Ecco tutte le vie d’uscita per il futuro dell’Ilva

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Ilva Taranto

Una cosa è certa, l’Ilva non sarà nazionalizzata: perché non lo permetterebbe l’Europa e anche perché lo Stato non avrebbe le risorse per farlo. Per il resto ci sono diversi scenari possibili per l’azienda dopo il sequestro di 8 miliardi di beni e le dimissioni del consiglio di amministrazione. Con il Governo intenzionato a garantire, qualunque sarà la soluzione, che continui la produzione e che venga attuata l’Aia. Ecco di seguito le ipotesi più o meno percorribili per il futuro dell’Ilva.

NOMINA DI UN NUOVO CDA. L’assemblea degli azionisti del 5 giugno, dalla cui data hanno effetto le dimissioni dell’attuale consiglio di amministrazione, potrebbe nominare un nuovo cda, garantendo quindi continuità all’azienda. All’assemblea parteciperà anche anche Mario Tagarelli, il commercialista nominato custode ed amministratore dei beni posti sotto sequestro dal Gip Patrizia Todisco: e potrebbe essere proprio lui, dicono dall’Ilva, a nominare il nuovo a.d., completando il “commissariamento” voluto dalla magistratura.

COMMISSARIAMENTO. Qualora l’assemblea non dovesse nominare un nuovo cda si potrebbe procedere al commissariamento. In questo caso le strade possibili sono due: attraverso la legge Marzano e attraverso la legge Prodi bis. In entrambi i casi l’amministrazione straordinaria va richiesta: nel caso della Marzano dagli stessi proprietari dell’azienda in crisi; nel caso della Prodi possono essere l’imprenditore, uno o più creditori, il pm o il tribunale. Quella del commissariamento, comunque – a quanto si apprende – è un’ipotesi che il Governo valuta con estrema cautela e comunque solo per garantire la continuità operativa. E comunque, secondo il ministro dello sviluppo Flavio Zanonato, non ci sarebbero le condizioni per un commissariamento.

ESPROPRIO. È previsto dalla legge 231/2012, la cosiddetta ‘salva-Ilva’, che, nel caso in cui l’azienda non risponda agli impegni dell’Aia, prevede sanzioni pecuniarie, fino all’espropriazione dello stabilimento. Ma sembra una via difficilmente percorribile.

NAZIONALIZZAZIONE. Per farla servirebbe l’intervento dello Stato o attraverso Cassa depositi e prestiti o attraverso la controllata del Tesoro Fintecna. Ma sarebbe uno scenario da escludere, sia perché non lo permetterebbe l’Europa, sia perché considerato impraticabile per le finanze dello Stato.

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