Andiamo tutti al festival antimafia

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Dateci una mano

Torna “Trame” a Lamezia Terme, e per la terza edizione (in programma dal 19 al 23 giugno) il festival si fa in tre: accanto ai libri, da quest’anno esordiscono le sezioni cinema e musica. Il direttore artistico è Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore milanese di origini siciliane: prende il testimone da Lirio Abbate, continuando un lavoro che in appena due anni ne ha fatto un evento di richiamo nazionale. E l’anno scorso s’è guadagnato anche una vetrina prestigiosa grazie a un lungo articolo pubblicato sul New York Times.

Il festival dei libri sulle mafie, primo del genere in Italia, gode del contributo del Comune di Lamezia Terme e dell’Associazione italiana editori. Tra gli organizzatori anche l’Associazione antiracket Lamezia (promotrice della Fondazione Trame), impegnata da diversi anni nella realizzazione di progetti sull’educazione alla legalità nelle scuole cittadine (il 20 maggio è stato presentato il cortometraggio “Convitto Falcone” di Pasquale Scimeca).

Ricchissimo, come sempre, il parterre di ospiti: si fanno già alcuni nomi come il regista Mimmo Calopresti, il giornalista Giovanni Tizian e lo scrittore Carmine Abate. Tizian, autore di “La nostra guerra non è mai finita” (Mondadori, 2013) e “Gotica. ’Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” (Round Robin, 2011), è un cronista di Gazzetta di Modena e Gruppo Espresso che – dopo aver perso il padre nel 1989, ucciso a Bovalino quando lui aveva 7 anni – per il suo impegno antimafia ha subìto più di un’intimidazione. Oggi vive sotto scorta.

“Io e l’avvocato” (in uscita per Mondadori) è il primo romanzo di Calopresti: il regista di Polistena racconta il mito della Fiat come «posto sicuro», secondo il mantra fatto proprio dal padre che a inizio anni 60 lasciò la Calabria e un lavoro di sarto per trasferirsi a Torino; Abate, nato a Carfizzi (Crotone) ha vinto il Premio Campiello con “La collina del vento”.

I LABORATORI – Cinque i workshop (ci si può iscrivere fino al 12 giugno) in programma a Lamezia: sono dedicati a cinema (con Monica Zapelli, sceneggiatrice del film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana), fotografia (con Mario Spada, fotografo di scena del film “Gomorra” di Matteo Garrone), giornalismo d’inchiesta (Emiliano Fittipaldi e Gianfrancesco Turano dell’Espresso), editoria (con focus su blog e comunicazione social, librai ed editori ai tempi di twitter e facebook) e grafica/illustrazione.

Tra le altre cose, “Trame” ha chiesto una mano a tutti gli studenti delle Accademie d’arte calabresi e ai laureati negli ultimi cinque anni per realizzare il nuovo marchio della manifestazione. Guido Scarabottolo – l’illustratore che ha firmato il logo ufficiale e che anche quest’anno terrà uno dei workshop in programma – ha lanciato l’iniziativa on line “Dateci una mano” allo scopo di «fornire un’immagine grafica al Festival meno personale e più partecipata»: i lavori selezionati saranno oggetto di una mostra a Lamezia, durante il festival, e verranno pubblicati su www.tramefestival.it (oltre a essere in parte utilizzati nel materiale grafico dell’evento).

Il festival dei libri antimafia è anche alla ricerca di volontari interessati a vivere «una grande esperienza di impegno civile» (sul sito si può scaricare la scheda, compilarla e inviarla entro il 7 giugno all’indirizzo [email protected]).

«Trame si inserisce in un lavoro duraturo fatto in questi anni da parte dell’amministrazione della nostra città – si legge in una nota del sindaco Gianni Speranza, da poco coordinatore regionale di Sel –: la cultura, un’arma contro le mafie. Per cinque giorni Lamezia vivrà grande fervore e vivacità: qui molti intellettuali del Paese, come già nelle passate edizioni, presenteranno i loro libri dal pomeriggio fino alla notte in luoghi storici della città e si alterneranno a workshop, spettacoli e tanti altri appuntamenti. Il successo delle edizioni passate è il riconoscimento ad una realtà del Sud che sta ricostruendo faticosamente e dignitosamente il proprio tessuto democratico grazie anche alle forze vitali del suo territorio».

L’ESCALATION DI BOMBE, LE VITTORIE IN TRIBUNALE – Lamezia è uno dei territori a più alto tasso mafioso in Calabria. Tra dicembre e gennaio scorsi, nel centro cittadino s’è registrata un’escalation di esplosioni – la matrice intimidatoria resta a tutt’oggi la più plausibile – che avrebbero potuto provocare più di una vittima.

L’ultimo episodio inquietante – anche in questo caso, solo una fortunata concatenazione di eventi ha fatto evitare il peggio – si è verificato qualche giorno fa: una bomba, l’ennesima, è stata rinvenuta nei pressi di un autosalone; conteneva un chilo e mezzo di esplosivo e non è saltata in aria soltanto perché la miccia si è accidentalmente spenta. L’ordigno si trovava in una zona abitata, e la vicinanza di un distributore di carburante conferma che il gesto intimidatorio avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche.

Ma di recente le cronache hanno parlato anche di un’importante vittoria della Lamezia che dice no alla mafia: sono stati tutti condannati, infatti, i 36 imputati nel processo scaturito dall’operazione “Medusa”, condotta un anno fa sotto le direttive della Dda di Catanzaro da guardia di finanza, polizia e carabinieri contro la cosca Giampà. Per tutti gli imputati, giudicati con rito abbreviato, l’accusa – a vario titolo – era di associazione mafiosa, estorsione, usura, danneggiamento, detenzione abusiva di armi e favoreggiamento. Il gup Giovanna Mastroianni ha anche disposto il risarcimento danni alle parti civili, tra cui figuravano il Comune di Lamezia Terme, l’Associazione antiracket, la Federazione nazionale delle associazioni antiracket e antiusura e alcuni imprenditori vittime delle estorsioni.

Perché finalmente c’è pure chi denuncia, a Lamezia. Una città che – sospesa tra la morsa del racket e della violenza e il suo ruolo di centro produttivo, con un aeroporto internazionale in continua crescita e una vita culturale fervida come in pochi altri comuni calabresi – vive nella paura ma cerca di rinascere, anche una volta che la settimana di “Trame” è passata.

Non solo. Associazioni come Progetto Sud di don Giacomo Panizza – soggetti da sempre destinatari, anch’essi, delle “particolari attenzioni” di chi non vuole una rinascita della città (la terza della Calabria per popolazione, benché non capoluogo di provincia) – agiscono alle fondamenta della coscienza civile, e dopo anni di attività raccolgono i primi, importantissimi frutti. L’impressione è che questo processo virtuoso, per quanto avversato, ormai è avviato e viene costantemente corroborato da altre iniziative a metà fra conoscenza, formazione e impegno civico. Su tutte “Capusutta”, il laboratorio teatrale di Marco Martinelli: Lamezia come Scampia e il palco come forma di riscatto, per allontanare i ragazzi dalle seduzioni della malavita, richiami tanto più efficaci in un territorio da record in fatto di disoccupazione giovanile (53%, dati Istat 2013). Perché, oltre che per via giudiziaria, la “malapianta” si combatte anche con la cultura.

Eugenio Furia

Sono nato a Cosenza nel 1977, sono sposato e ho due figlie. Giornalista professionista dal 2004, ho lavorato come redattore nella redazione centrale dei quotidiani il Domani di Cosenza e Provincia (dicembre 2001-giugno 2003), il Quotidiano della Calabria (giugno 2003-marzo 2006), Calabria Ora (marzo 2006-luglio 2010) e Corriere della Calabria (giugno 2011-agosto 2014). Sono coautore dei libri “I luoghi e gli spettri” (TTSF, Cosenza 2005), “Casta calabra. La politica? Sempre meglio che lavorare...” (Falco editore, Cosenza 2011) e “Sacro fuoco. Storie di libertà di stampa” (Pellegrini editore, Cosenza 2014). Attualmente lavoro al Quotidiano del Sud.

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