Il paesino scomparso nel 1977

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E venne il giorno in cui partì anche l’ultima famiglia.

In quei tempi Aldo Moro inseguiva il compromesso storico, ma a causa di un’inesorabile emigrazione, nel borgo di Valle Piola, in provincia di Teramo, gli ultimi anziani, una mattina, andarono via tutti.

E’ così che la frazione di Torricella Sicura, divenne un luogo fantasma.

Eppure ha una lunga storia ed un codice postale: 64010.

Il primo documento che attesta l’esistenza di Valle Piola, è degli inizi dell’anno Mille. La sua caratterizzazione era l’altura, ovvero i 1017 metri di un versante dei Monti della Laga. Un posto inaccessibile, che lo condannava all’autosostentamento, ma lo consegnava ad una felice anarchia.

Chi poteva controllare un borgo a quattro ore di dorso di mulo da Teramo?

La popolazione, per via dell’isolamento, parlava un incomprensibile dialetto di derivazione longobarda. Difficile da capire anche dagli abitanti dei luoghi limitrofi.

La sua disposizione urbanistica ha la forma di una “u”. Si viveva di pastorizia, ma si cuocevano anche i mattoni.

Il nucleo storico presenta i caratteristici “gafii”, parola di origine longobarda, che indica dei balconi in legno. Tali costruzioni denotano una particolare bravura nel lavorarlo.

Ci fu un periodo della storia, non troppo lontana, in cui tutte le case del borgo medievale, appartennero ad una sola famiglia: i Meneghini. Infatti vi è un nucleo del paese, il più importante, che prende il loro nome.

Le  chiese in paese sono tre. Una è al centro, intitolata a San Nicola, le altre nei pressi del centro storico e del cimitero.

La corrente elettrica raggiunse l’abitato nel 1955, mentre il telefono pubblico fu sistemato nella casa della famiglia Ferrante, nel 1965.

I cognomi più frequenti, prima dell’abbandono, erano: Volpe, Pace, Cornacchia, Bianchini.

Se abbiamo tracce scritte consistenti di Valle Piola, lo si deve anche alla permanenza, in qualità di maestro elementare, del fondatore della sede Rai abruzzese, Fernando Aurini.

Egli, giornalista per più di mezzo secolo per varie testate, ebbe modo di scrivere nel dopoguerra, vari articoli sul borgo.

In essi, manifestava il suo stupore per la vita arcaica, che vi riscontrava.

Aurini parlava delle famose quattro ore a dorso di mulo, per raggiungerlo. Proprio come secoli prima.

Per arrivare ai giorni nostri, Valle Piola, raggiunge le cronache dei giornali, per essere stata messa in vendita in blocco, per 550.000 euro. “Vendesi paese”.

Diventa inoltre il set di due film.

Comunque Valle Piola si è tramutato in un simbolo: quello dello svuotamento dei borghi medievali. Che erano tanto più validi in quanto inacessibili ai nemici, ma tanto più scomodi quando il nemico non c’era più.

Furono i briganti ad usare Valle Piola, per darsi alla macchia. E durante la seconda guerra mondiale, fu luogo di Resistenza.

Quando queste necessità scomparvero, il fiero paesino fu inghiottito dalla perigliosa raggiungibilità.

Ora giace in attesa di eventi, sferzata dalla tramontatana.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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