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Carte d’Italia

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Carte d'Italia

La clamorosa affermazione elettorale del M5S alle ultime elezioni politiche, con tutto ciò che sta comportando da un punto di vista mediatico, rischia di farci allontanare dai problemi reali del Paese. L’attenzione è tutta concentrata sui tagli da effettuare e sugli sprechi della “casta” e per nulla sui temi dello sviluppo e del lavoro. Ovvero il dibattito, con l’avvento dei rivoluzionari provenienti direttamente dalle tastiere dei pc (personal computer), non è centrato sulle politiche di rilancio dell’economia o su quale futuro il Parlamento disegnerà per l’Italia, ma tutto rivolto al proprio interno. Una gara, senza esclusione di colpi, a chi si abbassa di più il proprio stipendio. A chi taglia le auto blu. A chi mangia alla mensa piuttosto che al ristornate del Senato. Tutti temi interessanti e, forse, anche urgenti, ma che non incidono e non incideranno per nulla sullo sviluppo e la ripresa della crescita economica del nostro Paese.

E allora approfittando del vuoto di pensiero sul versante delle riflessioni di medio e lungo periodo, vorrei proporre un tema, uno solo, per avviare una discussione generale sui temi dello sviluppo.

Se osserviamo con attenzione le due carte d’Italia proposte in questo post, la carta delle autostrade e quella delle ferrovie, è evidente a tutti che il problema principale per un ri-lancio dell’economia è rappresentato dal carente sistema infrastrutturale viario del nostro Paese.

In particolare se si osserva con attenzione la carta delle autostrade si può notare come solo il nord d’Italia, est e ovest, è dotato di una rete viaria e di collegamenti che permette lo scambio di merci e prodotti in tempi rapidi e con costi contenuti, mentre il resto d’Italia e in particolare l’Italia che va da Roma in giù è fortemente penalizzata da un sistema viario ridotto al minimo indispensabile. Un’azienda che produce al Sud dunque deve sostenere costi maggiori e superare difficoltà enormi per spostare la merce che produce. E se un imprenditore dovesse decidere di aprire una nuova attività, probabilmente, deciderebbe di aprirla da Roma in su. Infatti da Roma in su un sistema viario più efficace consente di avere una facilità di movimentare la merce di gran lunga superiore a chi produce lo stesso prodotto in Calabria o in Puglia.

Se guardiamo adesso la carta relativa alla rete ferroviaria la situazione non cambia. Anzi si può notare come tutti gli investimenti degli ultimi anni relativi all’alta velocità si siano concentrati sull’asse Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Milano, con deviazioni per Verona, Genova e Torino. Ancora una volta tutto il Sud d’Italia è stato tagliato fuori dall’ammodernamento dei collegamenti su strada ferrata.

Questo significa, per esempio, che un parlamentare eletto a Bologna o a Firenze raggiunge Roma, il suo luogo di lavoro, in un’ora al massimo due, e quindi la sera può rientrare a casa. Un parlamentare eletto a Matera invece non può prendere il treno per recarsi a Roma, perché la sua città, patrimonio mondiale dell’Unesco, non ha la stazione ferroviaria. Se trasliamo questo ragionamento sulle imprese e sullo scambio della merce è evidente che anche in questo caso metà Italia è tagliata fuori da ogni possibile sviluppo che preveda uno scambio di merce.

Avviare un progetto di infrastrutture viarie al Sud è, per queste ragioni, propedeutico a qualunque politica di sviluppo del nostro Paese. Rendere l’Italia uguale e mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza un punto da cui non si può più derogare.

Dunque altro che ponte sullo Stretto di Messina, all’Italia servono strade di collegamento di primaria importanza che non furono realizzate nel processo di ricostruzione post guerra mondiale.

Una scelta strategica sulla quale costruire politiche di sviluppo che abbiamo il tessuto connettivo per potersi effettivamente concretizzare.

Altro che macroregione del Nord o trattenere il 75% delle tasse pagate dai residenti in Lombardia in terra lombarda. C’è bisogno invece di un ribaltamento a 360° di questo schema e per farlo c’è bisogno di politica e di persone che prendano a cuore le sorti dell’intero Paese. C’è bisogno di una politica che sappia dire dei sì e che si misuri e confronti con i processi di cambiamento in atto che hanno mutato per sempre la storia e la geografia dei luoghi.

Oscar Buonamano

Direttore editoriale di Carsa Edizioni ed Editor di Lector in fabula, European cultural festival. Gli studi di architettura, l’interesse per la letteratura contemporanea e la voglia di capire il mondo sono le passioni con le quali convive sul suo blog, Culture metropolitane, de L’Espresso. Tra le sue pubblicazioni, L’Aquila. La città e il nuovo millennio (2018), Pescara città giardino, le case della Pineta (2014), Il Pescara di Zeman (2012). È vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo.

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