Il Foggia di De Zerbi sbarazzino e discontinuo

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Si affrontavano due delle poche squadre del girone c di Lega Pro in grado di esprimere un calcio dal punto di vista estetico gradevole e propositivo dal punto di vista tattico e la partita non ha deluso le attese riservando ai pochi e infreddoliti spettatori una partita davvero piacevole, dall’alta intensità agonistica.

Costruite con due idee di gioco differenti, il Foggia ed il Melfi erano divise non solo da obiettivi differenti, testimoniati dalla distanza in termini di punti in classifica, ma anche da una filosofia di gioco differente: sa un lato la formazione dauna con l’1-4-3-3 di De Zerbi dall’altra l’1 4-3-1-2 di Mr. Bitetto.

La partita esprime subito le caratteristiche migliori del Melfi: linea di pressing alta, tanta aggressività e intensità nelle giocate in entrambe le fasi, sia di possesso che di non possesso, con il 10 lucano a dar continua pressione al regista rossonero nella fase d’impostazione e costruzione del gioco e subito pronto a ripiegare a centrocampo per trasformare il modulo di Mr. Bitetto in un più compatto ed equilibrato 1-4-4-2.

Questo atteggiamento tattico spiazza di fatto l’idea di costruzione di gioco dall’area di rigore dei dauni e il continuo movimento e la reattività della formazione locale favoriscono il nascere di due ottime occasioni mal sfruttate da Caturano,  con la formazione dauna, che si vede solo sporadicamente su iniziative  prodotte in fase di ripartenza all’altezza del centrocampo o su iniziative individuali: Il Foggia appare annebbiato ma regge mantenendo comunque equilibrio e concedendo poco rispetto all’enorme dispendio energetico messo in campo dai giovani del Melfi. Per circa 25 minuti il tema della partita rimane questo ma appena cala l’intensità della pressione del Melfi, esce fuori la qualità di alcuni elementi del Foggia specie a centrocampo dove la tecnica della formazione dauna cresce di qualità in maniera lenta ma costante, anche per intensità dei ritmi di gioco, seppur meno rapidi e veloci, se paragonati ad altre prestazioni del Foggia.

Ciononostante come capita spesso in partite del genere è l’episodio a cambiar l’andamento della gara : il rigore concesso al Foggia, per motivi che si demandano agli amanti della moviola, cambia il tema tattico.
Il Melfi cerca di riorganizzare energie e idee ma il contraccolpo psicologico sortisce l’effetto di disorientare la formazione lucana che si trascina alla fine del primo tempo producendo alcune situazioni mal sfruttate e una buona occasione sui piedi di Caturano, ben parata dal portiere del Foggia.

Il secondo tempo parte con il pareggio di fatto su calcio d’avvio della formazione lucana, attraverso un’azione di gioco che per sviluppo e finalizzazione sa tanto di schema provato in allenamento.

Il Foggia ancora non si scompone, anzi prende con decisione in mano il pallino del gioco, testimoniato da una buona frequenza di mantenimento del possesso palla. Salgono in cattedra, in particolare, Agnelli a centrocampo e Cavallaro sull’out sinistro: elementi di esperienza e dalle capacità tecniche elevate in grado di far la differenza in qualsiasi squadra di Lega Pro. La manovra del Foggia appare più fluida ed è proprio con un inserimento di Agnelli che il Foggia sfiora il gol. Il Melfi non sta a guardare e ribatte alle giocate daune con la solita aggressività e buone giocate individuali che frenano il Foggia spesso sulla trequarti. Ancora una volta è un episodio a cambiar il tema della gara: l’espulsione del centrale rossonero produce nel Melfi un nuovo scatto di orgoglio e voglia di vincere e nel Foggia paradossalmente un ulteriore forte stimolo a quadruplicare gli sforzi nel cercare la giusta concentrazione per continuare a cercare il vantaggio. Ma Paradossalmente è il Foggia però a metterci più testa nelle giocate a tal punto da sopperire all’inferiorità numerica producendo diverse situazioni malsfruttate a ridosso della linea dell’area di rigore melfitana. Tuttavia i maggiori spazi disponibili e l’inesaurbile corsa dei giovani del Melfi enfatizzano la qualità nelle giocate in ripartenza del Melfi e su una di queste arriva il gol decisivo che stronca definitivamente i piani di vittoria dei pugliesi, che comunque non mollano, sino alla fine, nonostante l’uomo in meno, sfiorando per due volte il pareggio.

In Definitiva due formazioni diverse ma entrambe meritevoli di poter perseguire i rispettivi obiettivi attraverso due filosofie di gioco differenti ma entrambe piacevoli agli occhi degli spettatori.  Due squadre capaci entrambe d’impensierire qualsiasi squadra partecipante al girone C perché dotate o di giovani davvero interessanti o di elementi d’esperienza che di fatto le rendono imprevedibili agli occhi degli avversari. Al Melfi manca forse solo qualche ricambio a centrocampo, che consenta a Mr. Bitetto di cambiar all’occorrenza il tema tattico, e un pizzico di maggiore precisione in attacco e attenzione nei disimpegni difensivi. Perché Il Foggia diventi grande serve una continuità di rendimento fuori casa soprattutto sotto l’aspetto dell’intensità e dell’aggressività durante l’intero arco della gara e forse qualche ricambio di qualità di in più che sia in grado di far rifiatare la squadra, quando serve, e gli elementi che ne reggono, per esperienza e tecnica, le sorti del gioco.  Entrambe le squadre son già vincenti per il divertimento che offrono agli spettatori sul campo di gioco e per lo spettacolo, per nulla scontato, cui mediamente si assiste nel girone C di Lega Pro.

Leonardo Imparato

Classe 1974, Laureato in giurisprudenza ,ex calciatore dilettante (Alma SA C5),da sempre appassionato e stimolato dall'esperienza calcistica di allenatore ,dal 2010 ha conseguito con il Diploma di allenatore FIGC-UEFA B .Ha allenato In diverse società dilettantistiche sia in settori giovanili che in prima squadra in Campania. Dalla stagione 2013-2014 è stato scelto dalla Federazione italiana Gioco Calcio quale Allenatore Rappresentativa FIGC a Salerno (cat.Allievi), incarico attualmente in essere. Ha seguito allenamenti di numerosi allenatori professionisti tra i quali Delio Rossi, Zdeneck Zeman, Roberto Breda per trarre spunto e confronto al fine di migliorare la propria metodologia di lavoro.Ha partecipato a diversi stage, seminari e master calcistici professionali.

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