Il tocco dell’emozione. Intervista a Cecilia Dazzi

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Stasera ci sarà un appuntamento televisivo imperdibile, quello di “Braccialetti Rossi”, giunto alla terza stagione.

In questa fiction, troviamo Cecilia Dazzi, new entry della serie tv.

Interpreta la madre di Leo, un personaggio che vive nei ricordi del figlio; questi emergeranno grazie all’incontro con una donna che gli insegnerà a fare passi all’indietro per scoprire che cosa è successo davvero. “Braccialetti Rossi” ha vinto ancora una volta una sfida non indifferente, ovvero quella di parlare di argomenti delicati con forza e coraggio davvero incredibili, con attori, come la nostra Cecilia, che hanno saputo regalare il tocco emozionante di una lacrima e quello di un sorriso.

Sei tra i protagonisti di Braccialetti Rossi 3. Perché hai detto sì a questo progetto progetto televisivo?

Perché il personaggio era bello, struggente e forte. Essere un ricordo significa essere portatore di significati, ti rende simbolico e romantico. Irene è una donna che soffre perché sà che sta morendo e non potrà più stare insieme a suo figlio ma Leo è troppo piccolo per capire. Il dolore è lacerante, esattamente come l’amore ed è quello che poi riemerge dalla memoria di Leo.

Interpreti la madre di Leo. Come ti sei preparata per questo ruolo?

Ognuno di noi ha perso persone colpite dal cancro; quelle che ho conosciuto, avevano una dolcezza e un’amore per la vita ammirevoli, consumate dalla battaglia fisica, erano tutte elevate moralmente. In particolare un’amica di mia madre che a due settimane dalla morte alla domanda banale di come stesse, lei rispose: “bene”.

Ci racconti un pochino del tuo personaggio?

Irene è una persona semplice che ha sposato l’uomo che amava, da lui ha avuto due figli: Leo e Asia. Suo padre, un militare dal temperamento molto forte, ne aveva in mente un altro e per questo non l’ha mai perdonata. E’ una donna che scrive lettere che le tornano indietro, che tenta in tutti i modi la riconciliazione, un essere abbastanza letterario.

Cosa vuol dire essere diretta da Giacomo Campiotti?

Lavorare con Giacomo Campiotti è una sfida da giungla in cui la caccia è grossa, lui non ha paura di cercare la scena e il personaggio insieme a te; è una tempesta di idee, chiede tutto, il contrario di tutto e i dettagli, compone “live”, sente con istinto da compositore, a volte interviene durante la scena senza interromperla con indicazioni su gesti o intenzioni, insomma è un’avventura sempre emozionante.

E’ una fiction che tratta temi molto delicati, la vita che deve vincere sulla morte. Come definiresti la sofferenza?

Di solito chi soffre veramente non se ne compiace come chi non ha problemi veri e passa il tempo a lamentarsi. Chi ha avuto il cancro e l’ha sconfitto ne parla come una lezione perfetta in cui, nonostante il dolore stremante, ha imparato a capire i colori e il valore dei secondi che compongono il tempo della vita. La chiave di Braccialetti Rossi bilancia la sofferenza con la speranza e il cuore trova una logica .

Braccialetti Rossi: Quando l’amicizia vince sul male.. Che valore ha per te l’amicizia? Può davvero riuscire a vincere la morte?

L’amicizia è una palafitta che resiste alle mareggiate, difende dall’attacco di bestie feroci, scalda il sangue, fa ridere ad un funerale (anche se è il tuo) e chiede limpidezza quotidiana; con la morte invece non si può vincere, si può solo accettare. Quando un’amicizia è stata profonda continui a dialogare con la persona che non c’è più come se ancora ci fosse, la memoria è indelebile a volte.

A cosa si deve il grande successo di questo prodotto della fiction Rai, oramai giunto alla terza stagione?

E’ un prodotto classico e allo stesso tempo sorprendente, il modo in cui è montato per me è particolare perchè infrange le regole rispettando le salite e le discese delle storie di cui parla. C’è una ricerca sincera che combacia con quella del regista. Non ferisce ma pone domande e c’è un cast di attori giovani e non che fa galoppare con gioia.

Cosa vorresti arrivasse al grande pubblico del tuo personaggio?

Il soffio di un’anima sospesa, la gioia degli abbracci tra una madre e un bimbo che giocano spensierati, il rifiuto di un perdono per troppo orgoglio non concesso che divente una condanna per chi resta.

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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