La sanzione sociale, la rivoluzione culturale degli imprenditori partita dalla Sicilia

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Luigi Zingales nell’editoriale sul Sole24ore, “La Sanzione sociale, la vera cura per l’Italia”, ha citato l’esperienza di Confindustria Sicilia in relazione alle iniziative intraprese nel 2006/2007 sul pizzo (ed aggiungo sulle collusioni tra impresa e mafia )!

Zingales dice: “per eliminare la corruzione non basta rottamare una classe politica. Non basta neppure cambiarne il Dna. Per eliminare la corruzione è necessario sradicare la cultura che la sostiene.”

Da qui occorre partire! E’ quello che ( tra successi e limiti ) abbiamo fatto in sicilia nel 2007 con il nostro codice etico, in una stagione che vedeva il sistema confindustriale siciliano provato e delegittimato da indagini giudiziarie che avevano colpito alcuni esponenti del mondo industriale !

Avevo da pochi mesi assunto il ruolo di presidente della Confindustria Sicilia e decisi con altri colleghi, ( tra tutti Antonello Montante ) di varare una significativa integrazione del nostro codice etico.

Da quel primo settembre i nostri colleghi furono obbligati a denunciare le richieste di pizzo, pena l’espulsione da Confindustria.

Gli imprenditori collusi con la mafia vennero comunque espulsi ( per la gravità dei fatti) !

Quel giorno a Caltanissetta, parlai davanti ai miei colleghi ed alla stampa di “Sanzione sociale” .

Il nostro mondo e’ cambiato, la sanzione sociale ha convinto tanti imprenditori a scegliere le regole ed il mercato e non le collusioni ed il quieto vivere!

Una piccola ma importante rivoluzione culturale.

Ivan Lo Bello

Vice Presidente nazionale di Confindustria

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