“Cercasi imprenditore, lo stabilimento è gratis”. Guarda il video degli operai pugliesi

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«Caro imprenditore le parliamo di economia, il motore di tutto ciò che ci sostiene, senza il quale non solo i redditi e i fatturati, ma neppure i diritti sono possibili. La sua figura, riteniamo, è oggi una chiave fondamentale per salvare l’Italia, la democrazia, il lavoro e la giustizia sociale. Crediamo fortemente che i problemi si affrontano con la forza delle idee e la capacità di mettersi in gioco. La ripresa parte da tutti, ma, soprattutto, da chi ha voglia di fare impresa, assumendo da protagonista la missione storica di salvare se stessi salvando tutti noi italiani». Ecco lo spot degli operai di Miroglio Ginosa (Taranto).

Lo stabilimento di Ginosa non costa nulla in quanto nelle scorse settimane il Comune lo ha formalmente acquisito da un’azienda piemontese in crisi, con passaggio dal notaio, al prezzo simbolico di un euro. Quell’impianto, quindi – 55mila metri quadrati coperti, 70mila scoperti, provvisto di magazzino automatizzato e centrale elettrica in grado di sfruttare anche le energie rinnovabili -, ora viene offerto a chiunque sia disponibile e voglia reindustrializzare con un nuovo progetto.

La storia della Miroglio di Ginosa e degli operai di questa fabbrica va raccontata perché la crisi non è soltanto un luogo di ombre e di dolori, dentro di essa vi sono anche processi d’innovazione che camminano sulle gambe dei lavoratori“. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola parlando con i giornalisti dei 181 operai dell’azienda italiana di abbigliamento e di tessuti, attualmente in mobilità, che hanno deciso di proporsi direttamente sul mercato con uno spot girato da loro offrendo a costo zero lo stabilimento tarantino, acquisito dal comune di Ginosa al prezzo simbolico di un euro. “La reindustrializzazione del sito – ha spiegato l’assessore al Lavoro, Leo Carolipassa dai lavoratoti che hanno deciso di fare promozione. Possedendo tutti gli strumenti per rendere appetibile l’investimento i lavoratori diventano i proprietari dei capannoni, attraverso una cessione gratuita, garantendo il successivo affidamento all’investitore pur di dare continuità all’attività lavorativa ed alla loro ricollocazione“. “Siamo al sesto anno di vertenza e al posto di arrenderci – ha aggiunto uno dei lavoratori, Mimmo Giannuzzi – abbiamo deciso di rilanciare. Il 28 febbraio a Ginosa è accaduto qualcosa di unico: il pubblico ha acquisito lo stabilimento ed ora è a disposizione di un imprenditore serio“.

Comments (10)

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    Rubin Marco

    1 Aprile 2014 - 14:52

    Se, com’è riportato nell’articolo, le maestranze sono altamente specializzate da garantire il proficuo proseguo dell’attività imprenditoriale….perché aspettare un imprenditore da fuori???
    Costituitevi in Srl, in Coop, in Spa….e gestitevi in proprio lo stabilimento ed il lavoro.
    Auguri e in bocca al lupo.

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    eugenio

    1 Aprile 2014 - 16:39

    concordo con Rubin Marco !!! un imprenditore per come vanno le cose dubito che si fara’ avanti perche’ ci sono piu costi che ricavi ……sarebbe il caso che i vecchi dipendenti si attivassero per fare una cooperativa cosi magari capisco le parole costi e ricavi !!!

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    mexsilvio

    1 Aprile 2014 - 16:56

    Un grande economista nonche’ presidente della repubblica…..L. Einaudi …ebbe a scrivere sulla volota’ e capacita’ degli imprenditori..!!!
    nell’arco di 55 anni i vari politici , sono riusciti , oltre agli altri disastri fatti… , anche a distruggere la capacita’ e la volonta’ di fare industria , di fare impresa…!!!???
    rimangono solo politici che con soldi NON LORO , soldi dei cittadini che pagano le tasse …si apprestano a –intraprendere– !!!

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    giuseppe

    2 Aprile 2014 - 09:14

    bene dice rubin marco: che la regione promuova l’istituzione di una societa o di una coop, se quel lavoro non ha creato competenze tra i piu alti dirigenti c’è solo da piangere o ci sono stati stipendi scorretti e tutti andavano pagati con la paga base. comunque un dirigente competente pagato come è corretto, si troverà certo sul mercato ma non affossate questa occasione esemplare per dimostrare che l’italia produce anche manager e se siamo al fondo delle capacita imprenditoriali, cerchiamo uno tra i cinesi che sicuramente -come dimostrano-producono imprenditori.
    e i sindacati smettano ci creare masse scioperanti ma impongano nelle fabbriche la formazione di selezionati quadri dirigenti. con le mie scuse giuseppe

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    Marcello Colombo

    2 Aprile 2014 - 09:56

    Il Defi…. tony( a) mondtagna c’è sempre, perchè devi dimostrare ad ogni costo la tua imbecilla.ggine? Non ce nè bisogno, lo sappiamo già tutti!

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    andrea

    2 Aprile 2014 - 09:59

    se le vostre sono veramente, serietà e professionalità sul lavoro, allora costituite una scrl, ovvero una cooperativa a responsabilità limitata. Riprendetevi lo stabilimento che oramai è vostro, ed iniziate a lavorare. solo così potete sperare di tenere un lavoro fino a pensionamento.

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    Ernesto Meda

    2 Aprile 2014 - 10:08

    Questa è la classica dimostrazione che la crisi non dipende dai costi troppo elevati o da leggi del mercato del lavoro poco flessibili.Se l’azienda Piemontese che ha chiuso, magari dislocando, ha preferito cedere gratuitamente la struttura un motivo ci sarà.Il motivo è l’assenza di mercato. Non si produce perché non si riesce a vendere.Le cause? non sono la mancanza di professionalità, perché gli imprenditori del sud sono bravi e lo dimostrano quando vanno dove le condizioni di mercato sono favorevoli, le cause stanno nel mercato di sbocco, non si produce perché non c’è domanda, non c’è domanda perché a parità di condizioni produrre li costa di più, costa di più perché abbiamo una moneta troppo valutata per poter esportare rendendo non concorrenti i nostri prodotti.Prima succedeva tra nord e sud italia ora fra nord e sud europa.O modifichiamo le politiche monetarie dell’europa o dovremmo uscire dall’euro.

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