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Agenda 2030 e sostenibilità ambientale: l’Italia sconta ritardi territoriali e ancora forti disuguaglianze

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L’Italia è un Paese in evidente ritardo rispetto al percorso avviato per raggiungere i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030. Ma ci sono anche segnali incoraggianti. È quanto emerge dal Rapporto ASviS 2019, che fotografa e analizza l’andamento del Paese rispetto alla meta finale. Il documento è stato presentato stamani alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’evento, che si è tenuto a Roma nella sede dell’Auditorium Parco della Musica, ha visto la partecipazione di quasi 1.300 persone ed è stato arricchito dagli interventi del Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, del ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri e del Commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni, oltre che di esponenti di primo piano del mondo dell’informazione. Accreditata all’evento anche la nostra testata Restoalsud.

Tra il 2016 e il 2017, spiega il rapporto, l’Italia migliora in nove aree, peggiora in sei e resta stabile in due. Restano forti i ritardi rispetto a gran parte dei 21 Target che il nostro Paese si è impegnata a raggiungere entro l’anno prossimo. Nello specifico, il Paese migliora nel campo della salute, in quello dell’uguaglianza di genere, ma anche dal punto di vista della condizione economica e occupazionale, in innovazione, sui temi delle disuguaglianze, delle condizioni delle città, dei modelli sostenibili di produzione e consumo, sulla qualità della governance e cooperazione internazionale). Peggiora, invece, sui temi: della lotta alla povertà, alimentazione e agricoltura sostenibili, acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari ed ecosistemi terrestri. Ed è stabile, infine, per l’educazione e la lotta al cambiamento climatico (ASviS, in particolare, raccomanda che il Governo italiano promuova presso il Parlamento europeo la dichiarazione di “Stato di emergenza climatica”). 

A preoccupare sono soprattutto i ritardi in tema di disuguaglianze territoriali che “restano fortissime”, è stato detto, e nei settori cruciali per la transizione verso un modello che sia sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale. “A quattro anni dall’adozione dell’Agenda 2030 – sottolinea il rapporto – nonostante i progressi compiuti, le misure adottate dai singoli governi, dal settore privato e dalle organizzazioni internazionali non appaiono essere all’altezza della sfida. Serve perciò un urgente e deciso cambio di passo per rispettare il piano d’azione disegnato per dare un futuro al pianeta e a chi lo abita”.

“La buona notizia – commenta il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini è che il nuovo Governo ha introdotto la sostenibilità nell’agenda politica e le linee programmatiche includono alcune proposte avanzate proprio dall’ASviS: dall’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile, all’avvio di un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, dall’uso dell’Agenda 2030 per ridisegnare il funzionamento del sistema socio-economico, alla valutazione dell’impatto economico-sociale-ambientale dei provvedimenti legislativi, dal taglio dei sussidi dannosi all’ambiente alla legge per annullare i differenziali retributivi tra uomini e donne, a parità di mansioni svolte”. 

Il Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, giunto alla quarta edizione, è realizzato grazie al contributo dei 600 esperti delle oltre 220 organizzazioni aderenti all’ASviS. “Siamo molto incoraggiati dai risultati della nostra attività di sensibilizzazione a livello europeo e nazionale – sottolinea il Portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini –. La nuova Commissione europea intende mettere l’Agenda 2030 al centro della propria azione e ha recepito alcune delle proposte avanzate dall’ASviS a maggio, tra cui una responsabilità diretta di ciascun Commissario per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile di propria competenza e il ridisegno del Semestre europeo intorno all’Agenda 2030”. (Giuseppe Lanese)

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