, per dimostrare che Roma era tutta marcia (curioso se ne siano accorti dopo che l’allora sindaco Ignazio Marino chiuse la mega-discarica di rifiuti di Malagrotta, appartenente a quell’“Ottavo re di Roma”, con cui tutti i partiti andavano d’accordo).

Ma va bene così, meglio esagerare con la denuncia del “marcio su Roma”, che soffocare, sminuire, come per il marcio della città più corrotta d’Italia, Milano. Quel mezzo dire, fingere che si tratti di schegge sporche di un sistema sano rende complici. Ci si vanta del fatto che Milano “è tornata ad attirare capitali”. E si sorvola sul tipo di capitali. Lo sanno tutti, lo sappiamo tutti che soldi sono; lo sanno le banche che li rincorrono e fanno ponti d’oro a chi li porta; lo sanno i politici che sono al servizio di quell’economia; lo sanno gli imprenditori che si fanno soci o prestanome di quei loro “colleghi”.

Expo è la consacrazione del sistema-Milano:

  • la città chiede l’appoggio di tutto il Paese per l’assegnazione dell’Expo; appena la ottiene, la Società che guida l’impresa e in cui sono rappresentati tutti gli enti pubblici locali, vara una norma per impedire, a chiunque non sia “della zona”, di partecipare agli appalti per le forniture. Sono state necessarie la denuncia dei sindaci di Napoli e Bari (dopo la divulgazione della porcata da parte di Marco Esposito) e la condanna dell’Unione Europea, per far rimuovere quella schifezza meneghina in perfetto stile leghista.
  • Tutto bloccato per anni, perché si voleva imporre che l’Expo si facesse su suolo da acquistare da un privato, a prezzi folli: si è rischiato di non riuscire proprio a farla più, perché ormai si era alla vigilia e non c’era più tempo. Così abbiamo avuto, in oltre un secolo, l’unica Expo della storia non fatta su suolo demaniale (pure la prossima, ad Astana, Kazakistan, sarà su terreno pubblico: in questo, Milano ha mostrato più… efficienza).
  • Per la prima volta si è dovuta “commissariare” una città per anticorruzione; ma già prima che l’Expo cominciasse, erano state escluse per mafia più aziende che in mezzo secolo di Salerno-Reggio Calabria e inquisite, arrestate, più di un centinaio di persone, fra manager, dirigenti politici, faccendieri, incluso vecchie glorie di Tangentopoli tornate in servizio e ben accolti, ancora freschi di galera, nelle sedi istituzionali.
  • L’Expo è stata inaugurata con ampie zone e opere incompiute; non era stato nemmeno pulito il terreno (in fondo l’avevano pagato solo dieci volte più dei prezzi di mercato, con soldi nostri, cosa pretendevamo?), nonostante il contratto da oltre cento milioni con una società specializzata, al punto che fu necessario nascondere “l’intorno Expo” con costosi teli (a buon mercato niente, eh?). Il padiglione della Lombardia dovettero chiuderlo pochi giorni dopo l’inaugurazione e rifarlo, perché non funzionava manco l’aria condizionata. Il Corriere della sera nascose la notizia nella cronaca cittadina.
  • Comincia l’Expo e, magicamente, nessuno più viene arrestato, va in galera... Tanto che il capo del governo (per la serie: almeno stai zitto!), Matteo Fanfarone Renzi, pubblicamente ringrazia la Procura di Milano per la “sensibilità istituzionale”. A capo dell’Expo, un discutibile Giuseppe Sala che vede farsi il vuoto intorno, per i collaboratori che finiscono sotto inchiesta e “ar gabbio”, come dicono a Mafia-capitale. Ma lui che poteva saperne, pora stella, non sa manco quanti siano stati davvero i visitatori dell’Expo, e se lo sa non ce lo detto! Dimentica pure, nelle dichiarazioni giurate “sul suo onore” (azz!) il possesso di una società in Italia, una all’estero, una residenza alpina.
  • L’Expo “che è stata un successo” (in Rai erano obbligati a dirlo anche negli annunci meteo) chiude in deficit. E lo pagheremo noi: infatti, non bastassero i soldi pompati dal Paese alla Capitale Immorale per la fiera, ora ne strapompano altri, magari con la scusa del Centro di ricerche a danno di tutta Italia (1,5 miliardi!) e altre rapine.
  • Ammirati per il successo dell’Expo, governo e “classe dirigente locale” milanese propongono il nocchiero di cotanta fallimentare fiera quale sindaco di Milano. Si va alle primarie del Pd e, per la serie “accà nisciuno è fesso”, il partito pare avere qualche problema a far prevalere Sala. Ed ecco che si presentano ai seggi colonne di cinesi intruppati che non sanno manco chi è Sala e hanno un fogliettino su cui è scritto il suo nome, per non sbagliare. Nessuno si chiede: in cambio di che? O davvero pensate che i pacchi di voti in politica siano gratis? Nulla di male, per carità: magari (un’ipotesi fra le altre), a chi deve portare “capitali” interessa che sindaco sia uno capace di gestire la città come è stata gestita l’Expo. Se uno è bravo, è bravo…
  • Finita l’Expo, ricominciano gli arresti per Mafia-Capitale-Immorale (viene anche condannata a due anni, altra vicenda, per appropriazione indebita e frode fiscale l’ex presidente di Expo 2015 e vice presidente di Confindustria, Diana Bracco). Ma il marcio è sempre altrove, se no come fa la Capitale a essere Morale?
  • Di sicuro c’è marcio altrove. Ma, a essere pignoli: finora, quasi una settantina di inquisiti per Mafia Capitale sono stati prosciolti (ma almeno altrettanti ne restano). E mentre nella Capitale Immorale, per Expo e altre mangiatoie, si concentrava il peggio della corruzione e della imprenditoria mafiosa, a Napoli veniva speso un miliardo, senza un euro di tangente, per fare la metropolitana più bella del mondo (lo hanno stabilito i rappresentanti delle sotterranee straniere) e quanto all’efficienza, gli osservatori inviati da quella di Londra hanno pubblicamente espresso la loro ammirazione.
  • Milano paracula è sempre stata: contribuì alla cassa comune dell’Italia appena unita con poco più dell’1 per cento (contro il 66 circa del Regno delle Due Sicilie) e da allora è impegnata a svuotarla a suo esclusivo favore. Ma ciò detto, Milano non era questa: era avida, ma anche di idee, di valori, di bellezza, di curiosità, di uomini e donne in gamba, di futuro, non solo di soldi. E non parlo per sentito dire: l’ho conosciuta quella Milano. Oggi è la zombi della città acuta e interessante che affascinava chi aveva un’idea, un progetto. Sindaco Sala, presidente della Regione Maroni, slogan “Prima il Nord”, Fo morto, Jannacci pure… E il rischio che i milanesi che valgono (e, credetemi, ne conosco e li ammiro; con molti di loro ho lavorato) spariscano alla vista, assimilati nel panorama dei tanti che solo contano soldi, magari dopo averli lavati. Senza chiedersi da dove vengono. Anche perché lo sanno benissimo.
  • Niente da aggiungere. Giusto per non montarsi la testa, fermandosi a 10…

Pino Aprile

È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, ha lavorato in televisione con Sergio Zavoli nell'inchiesta a puntate Viaggio nel sud e a Tv7, settimanale di approfondimento del TG1. È autore di libri tradotti in più lingue come Elogio dell'errore, Elogio dell'imbecille e Terroni. Conclusa l'esperienza di direttore di Gente si è occupato principalmente di vela e altri sport nautici, dirigendo il mensile Fare vela e scrivendo alcuni libri sul tema, come Il mare minore, A mari estremi e Mare, uomini, passioni. Nel marzo 2010 ha pubblicato il libro Terroni, un saggio giornalistico che descrive gli eventi che hanno penalizzato economicamente il meridione, dal Risorgimento ai giorni nostri. L'opera è divenuta un bestseller, con 250.000 copie vendute[1]. Per questo libro, il 29 maggio 2010, gli sono stati conferiti, fra gli altri, a Palermo il Premio Augustale, a Reggio Calabria il Rhegium Julii, ad Aliano il Premio Carlo Levi, ad Avezzano il Premio Marsica. Dal libro nasce lo spettacolo teatrale omonimo con l'attore Roberto D'Alessandro e musiche di Mimmo Cavallo. Per iniziativa di Marcello Corvino, della Promomusic, dagli ultimi tre libri di Aprile e dalle canzoni brigantesche e meridionaliste di Eugenio Bennato, è tratto il lavoro teatrale Profondo Sud, con cui i due autori hanno esordito l'estate del 2012. Nell'agosto 2011 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di San Bartolomeo in Galdo; il 19 gennaio 2012, quella di Ponte, in provincia di Benevento, e il 1º febbraio 2012 quella di Laterza, in Provincia di Taranto e il 27 dicembre 2012 quella di Caccuri in provincia di Crotone. L'11 novembre 2011, a New York (Manhattan), in coincidenza con la presentazione dell'edizione americana di Terroni, ha ricevuto il premio "Uomo ILICA 2011" (Italian Language Inter-Cultural Alliance) e il 10 agosto 2012 si è aggiudicato il primo premio della prima edizione del Premio Letterario Caccuri dedicato alla saggistica.

One comment

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    gbravin

    28 Ottobre 2016 - 16:55

    Continuo io, se mi è permesso.
    All’epoca, la EXPO si chiamava Exposition Universelle, e i parigini, coi fondi ricevuti per la loro Esposizione, costruirono la Tour Eiffel, ancora oggi in piedi, e tra i monumenti più visitati.
    Insomma, una vera macchina da soldi.
    Milano, subito dopo, agli inizi del 1900, costruì la vecchia Fiera Campionaria, in Largo Domodossola.
    Tutti gli edifici furono poi demoliti per fare spazio a grattacieli.
    Peccato non ci sia rimasto niente da fare vedere con orgoglio, come a Parigi, o Bruxelles con l’Atomium.
    Degli edifici costruiti per l’EXPO 2015, solo il Palazzo Italia, Albero della Vita, Cluster Zero rimarranno a futura memoria, dopo vistosi e costosi adeguamenti strutturali.
    Tutti gli edifici dell’EXPO 2015, furono progettati e costruiti per durare SEI mesi e facilmente smontabili per fare spazio a “nuove idee”.

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