Il ricatto dell’Ilva su lavoro e produzione

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Ilva di Taranto

Quando si parla di Ilva si perde sempre di vista la notizia del giorno. La ripeto, perché sia chiara. La notizia non è che 40mila posti sono a rischio. Questo lo sappiamo da un anno. Le notizie nuove sono 2.

LA PRIMA

Secondo il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo, i Riva (3mesi fa) da una parte incassavano la legge dal Governo (decreto salva ilva) e dall’altra cercavano di fare sparire, o comunque di rendere irreperibili, 1 miliardo e 200 milioni di euro. Soldi che nel corso degli anni i Riva – secondo il gip di Milano – avrebbero sottratto dai conti dell’azienda per portarli all’estero.

“C’è stato un tentativo da parte di Riva di modificare infatti la giurisdizione dei trust per effetto delle iniziative dell’autorità giudiziaria di Taranto”. Un tentativo andato però male visto che le Fiamme gialle di Milano sono riuscite a mettere le mani su tutto il capitale che i Riva avevano distratto dalle casse dell’Ilva, portate nelle isole del Canale tramite la Svizzera e il Lussemburgo, e poi fatte rientrare in Italia con lo scudo.

Avete capito? È chiaro?

Soldi sottratti dalle casse aziendali e trasferiti in paradisi fiscali.

LA SECONDA

A questo provvedimento disposto dall’autorità giudiziaria milanese, ne è seguito un altro della procura di Taranto. Sequestro record di beni corrispondenti a circa 8 miliardi di euro. In pratica i consulenti dei pubblici ministeri hanno quantificato la somma che Ilva avrebbe dovuto investire negli anni per abbattere l’impatto ambientale della fabbrica (8miliardi). Somma che non è stata investita ma è stata intascata, traducendosi in un guadagno per la proprietà.

“Il sequestro – ha spiegato il procuratore Sebastio – non intacca la produzione dello stabilimento. La ratio del sequestro è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l’impatto ambientale della fabbrica“. “La produzione non si tocca – ha sottolineato Sebastio, che ha aggiunto: “Si tratta di un sequestro preventivo per equivalente sulla base della legge 231 del 2001 sulla responsabilità giuridica delle imprese” che dal 2011 contempla anche i reati ambientali.

Lo stesso procuratore ha voluto specificare che non potranno essere sequestrati beni funzionali all’attività e alla produzione della fabbrica (cioè gli impianti necessari a far funzionare la fabbrica)

Traduco e invito la gente (soprattutto di Taranto) ad informarsi, a leggere gli atti, perché serve consapevolezza e responsabilità.

L’azienda avrebbe investito altrove e non a Taranto i soldi necessari al risanamento ambientale e per questo motivo la procura – a tutela della cittadinanza – ha disposto il sequestro dei beni. Ma non ha sequestrato la fabbrica.
La produzione può continuare, se l’ilva vuole…

Ma l’ilva vuole?

Valentina Petrini

VALENTINA PETRINI 33 anni, tarantina. Reporter per passione. Ho iniziato in radio (Popolare Network). Poi carta stampata: Unità, Il Centro, Adnkronos, Espresso. Da 4 anni in tv: "Malpelo" (inchieste giornalistiche – La7), 5 edizioni di "Exit" oggi "Piazzapulita". Dalla parte di chi non ha voce.

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