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L’Aula Consiliare di Nardò intitolata a Renata Fonte, vittima di mafia

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Ci sono state tante occasioni, pubbliche e private per ricordare Renata Fonte, una donna coraggiosa, una mamma premurosa, una amministratrice pubblica libera e onesta.

La ricordiamo ogni anno il 31 marzo, giorno in cui fu uccisa dalla mafia nella sua Nardò, pagando il prezzo estremo per aver voluto salvare l’area del parco di Porto Selvaggio dalle speculazioni edilizie.

Renata in realtà è un modello quotidiano per me e per tanti amministratori pubblici e servitori dello Stato.

Sono davvero contento che finalmente da martedì, a distanza di quasi 33 anni, l’Aula Consiliare di Nardò porti il suo nome.

Faccio i complimenti al Sindaco Pippi Mellone che ha mantenuto l’impegno preso e stringo come sempre in un abbraccio fraterno Sabrina e Viviana che mantengono vivo il ricordo della loro mamma con forza e dolcezza.

Michele Emiliano

Michele Emiliano (Bari, 23 luglio 1959) è un magistrato e politico italiano, sindaco di Bari dal 2004. Figlio di un calciatore professionista e in seguito piccolo imprenditore, si trasferisce con la famiglia dal 1962 al 1968 a Bologna, per poi rientrare a Bari, dove da ragazzo si dedica soprattutto alla pallacanestro. Si laurea in giurisprudenza nel 1983 e per un periodo lavora come praticante nello studio di un avvocato. Nel 1988 sposa l'attuale moglie, Elena, da cui ha tre figli: Giovanni, Francesca e Pietro.

One comment

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    Anna

    5 Gennaio 2017 - 10:02

    Pregiatissimo Dott. Emiliano,
    uno sguardo agli atti di quegli anni potrebbero essere d’aiuto nel ricostruire una vicenda che nel tempo si è alimentata di ricordi affettuosissimi, quali possono essere quelli di due figlie alle quali è stata ferocemente portata via la Mamma, ma purtroppo in modo molto impreciso.

    Renata Fonte era una donna onesta, intelligente, appassionata e certamente nella sua attività politica ha dato un contributo di civiltà, impegno, esempio. L’intitolazione dell’Aula è un gesto importante, significativo e giusto. Ma l’esito delle indagini, mi pare, abbia escluso qualsiasi connessione tra l’omicidio e Portoselvaggio. Portoselvaggio divenne Parco regionale nel 1980, a seguito di un movimento popolare, iniziato nel 1978, animato da un’associazione ambientalista, alcuni politici locali e la cittadinanza di Nardò che protestarono uniti con passione, forse un caso unico nella storia almeno recente di Nardò, partecipando nelle piazze e assistendo alle riunioni del Consiglio comunale in quel periodo, nelle quali la volontà del monocolore democristiano fu ostacolata da riunioni consiliari-fiume (finanche duravano la notte intera) nel corso dei quali i consiglieri delle opposizioni con passione e convinzione praticarono l’ostruzionismo che impedì la delibera in favore delle lottizzazioni. Tra questi Renata Fonte non c’era, non so se vivesse già a Nardò. Successivamente la difesa del Parco (peraltro mai più effettivamente in pericolo), se e quando necessaria, continuò ad essere svolta dai medesimi protagonisti della prima battaglia. Non credo si sia mai acclarato come e quando la signora Fonte si sia opposta a una qualsiasi lottizzazione. Non vi sono fatti, non vi sono documenti, ( o se vi sono, dove? Quali?) ma solo ipotesi giornalistiche a cui è seguita la distorsione di una pagina di storia locale. Un po’ di onestà intellettuale, sopratutto da parte di persone che dedicano la propria vita allo studio ed alla cultura, sarebbe apprezzabile. Tempo fa anche un eminente Docente neretino si espresse in questo senso. Nel 1984 io c’ero ed anche nel 1978, (ho un po’ di anni in più del nostro Sindaco) quindi ricordo quel periodo e alcuni di quei cittadini, che oggi non ci sono più, e che in prima persona attivamente e fattivamente si impegnarono per la salvaguardia di Portoselvaggio andrebbero, loro si, ricordati per quell’ impegno in favore del Parco. Credo, in tutta sincerità, che non si renda onore alla memoria di una persona, per quanto limpida ed esemplare sia stata la sua vita (e quella della signora Fonte certamente lo è stata), attribuendole meriti che non ha. Forse, il “silenzio” verso l’episodio, stigmatizzato dalle signore Matrangola, è da intendersi più una forma di delicatezza verso l’enorme tragedia da loro vissuta da ragazzine anziché la volontà di rimuovere (e perché mai, poi?) il dolorosissimo episodio che colpì tutti noi per la ferocia e l’indicibile sgomento per l’assassinio di una Donna, Madre, Moglie.“

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