Importanti trapianti di organi, in un solo giorno, per la sanità pugliese

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Sabato scorso è stato un grande giorno per la trapiantologia pugliese del Policlinico di Bari.
Sono stati trapiantati 1 cuore, 1 fegato, 2 reni e prelevate 2 cornee.
Grazie a Tutti!
Questi professionisti meritano un maggiore supporto e il reclutamento di giovani leve.
Possiamo fare di più per i nostri pazienti pugliesi, ridurre le mobilità passive e aprire il programma trapianti pancreas-rene e split fegato da vivente.
Dobbiamo sognare e poi cominciare a volare!!
Abbiamo i professionisti per farlo: adesso o mai più!
Un grazie enorme e affettuosissimo a tutti i donatori ed ai loro familiari che con la loro generosità hanno consentito di restituire la vita a tante persone.
Hanno così trasformato il loro dolore in un grande infinito atto di amore.
La sanità di questo tipo deve essere in pochissimi ospedali con grandi casistiche, molto personale e grandi strutture superattrezzate e costose.
In Puglia bastano per 4milioni di abitanti non più di cinque o sei grandi ospedali di eccellenza nei capoluoghi di provincia.
Ai pazienti che stanno veramente male per gravi patologie non importa dov’è l’ospedale (tanto che vanno al nord molto spesso), importa solo di essere nel miglior ospedale possibile.
È finita l’epoca in cui gli ospedali si facevano ovunque per trovare primariati per i medici e voti per politici.
In questo modo in Puglia eravamo arrivati ad avere 60 ospedali in molti casi vecchi, pericolosi e inutili, col personale sottoutilizzato che stava senza far nulla a fronte dei loro colleghi dei reparti migliori sempre carenti di personale.
Questi piccoli ospedali erano utili al massimo per far dire al sindaco di turno che aveva ottenuto l’ospedale dove piazzare il suo amico primario-grande elettore.
Adesso gli ospedali pugliesi diventeranno 31 e potremo redistribuire il personale negli ospedali più grandi e attrezzati e nei pronto soccorso e nei punti nascita con una casistica tale da renderli sicuri e soprattutto dotati di rianimazione e terapia intensiva.
Arrivare in un pronto soccorso di un ospedale piccolo e senza esperienza ampia è più pericoloso che fare dieci o quindici minuti in più di ambulanza giungendo al pronto soccorso o al punto nascita giusto.
Purché in ambulanza si comincino a fare – come stiamo facendo con la telecardiologia – tutti gli esami per accertare se ci sia o meno un infarto in atto e comunque tutte le altre operazioni urgenti per stabilizzare i pazienti acuti che giungono cosi all’ospedale giusto con una diagnosi già a buon punto che evita di perdere altro tempo.
A questa rete della emergenza-urgenza ed a quella dei grandi ospedali di eccellenza con collegamento agli ospedali più piccoli per interventi e terapie di routine, va associata la rete degli ambulatori territoriali per le visite ordinarie che devono essere molti di più di adesso e molto più vicini alle persone per far perdere loro meno tempo possibile.
Tutti gli ospedali che chiuderemo come ospedali, verranno trasformati in moderne e complete strutture territoriali che saranno molto più efficienti ed utili ai cittadini, soprattutto agli anziani ed ai bambini, dei vecchi ospedali che chiuderemo.
Alcuni protestano, pochi per il vero, ma nessuno può contestare queste scelte che abbiamo fatto con argomenti seri.
Si protesta soprattutto su stimolo di coloro che rischiano trasferimenti e perdita di ruolo che spaventano sindaci e popolazione prefigurando chissà quali danni per i cittadini.
La verità è che molti dovranno andare in reparti e pronto soccorso dove si lavora sul serio smettendo di girarsi i pollici in reparti poco utilizzati dai cittadini.
È durissimo cambiare vecchie clientele e scardinare il vecchio modo di fare politica sanitaria, ma ci dobbiamo riuscire.
Nulla può rimanere uguale a prima, altrimenti la sanità pubblica ce la sfileranno dalle mani e diventerà come in altri paesi solo un business.

Michele Emiliano

Michele Emiliano (Bari, 23 luglio 1959) è un magistrato e politico italiano, sindaco di Bari dal 2004. Figlio di un calciatore professionista e in seguito piccolo imprenditore, si trasferisce con la famiglia dal 1962 al 1968 a Bologna, per poi rientrare a Bari, dove da ragazzo si dedica soprattutto alla pallacanestro. Si laurea in giurisprudenza nel 1983 e per un periodo lavora come praticante nello studio di un avvocato. Nel 1988 sposa l'attuale moglie, Elena, da cui ha tre figli: Giovanni, Francesca e Pietro.

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