La Porta di Paladino a Lampedusa

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Bisogna andarsela a cercare fino agli scogli di contrada Cavallo Bianco. Insolito posto, per un monumento: a pochi metri dal mare, lontano dal centro abitato. La si scopre quasi per caso avventurandosi bussola alla mano, alla ricerca del punto più a sud di Lampedusa, che è la terra emersa più a sud di tutto il continente europeo.

A un certo punto, nel bel mezzo del nulla, si sottrae alla piattezza dell’orizzonte la Porta d’Europa immaginata da Mimmo Paladino proprio per questo spigolo di finis terrae, che arriva quando veramente la terra sembrava finita da un pezzo.

I più avventurosi riescono ad arrivarci su due ruote, approfittando delle variazioni genetiche che subiscono i vespini delle isole, creature mutanti in grado di affrontare gli sterrati più impervi. Ci vengono spesso le coppiette che immaginano l’Africa di là dal mare e si baciano in preda alla suggestione. Poi magari, prima di andare via, incidono i loro nomi e un cuore trafitto sulla porta che sarebbe dedicata a tutti i migranti che idealmente l’hanno attraversata.

(A quanto pare è un istinto inevitabile, quello di scrivere il proprio nome sui monumenti. Flaubert cita un Thompson che incise a caratteri cubitali il suo nome su una colonna romana, e lo consacra milite ignoto dei cretini che vogliono passare alla storia, sia pure come parassiti della pietra millenaria).

L’ultima volta che ho visto la porta di Paladino a Lampedusa era piuttosto malridotta, e vedendola ero rimasto indignato. A parte che in pochi anni la salsedine aveva fatto un gran lavoro, ogni tanto qualcuno veniva a staccarne un pezzo per portarselo via. Poi mi hanno detto che è stata restaurata, ma non c’è da dubitare che nel frattempo salsedine e vandalismo abbiano ripreso il sopravvento. La restaureranno ancora, forse. Ma alla lunga è inevitabile che saranno loro a prevalere: salsedine e vandalismo.

A pensarci bene, però, forse è giusto così. Se Paladino ha immaginato di piazzare la sua porta proprio in un posto del genere significa che l’azione combinata di tempo, vento, salsedine e uomini faceva parte del progetto artistico. Una forma di obsolescenza programmata.

La Porta di Lampedusa non ha la pretesa di durare per sempre, come tutte le cose umane. Anche l’Europa, di cui idealmente qui si rappresenta l’inizio, dovrebbe rassegnarsi a non pretendere di essere eterna. Ma aprire la porta d’Europa significa non lasciarla sfondare: e durare magari un pochino di più.

Roberto Alajmo

Roberto Alajmo è nato a Palermo nel 1959 e a Palermo dice lui "insiste a vivere". Scrittore, giornalista e drammaturgo italiano. Collabora con diverse testate nazionali. Giornalista professionista [1], dagli anni '90 è assunto al TG3 Sicilia della RAI e collabora con diverse testate nazionali. Dal 2012 è nella redazione della rubrica "Mediterraneo" [2]. Il suo primo romanzo pubblicato è stato nel 1986 "Una serata con Wagner". Sue opere sono tradotte in inglese, francese, olandese, spagnolo e tedesco. Con il romanzo "Cuore di madre" è secondo classificato al premio Strega e premio Selezione Campiello, premio Verga, premio Palmi). È stato docente a contratto di Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Palermo e consigliere d'amministrazione del teatro Stabile di Palermo. Con "Notizia del disastro" ha vinto il Premio Mondello e con il libro "L'arte di annacarsi" ha vinto il Premio letterario Antonio Aniante. Suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie La porta del sole (Novecento, 1986), Luna Nuova (Argo, 1997), Raccontare Trieste (Cartaegrafica, 1998), Sicilia Fantastica (Argo, 2000), Strada Colonna (Mondello, 2000), Il Volo del Falco (Aragno, 2003), Racconti d'amore (L'ancora del mediterraneo, 2003) Inoltre ha scritto il libretto dell’opera Ellis Island, con musiche di Giovanni Sollima (Palermo, Teatro Massimo, 2002). Il suo romanzo È stato il figlio è stato trasposto, nel 2012, in un omonimo film per la regia di Daniele Ciprì, con Toni Servillo come interprete protagonista. Il 27 settembre 2013 è nominato direttore dell'Ente Teatro Biondo Stabile di Palermo succedendo al regista teatrale Pietro Carriglio [3]. Fra i suoi libri: "Un lenzuolo contro la mafia" (Gelka 1993 e Navarra 2012) "Almanacco siciliano delle morti presunte" (Edizioni della Battaglia, 1996) "Le scarpe di Polifemo" (Feltrinelli, 1998) "Notizia del disastro" (Garzanti, 2001, Premio Mondello). "Cuore di Madre"(Mondadori, 2003, finalista ai premi Strega e Campiello. "Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo" (Mondadori, 2004) "È stato il figlio" (Mondadori, 2005, finalista al premio Viareggio e vincitore del SuperVittorini e del SuperComisso). "Palermo è una cipolla" (Laterza, 2005) "1982 - Memorie di un giovane vecchio" (Laterza, 2007) "La mossa del matto affogato"(Mondadori, 2008, premio Pisa). "L'arte di Annacarsi - Un viaggio in Sicilia" (Laterza, 2010) "Tempo Niente" (Laterza, 2011) "Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere)" (Laterza, 2012) "Il primo amore non si scorda mai, anche volendo" (Laterza, 2013) Per il teatro: "Repertorio dei pazzi della città di Palermo", "Centro divagazioni notturne" e il libretto dell'opera "Ellis Island", per le musiche di Giovanni Sollima. I suoi libri sono tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo, svedese e olandese.

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