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Borghi del Sud: la campana Sant’Agata de’ Goti

Il suo nome racchiude già parte della sua storia. Anticamente era nota come Saticula, ma oggi Sant’Agata de’ Goti è una cittadina campana che è stata eletta tra i borghi più belli d’Italia.

Fu dedicata alla santa di cui porta il nome nel VI secolo, nello stesso periodo in cui vi si stabilì una colonia di Goti.

Il comune conta 12 mila abitanti, di cui 2 mila nel borgo, e sorge in provincia di Benevento a 160 metri sul livello del mare alle falde del monte Maineto.

Nel 313 la città sannita fu conquistata dai romani, mentre 3 secoli dopo, nell’866, la città, alleata dei bizantini, è presa dall’imperatore Ludovico II.

Nell’anno 970, con la fondazione del Duomo, Sant’Agata diventa sede vescovile mentre nel 1066 inizia la dominazione normanna.

Fino al 1411 è – con fasi alterne – sotto il dominio della famiglia Artus, originaria della Francia. Dal 1696 al 1806, invece la città è possedimento dei conti Carafa fino all’abolizione del feudalesimo. 

Il borgo offre certamente grandi scenari di inestimabile bellezza che meritano certamente di essere visitati. Innanzitutto il centro storico poggia su una terrazza di tufo tra due corsi d’acqua, affluenti del fiume Isclero che formano un intreccio di profondi valloni.

Chi visita Sant’Agata de’ Goti non può certamente non iniziare il suo tour con la chiesa dell’Annunziata. Da qui si passa a una piazza irregolare che presenta tre nomi diversi. Continuando invece verso il ponte sul torrente Martorano si vedono a destra le case del centro storico quasi a precipizio sul torrente.

Il tour continua poi attraverso la chiesa di Sant’Angelo in Munculanis, dalla bianca basilicale, coeva di quella di San Menna; si passa poi alla chiesa settecentesca di Santa Maria di Costantinopoli, al vicino monastero delle Redentoriste e alla chiesa di San Francesco. Dopo piazza Umberto, si arriva al cortile con fontana del Settecento su cui si affaccia il palazzo Vescovile, dedicato interamente a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Meritano di essere visitati il Museo Diocesano, i luoghi Alfonsiasi del Palazzo Arcivescovile, la Cellula Archeologica allestita nella chiesa di San Francesco e la Galleria d’Arte Contemporanea.

Il fascino del borgo è senza dubbio anche culinario. A farla da padrone è il vino Falanghina, noto bianco Dop: Famosa anche la mela Annurca, una delle varietà più pregiate dell’intera Campania; l’olio extravergine di oliva. Si produce anche vino Aglianico di buona qualità. La vera prelibatezza sono però le mappatelle all’annurca, una pasta con ripieno formato da mela annurca e altri ingredienti locali.

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