Esiste una cosa chiamata “mai più”

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Sera avanzata, nella stradina stretta e lunga di via Stesicoro, una specie di corridoio all’aperto dove contro ogni logica giocavamo a pallone. Quasi a tempo perso comincia una partita di calcio in notturna, giocata malgrado la mancanza di illuminazione, per il puro desiderio di inseguire un pallone.

La partita comincia sotto gli occhi già apprensivi dei genitori che stanno a guardare il poco che si distingue nel buio quasi assoluto, che rende pure impossibili le giocate di fino.

Dopo un po’ la situazione degenera. Un paio di contestazioni reciproche, e per desiderio di rivalsa le squadre si allungano, le difese si lanciano all’attacco, ogni azione finisce in gol e ogni esultanza sconfina nella successiva rete degli avversari, fin quando la partita degenera in un tutti contro tutti che tralascia qualsiasi velleità di calcio apollineo, già scarsa, per diventare puro slancio dionisiaco. Un’orgia di corsa e calci senza senso, spingendo solo la palla e la notte un po’ più in là.

Passano i minuti, e un paio di genitori chiamano secondo repertorio: è ora di andare a letto. Qualcuno risponde con altrettanto repertorio: ora vengo. Ma il tempo passa e il gioco, dopo aver perso le regole, perde pure ogni senso, trasformandosi in una pura e semplice rissa felice.

Ora tutti i genitori chiamano e nessuno di noi risponde più. Troppo bello questo tirare calci nel buio, dove l’impunità diventa sfrenamento.

Fin quando mamma viene e mi tira quasi per i capelli, estirpandomi dal sabba con la forza, immaginando forse di salvarmi l’anima dall’inferno. È un trauma. La vivo come un’ingiustizia perché sono il primo, gli altri rimangono a correre senza controllo, e chissà per quanto. Immagino che quell’esaltazione non possa mai finire. Gli amici giocheranno fino a notte fonda, forse per sempre, e senza di me. Mi sto perdendo qualcosa che non potrò mai recuperare.

Il rientro a casa è un lutto che non merito. Il riso sguaiato di poco prima si trasforma in pianto disperato. Mi mettono a letto di forza, e io sento, so, che questa è una piccola morte, perché mai più, mai più la vita mi riserverà un momento così esaltante di purissimo scatenamento.

Oggi posso dirlo con certezza: esiste una cosa chiamata mai più; ma lo immaginavo anche quella notte, quando per ripicca decisi di non dormire affatto, sebbene costretto forzatamente a mettere la testa sul cuscino.

Mi addormentai, invece. Prima o poi ci si addormenta sempre.

Roberto Alajmo

Roberto Alajmo è nato a Palermo nel 1959 e a Palermo dice lui "insiste a vivere". Scrittore, giornalista e drammaturgo italiano. Collabora con diverse testate nazionali. Giornalista professionista [1], dagli anni '90 è assunto al TG3 Sicilia della RAI e collabora con diverse testate nazionali. Dal 2012 è nella redazione della rubrica "Mediterraneo" [2]. Il suo primo romanzo pubblicato è stato nel 1986 "Una serata con Wagner". Sue opere sono tradotte in inglese, francese, olandese, spagnolo e tedesco. Con il romanzo "Cuore di madre" è secondo classificato al premio Strega e premio Selezione Campiello, premio Verga, premio Palmi). È stato docente a contratto di Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Palermo e consigliere d'amministrazione del teatro Stabile di Palermo. Con "Notizia del disastro" ha vinto il Premio Mondello e con il libro "L'arte di annacarsi" ha vinto il Premio letterario Antonio Aniante. Suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie La porta del sole (Novecento, 1986), Luna Nuova (Argo, 1997), Raccontare Trieste (Cartaegrafica, 1998), Sicilia Fantastica (Argo, 2000), Strada Colonna (Mondello, 2000), Il Volo del Falco (Aragno, 2003), Racconti d'amore (L'ancora del mediterraneo, 2003) Inoltre ha scritto il libretto dell’opera Ellis Island, con musiche di Giovanni Sollima (Palermo, Teatro Massimo, 2002). Il suo romanzo È stato il figlio è stato trasposto, nel 2012, in un omonimo film per la regia di Daniele Ciprì, con Toni Servillo come interprete protagonista. Il 27 settembre 2013 è nominato direttore dell'Ente Teatro Biondo Stabile di Palermo succedendo al regista teatrale Pietro Carriglio [3]. Fra i suoi libri: "Un lenzuolo contro la mafia" (Gelka 1993 e Navarra 2012) "Almanacco siciliano delle morti presunte" (Edizioni della Battaglia, 1996) "Le scarpe di Polifemo" (Feltrinelli, 1998) "Notizia del disastro" (Garzanti, 2001, Premio Mondello). "Cuore di Madre"(Mondadori, 2003, finalista ai premi Strega e Campiello. "Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo" (Mondadori, 2004) "È stato il figlio" (Mondadori, 2005, finalista al premio Viareggio e vincitore del SuperVittorini e del SuperComisso). "Palermo è una cipolla" (Laterza, 2005) "1982 - Memorie di un giovane vecchio" (Laterza, 2007) "La mossa del matto affogato"(Mondadori, 2008, premio Pisa). "L'arte di Annacarsi - Un viaggio in Sicilia" (Laterza, 2010) "Tempo Niente" (Laterza, 2011) "Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere)" (Laterza, 2012) "Il primo amore non si scorda mai, anche volendo" (Laterza, 2013) Per il teatro: "Repertorio dei pazzi della città di Palermo", "Centro divagazioni notturne" e il libretto dell'opera "Ellis Island", per le musiche di Giovanni Sollima. I suoi libri sono tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo, svedese e olandese.

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