Digitale al Sud, l’analisi di Alessandro Longo: “Servono più risorse e formazione”

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“Servono più risorse per una maggiore cultura digitale”. Alessandro Longo, giornalista professionista e direttore di Agendadigitale.eu non usa giri di parole. Ma arriva dritto al punto. Il Meridione è ancora un passo indietro e ha bisogno di una spinta per assecondare quella che definisce “l’onda della digitalizzazione”.

Longo, ma qual è il quadro dell’attuale situazione del digitale al sud?

“La principale lacuna riguarda le risorse per una formazione, per lo sviluppo di una cultura digitale, per esempio nelle imprese, che soprattutto al Sud ne avrebbero molto bisogno. Per il Sud Italia i precedenti governi hanno dato sicuramente un’infrastruttura di banda ultralarga all’avanguardia ma resta sempre irrisolto il problema della debole digitalizzazione delle aziende e dei cittadini, bassissima in Italia e già bassa a livello europeo su questi aspetti”.

Su questo può e deve intervenire il governo. Qual è il suo giudizio sui primi passi del Conte bis?

“Purtroppo il panorama startup del Sud Italia è molto arretrato in un quadro italiano già arretrato rispetto all’Europa. Il governo Conte sta iniettando risorse a livello nazionale in diversi ambiti, per esempio con il Fondo innovazione vuole creare un migliore e più robusto sistema delle startup. La creazione di un Ministero per l’innovazione va verso l’intento di un miglior coordinamento centrale che potrebbe essere anche di incentivo verso le regioni del Sud ad allinearsi all’onda della digitalizzazione”.

Da inizio novembre c’è inoltre l’opportunità dei Voucher per innovation manager.

“Il manager per l’innovazione è uno strumento ma al momento abbastanza debole per le risorse disponibili e vedremo se il governo vorrà incentivare maggiormente lo sviluppo di competenze digitali da parte degli imprenditori del Sud”.

Ma ci sono prospettive?

“Quello delle competenze è il problema forse più grave. Servono risorse ed è necessario costruire reti di formazione appoggiandosi a quelle già esistenti, che funzionano bene soprattutto al Centro Nord e parlo delle Camere di commercio o delle associazioni confindustriali. Solo così sarà possibile per il Sud annullare il gap verso il Settentrione e poi verso l’Europa”.

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