Ascoltate Dolly Mc, rapper dolce made in Puglia

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Una delle cose che più mi piace fare d’estate è correre in bici per il lungomare con nelle orecchie solo rap rigorosamente romantico. Sembra un controsenso, no? Se è rap, non può essere romantico. Tutti, infatti, si immaginano l’hip hop come qualcosa di duro e metallico, ragazzoni incattiviti con grosse catene appese al collo, pistole nascoste nelle giacche e poi tante parolacce e pacche sulle chiappe delle bellone da spiaggia.

Invece ragazzi – e certo non dico chissà quale novità per chi il rap lo mastica almeno un pochino – il rap degli ultimi tempi è una delle cose più dolci e sensate che siano state partorite tra le mani dei giovani musicisti di questi strani tempi moderni.

Proprio oggi mi è capitato di ascoltare una giovane rapper di Foggia, che si fa chiamare Dolly Mc. Bene, cercatela su youtube e ascoltatela. Vi troverete con gli occhioni sbarrati a riflettere al chiaro di luna di una serata che si scioglie tra i bagliori dell’estate.

A parte il fatto che ha una voce giovanissima e credo non abbia più di vent’anni o giù di lì, quello che colpisce di più è il fatto che parla di cose comuni, di difficoltà diffuse, di rancori e di risentimenti tipici delle nuove generazioni. E lo fa con uno stile naturale, per niente ricercato, non marca le rime e non gliene importa niente della dizione. Ascoltando i suoi versi, tra quelle “e” stra-aperte e i testi molto semplici, tutto fa pensare a un rap confezionato sotto il garage di casa dopo l’ultima lite con lo stronzetto di turno. E questa non è una critica. Anzi. Vuol dire che ancora c’è qualcuno che fa arte non per ansie esibizionistiche ma, finalmente, per una spontanea esigenza espressiva.

Insomma, non sono qui per fare considerazione sociologiche sull’importanza del rap oggi tra le ultime generazioni. Ma volevo solo farvi notare che sul rap si è detto tanto, si è giudicato molto, e voglio solo dire che per tutti noi che stiamo sempre lì a riflettere sulla cultura e i suoi perché sarebbe proprio il caso di iniziare a prestare più attenzione agli ultimi esiti del rap in Italia. Perché questi ragazzi le pistole non ce l’hanno, le catene d’oro le trovano pacchiane e quando si innamorano lo fanno sul serio. E quello che stanno facendo è semplicemente cercare a tutti i costi un modo per esprimersi, per esprimere nello specifico qualcosa di loro stessi, inventando nel frattempo un modo per diventare riconoscibili con dignità nell’unico paese al mondo dove esistono ancora gli Albi professionali.

Foto di Eric Gimenez

Ilaria Paluzzi

Da piccola era indecisa se diventare una giornalista o una ballerina. Alla fine, per forza di cose, si è dovuta arrangiare a fondere l'interesse per l'arte con quello per la vita raccontando la vita attraverso l'arte e l'arte sulle basi della vita. Per questo quasi un anno fa apre un blog, René Art Novel, con lo scopo di gettare un po' di luce e vernice colorata sul mondo degli artisti emergenti del centro Italia. E non solo. Ma anche per raccontare di tutte quelle piccole realtà che animano e alimentano la vita culturale delle periferie locali. Laureanda presso la Facoltà di Lettere alla Sapienza di Roma, nel 2010 ha frequentato il corso di specializzazione professionale in Giornalismo Multimediale e Relazioni Internazionali alla Scuola di Giornalismo Lelio Basso. In questi ultimi anni, ha collaborato con varie webzine e quotidiani locali, tra cui La città quotidiano, nell'inserto settimanale del Corriere Nazionale, e altri. Dopo aver vissuto cinque anni a Roma, attualmente vive a Pescara. Ma spera di emigrare presto. Alla ricerca di nuove periferie e di nuovi posti dove prende vita il fermento delle realtà emergenti.

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