Il Sud in difficoltà che torna all’agricoltura

Shares

“I paesi del Sud si somigliano un po’ tutti.”

“Potrebbe essere questo il minimo comune denominatore del Meridione?”

“Non basta, ma è una traccia. Molti pensano invece, che il rapporto di coesione del Sud, sia la sua difficoltà endemica, cioè la consapevolezza della difficoltà senza uscita.”

“Infatti il Sud ha una dimestichezza tale con la sofferenza, da poterci convivere senza grossi problemi. I nostri antenati hanno patito. Erano pescatori o contadini, combattevano con il mare o con l’avarizia di una terra di collina, circondata sovente da boschi. Troppi boschi.”

“Le tratte dei trasporti, dei commerci, degli scambi, erano lontane mille chilometri. Se nella Toscana del Tredicesimo secolo si inventavano le lettere di credito, ovvero le cambiali, con cui commerciare…..se nella Toscana del Quattordicesimo secolo c’erano i banchieri che prestavano i soldi ai reali d’Inghilterra per finanziare le loro guerre, se nel Sedicesimo secolo la Serenissima di Venezia commerciava con l’Oriente, se nel Diciannovesimo secolo la Lombardia partecipava alla Rivoluzione Industriale, noi al Sud abbiamo avuto uno Stato insipiente, che viveva di balzelli e cercava solo di mantenere il potere. Siamo stati tagliati fuori da tutto. Allora, mare e collina, acqua e terra. E tanta sofferenza.”

“Cosa vuoi dire? Che la nostra tempra ci porterà a patire meno di altri la crisi dei nostri giorni?”

“Sicuramente non ci affonderà. Sicuramente rimarremo a galla. Quello che mi preoccupa è che l’arresto della crescita possa portare ad una involuzione ed ad una rassegnazione da cui stavamo uscendo, dopo i secoli bui. Il Sud ha vissuto un interminanabile Medioevo. Poi dal boom economico del 1963 era iniziato un lentissimo Rinascimento. Ora temo un nuovo Medioevo.”

“Come sei pessimista!”

“Purtroppo vedo molti indicatori di questa involuzione. Il Sud avverte il rombo sinistro di una condizione , che quattro decenni di crescita economica aveva cancellato. E tutto avviene sulla pelle di chi, quel mare e quelle colline, non ha mai conosciuto. Gente che ha studiato, che ha una professione, un mestiere e sa di non poterli utilizzare nel luogo dove sono nati.

Gente che ora si ritrova a guardare quel mare e quelle colline, come ultima risorsa.”

“Sembra una previsione un po’ azzardata. Stai parlando del ritorno della civiltà contadina.”

“Ho sentito di molta gente che sta iniziando a dissodare la terra, di molti orti che riprendono la loro funzione, di molti borghi in cui l’agricoltura sta di nuovo ripartendo. Questo dato, anche se un micro-dato mi fa riflettere.”

“Ma il ritorno alla terra è involuzione?”

“Diciamo che è un ritorno al passato. Se poi si tramuterà in un involuzione è da vedere.”

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

Comments (10)

  • Avatar

    rc

    12 Giugno 2015 - 12:31

    Ecco un ottimo esempio di un “filosofo industriale”. Al sud abbiamo sempre vissuto nella vergogna di essere contadini come se l’agricoltura fosse una professione ignobile e degradante.
    Dopo decenni vedo che il lavaggio del cervello continua. Essere commercianti, o magari industriali è bello, meglio ancora calciatori, attori o, perché no, VELINE!!!
    “…lottare con una terra arida spesso circondata da boschi, TROPPI boschi…”
    Che tristezza, professore! Se ammettiamo, almeno in linea di principio, caro professore, che i boschi possono essere “troppi” allora siamo costretti ad ammettere, sempre in linea di principio, che anche gli uomini possono essere “troppi”. E resta quindi da decidere se questi “troppi” sono i contadini (quelli cha amano la terra, intendiamoci!, non quelli che la rapinano!) o i “filosofi” come lei, caro professore…

    Rispondi
    • Avatar

      rc

      12 Giugno 2015 - 12:34

      P.S.: L’umanità ha da sempre vissuto d’agricoltura, e solo da, forse, neanche un secolo di “filosofia industriale”. Meditiamoci su…

      Rispondi
    • Avatar

      rc

      12 Giugno 2015 - 12:37

      L’umanità ha da sempre vissuto d’agricoltura, mentre, forse, da neanche un secolo di “filosofia industriale”. Meditiamoci su…

      Rispondi
  • Avatar

    Roberto Concu

    12 Giugno 2015 - 15:37

    Il ritorno alla terra non è e non può essere una involuzione. Tanto meno un ritorno al passato. Parola di permacoltore

    Rispondi
  • Avatar

    maurizio

    12 Giugno 2015 - 16:33

    il mali è devastato dagli ogm e dalle multinazionali; grande spinta di manodopera a basso costo che verrà impiegata in italia su terreni che gli attuali proprietari svenderanno alle suddette multinazionali; italiani e africani all togheter a fare gli schiavi sulla nostra terra. Oppure ci pensiamo prima, non so…

    Rispondi
  • Avatar

    voltumna

    12 Giugno 2015 - 18:19

    Il ritorno alla terra una involuzione? Per me è un riaprire gli occhi, dopo averli chiusi per tanto tempo. Non si mangiano macchine o cianfrusaglie varie. La terra produce ciò che mangiamo, e con le conoscenze odierne, certamente può farlo in maniera più efficiente, pulita e meno faticosa di una volta.

    Rispondi
    • Avatar

      giovanni

      14 Giugno 2015 - 16:28

      Una nazione come L’Italia deve produrre il suo fabisogno alimentare dalla nostra terra,lavorata da noi nel rispetto ambientale e sociale.Poi possiamo fare commercio con tutti ma con la pancia piena.

      Rispondi
  • Avatar

    Antonio salvatore Dinallo

    12 Giugno 2015 - 18:26

    “noi al Sud abbiamo avuto uno Stato insipiente, che viveva di balzelli e cercava solo di mantenere il potere. Siamo stati tagliati fuori da tutto. Allora, mare e collina, acqua e terra. E tanta sofferenza.” rispetto alla tua affermazione sopra riportata, ti consiglio di fare una seria e necessaria ricerca sui dati economici culturali e sociali del sud preunitario, potresti scoprire realtà che potrebbero condurti ad affermazioni diverse rispetto a quanto ai affermato.

    Rispondi
  • Avatar

    fabio

    13 Giugno 2015 - 00:35

    Mi sembra palesemente falso affermare che al Sud nel diciannovesimo secolo avevamo uno Stato insipiente, il Regno delle Due Sicilie sotto Ferdinando II raggiunse un livello di benessere che in altre parti d’ Europa non se lo sognavano neppure, basta leggere “il popolo degli abissi” di Jack London che attraverso un reportage ci descrive una realtà drammatica di Londra ai primi del Novecento, ovvero nel cuore dell’ impero più potente della terra, la gente, nativi inglesi peraltro, moriva letteralmente di fame, conducendo una vita miserabile ed ai margini.
    Credo che fino all’ unità d’ italia, niente di tutto questo accadeva nel meridione, un po di onestà storica non fa mai male soprattutto se raccontata da uno scrittore del Sud, la cassa del mezzogiorno poi ha dimostrato che con i dovuti investimenti il divario nord-sud era diminuito, ma dagli inizi degli anni novanta il Sud é stato nuovamente sacrificato ad una logica di interessi che riguardano i soliti gruppi di potere raccolti da Roma in su, poi certo ci sono stati gli sprechi e le inefficienze come al nord abbiamo avuto tangentopoli e quant’ altro, poi anche il baricentro economico si é sempre più spostato verso nord, ma non si può dire che non ci abbiamo provato, anzi la storia, se approfondita dice tutt’ altro..

    Rispondi
  • Avatar

    fabio

    13 Giugno 2015 - 00:38

    Per quanto poi riguarda il ritorno all’ agricoltura, credo sia una buona cosa.

    Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top