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La fuga degli studenti dal Sud al Nord: come li convinciamo a tornare?

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Sto fuggendo, dopo la laurea triennale andrò a frequentare la specialistica al Politecnico di Torino, perché il mio Ateneo non offre ciò a cui aspiro. Oltretutto, ho avuto modo di frequentare l’università piemontese e ho visto che, sebbene non perfetti, sono ben organizzati. Soprattutto per quanto riguarda il confronto con gli studenti e la segreteria“.

Queste le parole dello studente palermitano Giovanni, 23 anni, iscritto alla Facoltà di Ingegneria. Uno dei tanti che ha deciso di abbandonare le università del Sud e, in particolare, UniPa, perché non risponde alle sue esigenze, da lui stesso definita “scadente“, per via dei “pochi e disfunzionali servizi“.

Giovanni non è, quindi, che un’altra prova della grande fuga dal Sud verso il Nord, quantificata da numeri impietosi, come quelli diffusi ogni anno dal Censis.

Nell’Anno Accademico 2014 – 2015, così per citare qualche dato, si sono spostati dal Mezzogiorno verso il Centro – Nord quasi 23.000 giovani universitari e ben 168.000 sono quelli che, in totale, si trovano lassù per studiare.

Numeri che evidenziano una batosta per l’intero Sud, incapace di offrire strutture, qualità formativa e, soprattutto, prospettive ai giovani.

Inoltre, questa fuga crea anche un danno economico. 248 milioni di euro, ad esempio, è il ‘guadagno’ degli atenei del Centro – Nord grazie alle tasse pagate dagli iscritti meridionali. Per di più, si è registrata una spesa aggiuntiva di 126 milioni di euro per le famiglie del Sud, in quanto le tasse in Lombardia, Piemonte, ecc., sono più care.

C’è, poi, un altro dramma: un quarto dei giovani del Sud (26%) che decidono stoicamente di studiare a casa (magari perché non hanno la capacità economica di reggere tasse più care e i costi di una vita lontana), appena laureati, decidono ugualmente di trasferirsi, come riportato dal rapporto AlmaLaurea dello scorso anno.

E abbiamo avuto la dimostrazione di ciò anche da Giovanni che ha detto: “Torino per me è anche una ‘scusa’, un motivo per scappare da una città che sento non appartenermi. Non me ne voglia Palermo, è stupenda ma non è la città in cui voglio vivere in pianta stabile. Non tornerò qui quando mi laureerò“.

La sfida è aperta: come convinciamo Giovanni e i tanti come lui almeno a tornare? 

Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ho scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ho coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online (come BlogSicilia.it). Ho scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ho condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ho curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012.

Comments (4)

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    elfer

    29 Dicembre 2016 - 14:20

    L’UNIPA e’ diventata un’universita di ricchi professori che fanno solo angherie ai nostri figli utilizzando sistemi che ci fanno vergognare di respirare la loro stessa aria.Dovrebbero usare sistemi che dovrebbero essere di esempio per i giovani ma il loro sistema di raccomandazioni che e’ molto vicino al sistema mafioso e’ vergognoso,fanno andare avanti solo i figli di…….

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    DOMENICO D'ORIA

    29 Dicembre 2016 - 16:11

    E che dire dello stato in primis che fa differenze tra universita del nord centro e sud per inserire nella dichiarazione dei redditi le tasse e spese sostenute? Detrai una percentuale più alta se frequenti una università del nord e diminuisce fino a quelle del sud.

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    mexsilvio

    29 Dicembre 2016 - 16:38

    Se fossero uomini prima di prof. darebbero le dimissioni in massa , e rifiuterebbero di continuare a vivere di denaro pubblico ..???
    La fuga di matricole dal sud , e’ solamente il RISULTATO di una addizione la cui somma denota l’ incapacita’ a organizzare e gestire una universita’ ..???
    che poi laureati al sud , preferiscano concorsi costruiti per i propri congiunti e’ un fatto di cronaca , PERO’ ANCHE MOTIVAZIONE AD ANDARSENE , per chi in effetti studia ed ha capacita’ di lavorare ..???
    Il substrato su cui si costruisce le basi di una crescita industriale , e’ fatta , e’ proporzionale alla capacita’ delle universita’ di essere trasparenti e competitive ..???

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    FrancescoBARRECA

    29 Dicembre 2016 - 22:30

    L’emigrazione dei giovani studenti dal sud è un grave problema di cui si avvertirà la portata tra qualche lustro quando il sud si impoverirà della classe dirigente e delle menti che da sempre ci hanno invidiato nel mondo. Non è vero che le Università del Nord siano più efficienti, più organizzate, più rispettose degli studenti e diano una preparazione migliore, vi posso assicurare che gli Atenei del SUD mediamente, sono al passo e talvolta superiori in alcuni ambiti, ai più blasonati Atenei del Nord. La verità è il tessuto sociale su cui ci si confronta. Può mai attrarre un luogo dove i servizi, i trasporti, l’economia, le occasioni di lavoro sono quasi assenti?. Di questo se ne dovrebbe tenere conto eppure nessuno dice (abbastanza) che le Università del Nord per alcuni criteri premiali fortemente discutibili (e guarda caso la coincidenza quasi sempre elevati negli Atenei dei diversi Ministri/professori che si sono susseguiti) ricevono anno dopo anno sempre maggiori fondi a detrimento dei fondi riservati agli Atenei del Sud che devono invece combattere con altri mille problemi?. Il vero problema è che l’Università è lasciata sola a se stessa e manca una visione strategica e complessiva per l’intero paese che consenta una effettiva pianificazione dei corsi di laurea, dei docenti, degli amministrativi, delle sedi, con una reale ottimizzazione delle risorse e una offerta e formazione migliore rispondente ai bisogni del paese. Un docente Universitario del profondo sud.

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